Opere d’arte e sincronie illuminanti
Avete presente come appare un paesaggio visto col binocolo? Di uno spazio immenso, sterminato, ricco di elementi diversi, ne vediamo una parte infinitesima, enormemente ingrandita.

Riusciamo così a scoprire tantissimo di un punto specifico, ma perdiamo completamente lo sguardo d’insieme. Il punto osservato appare decontestualizzato, slegato dal tutto, tanto che potremmo farcene un’idea lontana dalla realtà. Se per esempio guardiamo l’unica oasi in un deserto potremmo credere di trovarci di fronte a una foresta, quando invece stiamo guardando l’eccezione.

Ma perché vi sto raccontando tutto questo? Beh, perché somiglia molto al modo in cui si studia la storia dell’arte.
Prendiamo l’Impressionismo: in pratica la nostra attenzione si concentra tutta solo su uno sparuto gruppetto di artisti di un quartiere parigino, come se nel resto della città, della nazione, del continente e del mondo intero, non accadesse più nulla. Ma gli anni’70 dell’Ottocento sono diventati l’età dell’Impressionismo solo per gli storici e tanto tempo dopo.

Édouard Manet, Monet dipinge nella sua barca-studio, 1874, olio su tela, cm 81×100, Neue Pinakothek, Monaco di Baviera
Se volessimo allargare lo sguardo a tutto ciò che venne prodotto nel 1874, anno della fatidica prima mostra impressionista, scopriremmo che quegli artisti erano completamente fuori dal contesto (infatti la mostra suscitò feroci polemiche) e anche se successivamente la critica ha esaltato quel gruppo per aver “rinnovato” l’arte dell’Ottocento, resta il fatto che questo ci porta a ignorare fior di artisti che semplicemente appartenevano alla loro epoca.
Facciamo subito qualche esempio. Iniziamo dai francesi non impressionisti. Il dipinto sottostante è di Léon Augustin Lhermitte (1844-1925) un pittore che ebbe riconoscimenti internazionali e numerosi premi. Si tratta di una scena di vita dei campi, un genere che solitamente viene studiato a metà dell’Ottocento, con Courbet e Millet. Ma quel verismo continuò ad essere vivo per decenni e Lhermitte ne fu un grande interprete tanto da essere ricordato come “pittore dei mietitori”.

Léon Augustin Lhermitte, La mietitura, 1874, olio su tela, cm 122×205, Musée des Beaux-Arts de Carcassonne
A proposito, anche Gustave Courbet (1819-1877) continuava a dipingere. Questa è la sua vista del “Lago Lemano” del 1874.

Gustave Courbt, Lago Lemano, 1874, olio su tela, Collezione privata
E questa è una scena di vita dei campi di Jean-François Millet (1814-1875) dipinta nel 1874.

Jean-François Millet, Covoni, autunno, 1874, olio su tela, cm 85×110, MET, New York
Ebbe successo e riconoscimento anche Émile Munier (1840-1895), allievo di Bouguereau specializzato in ritratti di bambini. La sua “Giovane ragazza italiana” è un esempio del suo talento nella resa dell’espressione e dei dettagli.

Émile Munier, Giovane ragazza italiana, 1874, olio su tela, cm 60×49, Rehs Galleries, Inc., New York
E visto che abbiamo citato William-Adolphe Bouguereau (1825-1905), vediamo cosa ha realizzato nel 1874. Tra le varie tele ho scelto “Omero e la sua guida”, un tipico esempio di dipinto a tema storico-mitologico di gusto neoclassico che esalta la virtù degli antichi.

William-Adolphe Bouguereau, Omero e la sua guida, 1874, olio su tela, cm 82×56, Milwaukee Art Museum
È francese anche Rosa Bonheur (1822-1899) la grande pittrice di animali, prima donna a ricevere la Legion d’Onore. Del 1874 è un bell’esemplare di “Leonessa a riposo”. Va ricordato che l’artista dipingeva tutti gli animali dal vero, ritratti nel parco che aveva fatto realizzare attorno al suo castello.

Rosa Bonheur, Leonessa a riposo, 1874, olio su tela, cm 54×63, Collezione privata
L’accademico e orientalista Gabriel Ferrier (1847-1914) dipinge nel 1874 “Sogni di luna piena”, una visione esotica vagamente inquietante.

Gabriel Ferrier, Sogni di Luna piena, 1874
Più vicino ai temi impressionisti è James Tissot (1836-1902), un allievo del neoclassico Jean-Auguste-Dominique Ingres. Ed è proprio la sua formazione che lo porta a dipingere le scene di svago della borghesia con una tecnica nitida ed elegante, lontana dalle pennellate rapide degli Impressionisti. Un esempio è “Il ballo sul ponte della nave”, sempre del 1874, che raffigura una regata estiva presso l’isola di Wight.

James Tissot, Il ballo sul ponte della nave, 1874, olio su tela, cm 84×129, Tate Britain, Londra
Visto che ci siamo spostati nel Regno Unito, vediamo cosa accade. Qui troviamo Elizabeth Thompson (1846-1933) una pittrice di grande successo appassionata di scene di battaglia (ebbene sì… le donne praticavano gli stessi generi degli uomini). Il suo capolavoro, uno dei dipinti britannici più noti del XIX secolo, è proprio del 1874 e si intitola “Chiamata dell’appello dopo uno scontro, Crimea“.

Elizabeth Thompson, Chiamata dell’appello dopo uno scontro, Crimea, 1874, olio su tela, cm 93×183, National Army Museum, Londra
Nello stesso anno l’irlandese John O’Connor (1830-1889) dipinge una veduta del “Victoria Embankment” di Londra da poco completato, con la cupola di Saint Paul sullo sfondo e una donna col parasole che si gode la marcia militare.

John O’Connor, Embankment, 1874, olio su tela, cm 92×142, London Museum
Nel frattempo erano attivi anche i preraffaelliti. Quest’immagine è “Rosa Triplex” di Dante Gabriel Rossetti (1828-1882), una tipica opera della confraternita fondata in Inghilterra nel 1848.

Dante Gabriel Rossetti, Rosa triplex, 1874, acquerello su carta, cm 77×88, Collezione privata
Adesso spostiamoci nell’impero russo. Qui Vasilij Polenov (1844-1927), pittore ufficiale presso lo stato maggiore dell’erede al trono, dipinge nel 1874 “Il diritto del padrone”, un’opera che raffigura la presunta tradizione dello ius primae noctis.

Vasilij Polenov, Il diritto del padrone, 1874, olio su tela, cm 120×174, Galleria Statale Tretyakov, Mosca
Vladimir Makovskij (1846-1920) illustra invece una coppia di filantropi che fanno visita a una famiglia povera.

Vladimir Makovskij, Visita ai poveri, i filantropi o La visita, 1874, olio su tela, cm 69×96, Galleria Statale Tretyakov, Mosca
Si occupa di diseredati anche uno dei maggiori pittori russi dell’Ottocento, Ilya Efimovich Repin (1844-1930), con una piccola pescatrice dipinta nel 1874.

Ilya Repin, Pescatrice, 1874, olio su tela, cm 74×50, Irkutsk Regional Art Museum
Contemporaneamente Ivan Konstantinovič Ajvazovskij (1817-1900) dipinge una delle sue suggestive marine dedicata alla laguna di Venezia.

Ivan Konstantinovič Ajvazovskij, Venezia, 1874, olio su tela, cm 130×170, Dolmabahçe Palace, Istanbul
E i pittori italiani? Cosa dipingono nel 1874? Iniziamo da Giuseppe De Nittis (1846-1884). Anche se si tratta di un artista pugliese, gran parte delle sue opere sono ambientate a Parigi, dove si era trasferito già dal 1867. In “Che freddo!” del 1874 raffigura un gruppo di parigine in pieno inverno, che affrontano raffiche di vento gelido nei loro abiti eleganti.

Giuseppe De Nittis, Che freddo!, 1874, olio su tela, cm 54×73, Civiche raccolte d’arte applicata, Milano
Nella stessa città e nello stesso anno Giovanni Boldini (1842-1831) ritrae Berthe, la sua modella e amante, che esce per una passeggiata.

Giovanni Boldini, Berthe che esce per una passeggiata, 1874, olio su tavola, cm 56×40, Collezione privata
Intanto a Firenze Giovanni Fattori (1825-1908) dipinge “Carrozza aperta alle Cascine”, su una delle sue consuete tavolette di legno dal formato orizzontale.

Giovanni Fattori, Carrozza aperta alle Cascine, 1874-1875, olio su tavola, cm 12×37, Collezione privata
Telemaco Signorini (1835-1901) realizza invece “Pescivendole a Lerici”.

Telemaco Signorini, Pescivendole a Lerici, 1874, olio su tavola, cm 16×26, Galleria Nazionale di Arte Moderna, Roma
A Napoli Antonio Mancini (1852–1930) raffigura uno “Scugnizzo con salvadanaio”.

Antonio Mancini, Scugnizzo con salvadanaio, 1874, olio su tela, cm 64×51, Collezione privata
In Sicilia Francesco Lojacono (1838-1915) dipinge la vista di “Palermo e Monte Pellegrino”.

Francesco Lojacono, Palermo e Monte Pellegrino, 1874, Novosibirsk State Fine Arts Museum
Si trova in Sicilia per il suo Grand Tour anche John Ruskin (1819-1900). Qui raffigura l’Etna all’alba con un veloce acquerello prodotto a Taormina.

John Ruskin, Etna da Taormina, 1874, acquerello
A proposito di viaggi, nel 1874 il pittore bavarese Carl Haag (1820-1915) è in Egitto, dove ritrae la Grande Sfinge di Giza in fase di disseppellimento.

Carl Haag, La Sfinge con la Piramide di Micerino, 1874
In Spagna Pere Borrell del Caso (1835-1910) dipinge “Fuggendo dalla critica”, un capolavoro di illusionismo con un ragazzino trompe l’oeil che scavalca la cornice del quadro. Tra parentesi: se vi interessa questo genere qui trovate un’intera raccolta di personaggi e oggetti che sembrano fuoriuscire dal quadro.

Pere Borrell del Caso, Sfuggendo dalla critica, 1874, olio su tela, cm 75,7×61, Colección Banco de España, Madrid
Negli Stati Uniti Winslow Homer (1836-1910) racconta le giornate delle americane sulla spiaggia.

Winslow Homer, East Hampton Beach, Long Island, 1874, The National Gallery of Art, Washington DC
Albert Bierstadt (1830-1902) è invece impegnato a raffigurare i grandi paesaggi americani e in particolare il fiume Hudson con immense opere che cercano di dare una visione pacifica dello scontro tra i colonizzatori e gli indigeni.

Albert Bierstadt, La scoperta del fiume Hudson, 1874, olio su tela, cm 184×304, United States House of Representatives, Washington DC
Intanto in Giappone il maestro di ukiyo-e Tsukioka Yoshitoshi (1839-1892) realizza “La battaglia del santuario Sannō al tempio Tōeizan”, una scena raccapricciante appartenente a un filone artistico che si compiaceva di sangue e crudeltà.

Tsukioka Yoshitoshi, La battaglia del santuyario Sannō al tempio Tōeizan, 1874, xilografia a colori su carta, cm 34×69, Fine Arts Museums of San Francisco
In India il prolifico ritrattista Raja Ravi Varma (1848-1906) dipinge “Una ragazza tamil che suona lo swarbat”, un’opera che venne donata dal Maharaja di Travancore al Principe del Galles, futuro re Edoardo VII, durante il suo viaggio in India del 1875.

Raja Ravi Varma, Ragazza tamil che suona lo swarbat, copia dell’originale del 1874, olio su tela, cm 88×71, Collezione privata
Tutto questo non sembra lontano anni luce dall’Impressionismo? E non trovate illuminanti queste sincronie? Mentre Monet & co. si dedicavano alla vita della borghesia francese, infinite altre storie – non meno interessanti – venivano scritte in ogni angolo del mondo. Immagini capaci di svelare, attraverso i soggetti scelti, situazioni sociali e storiche completamente diverse da quelle della Belle Époque parigina.

Claude Monet, Barca a vela a Petit-Gennevilliers, 1874, olio su tela, cm 56×74, Collezione privata
Questo mi fa pensare al modo in cui ragioniamo anche su altri fenomeni: spesso osserviamo il mondo con il binocolo e creiamo attorno a quella vista una bolla separata dalla realtà. Crediamo che certe situazioni, certe emergenze, siano gigantesche, ma se allarghiamo lo sguardo possiamo scoprire la loro reale dimensione, spesso del tutto marginale.



Grazie, Emanuela. Un allargamento dei confini o della visione che ci vuole per evitare di cadere nella facile trappola dell’omoogazione. Ciao
Grazie, caro Ugo!
Che bell’articolo! Il 1874 è anche l’anno in cui la tridimensionlità entra nella chimica con van’t Hoff e Le Bell, tutti e due a Parigi
Un taglio di ricerca originale che svicola dal contesto di una corrente, l’impressionismo, per sincronizzarsi con altri modi di dipingere e di vedere spazi , contenuti e tecniche diverse che valorizzano la creatività degli artisti. Che brava Emanuela! Attenzione agli occhi…
Me lo sono proprio gustato questo articolo. Grazie e ancora grazie. E Buona festa dell’Epifania.
Proponi sempre qualcosa di nuovo su cui riflettere, grazie del continuo stimolo e nutrimento! E buon 2026, tutto il meglio.
Come cominciare un nuovo anno in bellezza! Grazie, Emanuela.
Grazie a te, Anna carissima!
Molto interessante e vero. Come compositore classico constato spesso che musiche estremamente diverse sono state scritte proprio negli stessi anni, e che un’evoluzione a cui noi pensiamo come se fosse stata lineare non lo è stata: Sibelius e Rachmaninov componevano ancora come nell’Ottocento nel 1940, mentre Satie usciva già dalla tonalità nel 1891. E poi è incredibile anche vedere come ogni nazione abbia le proprie “storie della musica” parallele: autori considerati importantissimi in un Paese sono a volte sconosciuti in un altro…
Trovo tutto questo estremamente intrigante – in qualsiasi ambito artistico – oltre che molto utile a livello didattico, perché scardina quelle etichette e quei blocchi monolitici con cui, per facilità, racchiudiamo pezzi di storia umana.
eh, cara Emanuela… ogni volta che vedo che finalmente c’è un tuo nuovo articolo mi precipito a leggerlo e non rimango mai deluso. Grazie soprattutto per gli spunti di riflessione che inevitabilmente provochi. Sereno e prospero anno nuovo!!!
Ti ringrazio, Stefano. È un piacere!
Bellissimo articolo, direi una filosofia dell’arte.
Grazie per l’apprezzamento!
Meravigliosa raccolta. Grazie
Grazie mille, Carola.