Gli scacchi di Sofonisba

Da quando ho scritto di quel dipinto per la prima volta, mi ero sempre ripromessa di approfondirne un certo dettaglio ma poi, presa da altre mille cose, non l’avevo mai fatto. Adesso però è venuto il momento di indagarlo con la lente d’ingrandimento!

Sto parlando del magnifico dipinto del 1555 La partita a scacchi di Sofonisba Anguissola, un minuzioso ritratto di gruppo che è anche una vivace scena di genere, che è anche una preziosa natura morta, che è anche un delicato paesaggio collinare.

Sofonisba Anguissola, La partita a scacchi, 1555, olio e tempera su tela, cm 72×97, Museo Nazionale, Poznań (Polonia)

Ma chi era questa pittrice dal nome così curioso? Si tratta di un’importante ritrattista nata a Cremona nel 1532. Studiò pittura in due diverse botteghe grazie all’interessamento del padre che per lei e le sue cinque sorelle minori (aveva anche un fratello) volle un’istruzione completa. Iniziò la carriera di ritrattista negli anni Cinquanta dipingendo soprattutto i familiari in pose naturali e vivaci.

Sofonisba Anguissola, Ritratto di gruppo con il padre dell’artista, il fratello e una sorella, 1559, olio su tela, cm 157×122, Nivaagaard Museum, Niva (Danimarca)

Contemporaneamente iniziò a realizzare anche tanti autoritratti.

In quello davanti al cavalletto Sofonisba ha raffigurato se stessa intenta a dipingere una Madonna col Bambino creando uno straordinario quadro nel quadro. C’è una grande morbidezza delle forme ma anche una straordinaria cura per i dettagli: dalla tavolozza sporca di colore alle spatoline da pittura, dalla retina per capelli all’increspatura del colletto.

Sofonisba Anguissola, Autoritratto al cavalletto, 1556, olio su tela, cm 66×57, Castello di Łańcut (Polonia)

È un modo per affermare la sua crescente fama di pittrice, una fama che nel 1559 la portò fino alla corte spagnola di Filippo II dove dipinse i ritratti della famiglia reale. A Madrid, tra i tanti, ha raffigurato il giovane Alessandro Farnese, futuro duca di Parma e Piacenza. In questo caso ha usato un tono più austero rispetto al linguaggio dei ritratti familiari. Lo sguardo del giovane è sicuro e diretto mentre si sistema un guanto ed esibisce il prezioso abito ricamato. 

Sofonisba Anguissola, Ritratto di Alessandro Farnese, 1560, olio su tela, cm 107×79, Galleria Nazionale d’Irlanda, Dublino

Nel 1573 Sofonisba sposò Fabrizio Moncada, fratello del Vicerè di Sicilia, e si trasferì nel palazzo dei Moncada a Paternò, in provincia di Catania. Rimasta vedova nel 1578, si risposò l’anno dopo con il nobile Orazio Lomellini e si trasferì con lui a Genova, dove visse per 35 anni. Nel 1615, più che ottantenne, fece ritorno a Palermo dove continuò a dipingere nonostante avesse perso quasi del tutto la vista.

Si spense nel 1625, a 93 anni (la sua tomba si trova nella chiesa palermitana di San Giorgio dei Genovesi) dopo aver raggiunto un’enorme fama anche tra gli artisti suoi contemporanei.

Pare che Caravaggio, per il suo Ragazzo morso da un ramarro (dipinto in due versioni nel 1595 e nel 1596), si sia ispirato a un disegno di Sofonisba del 1554 che ritrae il fratello Asdrubale colto con una smorfia di dolore mentre viene morso da un gambero.

Il fiammingo Antoon van Dyck la ammirava talmente che, appena venticinquenne, andò a trovarla a Palermo, nel 1624 (un anno prima della morte della pittrice) tracciandone un ritratto sul suo taccuino, ripreso poi a olio…

… e raffigurando Sofonisba l’anno dopo, sul letto di morte.

Antoon van Dyck, Sofonisba Anguissola sul letto di morte, 1625, olio su tela, Palazzo reale, Torino

Si narra che Van Dyck abbia successivamente dichiarato di aver imparato più da quella conversazione che dallo studio di tanti altri maestri.

Ma torniamo alla Partita a scacchi di cui parlavo all’inizio. È un dipinto che fu apprezzato molto anche da Giorgio Vasari che lo vide anni dopo andando in visita presso la famiglia Anguissola a Cremona. Così ricorda la tela all’interno delle sue Vite: «Dico di aver veduto quest’anno in Cremona, in casa di suo padre e in un quadro fatto con molta diligenza, ritrarre tre sue sorelle, in atto di giocare a scacchi, e con esse loro una vecchia donna di casa, con tanta diligenza e prontezza, che paiono vive, e che non manchi loro altro che la parola».

Le sorelle a cui fa riferimento Vasari sono la terzogenita Lucia a sinistra, colta mentre fa la sua mossa, la quartogenita Minerva sul lato opposto, che alza la mano rivolgendosi all’avversaria, e la piccola Europa, la quintogenita, che sorride guardando Minerva, mentre un’anziana governante, sul bordo destro, osserva la scena.

Il ritratto è particolarmente originale non solo perché le ragazze, nonostante gli abiti preziosi indossati appositamente, sono raffigurate con espressioni molto spontanee (è rarissimo vedere in quest’epoca un personaggio che ride mostrando i denti) ma anche perché raffigura un momento di vita quotidiana, un genere che all’epoca era già in uso nell’arte del nord Europa ma non in Italia. Alla morbidezza delle figure si accompagna uno sfondo ricco di dettagli in prospettiva aerea, alla maniera di Leonardo, che dà grande profondità alla scena. 

Orgogliosa di questo capolavoro Sofonisba l’ha firmato lungo il bordo della scacchiera apponendo queste parole SOPHONISBA ANGUSSOLA VIRGO AMILCARIS FILIA EX VERA EFIGIE TRES SUAS SORORES ET ANCILAM PINXIT MDLV (cioè Sofonisba Anguissola, vergine, figlia di Amilcare, dipinse dal vero le sue tre sorelle e una serva. 1555).

Ma nessuno di questi è il dettaglio che volevo indagare. Quello che più mi intriga, infatti, è la scacchiera con i suoi pezzi, un vero concentrato di sorprese adagiato sopra un prezioso tappeto anatolico. Al contrario, non sorprende che le ragazze si intrattengano con gli scacchi: la loro pratica, nata in tempi antichi probabilmente per simulare uno scontro armato, era considerata un esercizio intellettuale molto educativo al quale, evidentemente, papà Anguissola teneva molto.

La prima particolarità che si può notare è che la scacchiera (che presenta la normale configurazione di 8 caselle quadrate per lato) è ruotata di 90° rispetto allo standard attuale. Nell’angolo in basso a destra sul lato delle giocatrici, infatti, si può osservare che c’è una casa nera invece che bianca. Non si tratta però di una svista della pittrice: compare anche in altri dipinti dell’epoca, a dimostrazione che l’orientamento della scacchiera non aveva ancora una regola fissa (in altri dipinti, infatti, si può osservare l’altro orientamento).

Giulio Campi, Il gioco degli scacchi, 1530-1532

Paris Bordone, Due giocatori di scacchi, 1545

Hans Muelich, Il duca Alberto V di Bavaria e sua moglie Anna d’Austria mentre giocano a scacchi, 1552-1555, miniatura su vellum, cm 20×15

Anche la disposizione dei pezzi è realistica, sebbene anomala secondo la prassi attuale (è rappresentato un finale di partita in cui entrambe le giocatrici hanno insolitamente pochissimi pedoni). Nella ricostruzione sottostante con la scacchiera ruotata (dove è stato omesso il re bianco perché non se ne conosce l’esatta posizione, nascosta dalla mano di Lucia) si direbbe che la partita sia praticamente conclusa: la donna bianca che Lucia starebbe per muovere, protetta dall’alfiere, non consente vie di fuga al re nero e dunque è scacco matto.

Ricostruzione partita con scacchiera ruotata. Autore Mrkhlopov, da Wikimedia Commons

Questo potrebbe spiegare la mano alzata di Minerva: un gesto di sorpresa per aver scoperto di essere stata battuta, a cui fa da contrappunto la risata della sorellina Europa e il leggero sorriso di Lucia, che guarda verso l’osservatore con fierezza, a ribadire la sua superiorità tattica.

Ancora più interessante è la forma dei pezzi. Si tratta di scacchi tardorinascimentali piuttosto diversi da quelli attuali: i pedoni hanno un curioso cappuccio conico, gli alfieri hanno abiti femminili e le torri hanno la forma di una ghianda (collegata forse all’albero di quercia dietro le sorelle?).

I pezzi sono stati ricostruiti dal collezionista tedesco Andreas Witticke con l’aiuto di un tornitore e uno scultore. 

Si tratta di pezzi pre-Staunton, cioè realizzati prima del 1849, anno in cui in Inghilterra fu introdotto lo standard attuale progettato da Nathaniel Cook e promosso dal campione di scacchi Howard Staunton, da cui prese il nome.
I pezzi precedenti, inclusi quelli raffigurati da Sofonisba, ingeneravano confusione perché erano diversi in ogni area geografica e spesso le figure si somigliavano tra loro. Ecco alcuni esempi a partire dai famosi
scacchi medievali di Lewis fino a esemplari post-Staunton, tra i set più eleganti e fantasiosi (ma anche più difficili da usare).

In verità anche gli scacchi Staunton (quelli che vedete qui sotto) rivelano l’ambiente e la società in cui sono nati: quella degli architetti londinesi del primo Ottocento, imbevuti di cultura classica. I pezzi, infatti, mostrano eleganti modanature tornite e fanno riferimento a personaggi della società vittoriana: l’alfiere è un vescovo con la mitra in testa, il re e la regina si differenziano per la corona, la torre ha linee monumentali e pulite, il pedone esibisce il pomello di un elegante balcone e il cavallo è ripreso da quelli del Partenone esposti al British Museum.

Naturalmente anche dopo la diffusione dello standard sono nati altri set piuttosto originali, creazioni di design come quelli del Bauhaus ideati da Josef Hartwig nel 1923 in cui la forma dei pezzi suggerisce la loro possibilità di movimento, o quelli di Man Ray del 1926 con solidi geometrici o anche quelli del designer italiano Gianfranco Frattini del 1972, che sono puri cilindri cromati di altezze diverse.
Senz’altro molto raffinati, ma accomunati dal non trascurabile difetto di non poter riconoscere il pezzo che si tiene in mano…

A confronto, gli scacchi di Sofonisba sono pezzi perfettamente identificabili, adatti a campionati internazionali! Di sicuro erano piccoli oggetti di valore realizzati a mano, anche se non unici nel loro genere. 

Non ci è dato sapere se Minerva sia riuscita ad avere la rivincita su Lucia e nemmeno se la piccola Europa sia diventata più brava delle sorelle. Ma è bello ammirare ancora, a distanza di quasi cinque secoli, quelle figurine mosse sulla scacchiera da mani attente e le emozioni che un gioco antico ha impresso per sempre su quei giovani volti.

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4 risposte

  1. Ste ha detto:

    Forse Minerva sta proponendo la patta e per questo Europa ride.

  2. Remo Macrì ha detto:

    Grazie per la ricca descrizione. Veramente interessante.

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