Alle origini del fotocollage
Ecco, lo sapevo! Dopo il frottage – di cui vi ho parlato nell’ultimo articolo – scopro che anche il fotocollage, cioè il montaggio di elementi fotografici su sfondi dipinti, non è un’invenzione delle Avanguardie del primo Novecento, bensì un passatempo aristocratico femminile dell’Inghilterra vittoriana, nato intorno al 1860.

Autore sconosciuto, Donna in un negozio di giocattoli, 1880-1890
Le composizioni stravaganti create con questa originale tecnica artistica consistono solitamente nell’inserimento di figure umane in luoghi più o meno fantastici o nell’applicazione di teste di donne e di uomini su corpi di animali.

Kate Edith Gough, Which is which, 1870, fotocollage, Victoria & Albert Museum, Londra
Queste immagini, spesso realizzate in forma di album, rivelano la vasta cultura visiva delle loro creatrici, l’abile manualità e una divertita ironia che anticipa di sessant’anni gli accostamenti spiazzanti del Dada e del Surrealismo.

Kate Edith Gough, Anatre, ca. 1870, fotocollage, cm 23×16, Victoria & Albert Museum, Londra
I primi esperimenti, ovviamente, non erano particolarmente fantasiosi poiché si basavano più che altro sull’unione delle foto di più individui per creare una sorta di ritratto di gruppo. Tuttavia non mancano decorazioni dipinte e anche una certa freschezza compositiva, con piedi e gonne che rompono i margini dello spazio assegnato per invadere altre foto o uscire dalla cornice.

Frances Elizabeth, Viscountess Jocelyn, Forma a diamante con nove ritratti in studio della famiglia Palmerston e cornice dipinta di fiori di ciliegio, 1860
L’assemblaggio poteva anche avvenire dentro una ruota circolare o all’interno di strutture geometriche più complesse.

Viscount Jocelyn, Struttura circolare contenente cinque ritratti fotografici in studio e due navi, ca. 1860

Marie-Blanche Hennelle Fournier, Pagina dell’Album di Madame B, 1870-1880, Art Institute of Chicago
Ma le composizioni che mi interessano di più sono quelle in cui le persone fotografate sono calate in luoghi fantastici attraverso repentini cambi di scala e accostamenti improbabili come in questo fotocollage con un bambino e una bambina tra felci e funghi giganti.

Kate Edith Gough, Fotocollage, ca. 1870, Victoria & Albert Museum, Londra
Non vi sarà sfuggita un’aria di famiglia con le avventure di Alice nel paese delle meraviglie… Sebbene non si tratti di una citazione diretta, il legame concettuale esiste, eccome! Non è un caso, infatti, che il romanzo di Lewis Carroll sia uscito nel 1865, esattamente nel periodo d’oro del fotocollage. Entrambi i mondi, quello letterario e quello artistico, testimoniano che, sotto la facciata severa e conformista dell’Inghilterra ottocentesca, si muoveva una corrente sotterranea di straordinaria fantasia, ironia sovversiva e surrealismo precoce.

Maria Harriet Elizabeth Cator, Fotocollage, 1866-1877
Non mancano esempi di umorismo nero, come questa illustrazione ispirata alla fiaba di Barbablù con sette teste decapitate e appese al muro dentro una stanza tratteggiata con inchiostro.

Autore sconosciuto, Donna in una stanza con teste appese, 1880-1890, Getty Museum, Los Angeles
Con lo stesso stile è stato realizzato uno spiritoso fotocollage nel quale le foto sono state ritagliate come se fossero busti di marmo nello studio di uno scultore.

Autore sconosciuto, Studio di uno scultore, 1880-1890
Accanto a queste composizioni vagamente oniriche trovavano posto tante simpatiche ricostruzioni familiari in mezzo alla natura o dentro salotti immaginari.

Constance Sackville-West, Fotocollage dall’album Sackville-West, 1867-1873

Mary Georgina Filmer, Fotocollage, 1860-1870

Alexandra, Principessa del Galles, Fotocollage, ca. 1866-1869
La nascita di questa moda si deve alla diffusione delle cartes de visite, ritratti fotografici di piccolo formato (circa 6×9 cm) incollati su cartoncino, ideati nel 1854 dal fotografo francese André Adolphe Eugène Disdéri. Gli scatti erano realizzati con una macchina dotata di più obiettivi che permetteva di impressionare più immagini sulla stessa lastra di vetro rendendo per la prima volta la fotografia alla portata di tutte le tasche.


André-Adolphe-Eugène Disdéri, Mrs. C. Howland, ca. 1860, stampa all’albumina e argento, 19.9 x 23.1 cm, National Gallery of Canada, Ottawa
Prese piede così la cartomania, l’usanza di scambiarsi queste specie di figurine usandole come biglietti da visita e di collezionarle. Probabilmente è a questa pratica che fa riferimento questo fotocollage con una mano che tiene cinque cartes de visite, come fossero carte da gioco.

Eva Macdonald, What are trumps?, 1868
In questa composizione l’associazione con le carte è ancora più esplicita.

Kate Edith Gough, Fotocollage, ca. 1870, Victoria & Albert Museum, Londra
L’abbondanza di queste immaginette ne ha eliminato ogni aura di preziosità portando così tante dame a divertirsi con forbici e acquerelli per creare i fotocollage.

Marie-Blanche-Hennelle Fournier, Fotocollage a farfalla, 1870
Tuttavia, non sempre si tratta di puri divertissement. Per le donne dell’alta società, accostare in un collage figure maschili e femminili era anche un modo discreto per flirtare senza esporsi.

Georgiana Louisa Berkeley, Fotocollage, 1866-1871
In altri casi, i fotocollage riescono a raggiungere vette di grande lirismo.

Kate Edith Gough, Fotocollage, ca. 1870, Victoria & Albert Museum, Londra
In poco tempo la tecnica si diffuse in Francia e venne praticata anche dagli stessi fotografi. È il caso di Juan Pedro Chabalgoity, un artista francese che aprì il suo studio di fotografia in Uruguay dedicandosi a fotocollage di sole teste su piccoli corpi dipinti.

Juan Pedro Chabalgoity, Fotocollage, ca. 1875
Con la fine dell’età vittoriana e del XIX secolo, anche la cartomania si esaurisce e con essa la stagione dell’album con ritagli di foto su disegni e acquerelli. Ma l’idea di far scontrare il mondo reale con quello pittorico riappare nel giro di pochi anni, con i primi esempi cubist di papier collé. Picasso e Braque, tuttavia, non usavano fotografie ma ritagli di giornale, biglietti del tram e altri materiali presi dalla vita quotidiana.

Pablo Picasso, Chitarra, 1913, tecnica mista, cm 66×49, MoMA, New York
Le fotografie integrate al disegno ricompaiono con i Dadaisti tedeschi come John Heartfield e Hannah Höch che, tra l’altro, coniarono il termine tecnico di “fotomontaggio“. Questi artisti sottrassero la tecnica al contesto privato e decorativo delle origini vittoriane per trasformarla in una potentissima arma di critica sociale, satira e propaganda politica. Heartfield però abolì ogni intervento pittorico mentre Höch mantenne spesso l’apporto libero del colore assieme al collage fotografico.

Hannah Höch, Il sogno della sua vita, 1925, tecnica mista, cm 29×22, MET, New York
Oggi il fotocollage che unisce fotografie di persone a sfondi dipinti alla maniera vittoriana è affiancato sia al collage puro composto di soli ritagli, sia all’operazione opposta: applicare personaggi dipinti su sfondi fotografati, come nei lavori di Halley Docherty.

L’effetto è altrettanto straniante, specialmente se c’è uno spostamento totale di contesto, come nei montaggi di Alexey Kondakov.

Personalmente mi ci sono divertita anch’io. Mi sono intrufolata in tanti dipinti per puro spirito goliardico.

Quello che non sapevo è che stavo riproducendo una pratica di circa 180 anni fa con strumenti diversi: al posto delle forbici e degli acquerelli ho usato lo scontorno di Photoshop e il montaggio su dipinti famosi. Cambiano gli strumenti, cambiano i risultati ma lo spirito che mi ha portato a giocare con le foto e la pittura non è cambiato: l’idea che le immagini siano una fonte infinita di piacere e di scoperta!




Bellissime idee sia artistiche che ironiche, credevo fossero solo recenti. Bellissima l’ultima complimenti! Penso di provare anch’io però con forbici, matite e stampe……
Grazie anche per tutti questi insegnamenti.
Ottima idea, Carla! E grazie per l’apprezzamento.
Meraviglioso post, mi ha fatto voglia di cimentarmi, gli ultimi quadri dove ti sei inserita sono irresistibili. Potrei chiederti come mai non si riesce più a lasciare un commento su fb?
Grazie delle innumerevoli cose belle che ci fai conoscere ❤️
Ciao Alessandra, grazie mille dell’apprezzamento!
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