Come si riconoscono i santi nei dipinti?

Davanti a una Natività o a un’Annunciazione non ci vuole un grande sforzo: chi siano i personaggi raffigurati è praticamente scontato.

Ma provate a indovinare chi sono le figure di un polittico medievale o di una Sacra Conversazione… Se non siete esperti di santi è un’impresa impossibile!

E tuttavia, se si conoscono i cosiddetti “attributi iconografici“, cioè gli elementi identificativi delle varie figure sacre (abbigliamento, fattezze del volto, oggetti tenuti in mano, animali che li accompagnano etc…) allora diventa tutto più semplice. Vediamo quelli più frequenti.

San Giovanni Battista è uno dei più rappresentati. Tiene in mano un lungo bastone terminante con una croce ed è vestito di pelli animali per ricordare la lunga penitenza condotta nel deserto. Il suo volto è emaciato e i capelli sono spettinati. Può avere sulle spalle un mantello rosso, simbolo di martirio. Un esempio è nel dipinto qui sopra. È il secondo da sinistra, riconoscibile proprio per gli elementi che abbiamo appena visto. Qui sotto altre versioni.

Il Battista, a differenza di altri santi, compare anche in altre fasi della sua vita: da bambino, quando gioca con Gesù, da adulto, quando battezza Cristo nel fiume Giordano, e persino da cadavere, con la testa mozzata dentro un vassoio o fluttuante per aria. In questi casi possono essere assenti alcuni degli attributi iconografici visti sopra ma possiamo riconoscerlo per la scena in sé.

Un altro personaggio molto frequente è San Francesco. Non è difficile identificarlo: è vestito con il saio marrone, ha una cordone alla vita e i capelli con la tonsura (cioè la rasatura della parte superiore della testa). Sulle mani può avere le stimmate e può tenere un teschio in mano se è raffigurato in meditazione. Anche San Francesco è presente nella Sacra Conversazione di Domenico Veneziano già vista sopra. È il primo da sinistra.

Quanto a San Sebastiano è uno dei santi più facili da individuare: è nudo, a parte un drappo sui fianchi, e ha il corpo trafitto da frecce. Quando non si trova all’interno di una sacra conversazione allora è sempre legato a un albero o a una colonna. Se è vestito tiene comunque una freccia in mano a ricordare il suo martirio. È uno dei personaggi del grande pantheon cristiano su cui si sono cimentati tutti i maggiori artisti.

San Pietro, invece, è generalmente anziano, con barba e capelli bianchi e un abbigliamento sontuoso. Si riconosce anche perché tiene in mano delle grosse chiavi, oppure un libro. Può comparire anche un gallo a ricordo della profezia che Gesù rivolse a Pietro: “Prima che il gallo canti, oggi mi rinnegherai tre volte“. Talvolta appare crocifisso a testa in giù, martirio che aveva scelto perché non si sentiva degno di morire come Cristo. In alcuni casi è abbigliato da pontefice ed è collocato sul trono.

È molto varia anche l’iconografia di San Girolamo. Monaco ed eremita, è rappresentato  sia in penitenza con una lunga barba bianca e petto nudo, assieme a un teschio, una clessidra e un libro, sia nello studio, mentre traduce la Bibbia in latino. In questo caso può portare abiti rossi cardinalizi e un cappello a falde larghe. A volte è accompagnato da un leone, animale che avrebbe reso docile togliendogli una spina dalla zampa. In altri casi si colpisce il petto con un sasso per fare penitenza.

Più facile è San Giorgio. È sempre un guerriero con corazza e nella maggior parte dei casi viene raffigurato mentre combatte a cavallo contro il drago che funestava il regno di Silene, in Cirenaica. Per uccidere il terribile mostro lo infilza con una lunga lancia. Nella scena a volte compare anche la principessa che ha salvato dalle grinfie della belva.

Nell’iconografia di San Lorenzo c’è un oggetto particolare: una graticola. Quando il santo non è rappresentato mentre viene arrostito sulla brace, disteso appunto sulla graticola, allora ne tiene una in mano, anche piccola, come simbolo del suo martirio. In questi casi è abbigliato da alto prelato e può avere in mano una foglia di palma, altro simbolo di martirio.

Anche Santo Stefano viene rappresentato durante la sua uccisione o con l’oggetto del martirio addosso. Nel suo caso la morte avvenne per lapidazione e dunque il suo principale attributo iconografico è costituito da uno o più sassi sul capo e a volte anche sul corpo. Ha sempre abiti preziosi da diacono e può tenere in mano un libro e la palma del martirio. I capelli possono essere tagliati con la tonsura monacale.

È piuttosto unico, invece, il caso di Santa Lucia il cui attributo iconografico non ha a che vedere con lo strumento del martirio. Raffigurata con due occhi su un piattino, oltre alla foglia di palma, sarebbe stata uccisa infatti con una pugnalata alla gola. Per questo può avere con sé anche una spada. La faccenda degli occhi risalirebbe ad alcune leggende secondo le quali le sarebbero stati cavati i bulbi oculari o li avrebbe strappati lei stessa. Ma molto più probabilmente è legata all’etimologia del suo nome (da lux, luce). Per lo stesso motivo a volte tiene in mano una coppa con il fuoco dentro, al posto del piattino con gli occhi.

L’iconografia di Santa Caterina d’Alessandria, invece, rispecchia il racconto del suo martirio. Condannata a morire sulla ruota dentata (supplizio che consisteva nella legatura del condannato sulla ruota posta in orizzontale e la rottura degli arti con colpi di mazza) questa si sarebbe rotta miracolosamente e la santa venne allora decapitata con una spada. Nelle sue rappresentazioni c’è sempre un pezzo di ruota, ma anche la foglia di palma e a volte la spada.

Santa Maria Maddalena può essere rappresentata in modi molto diversi: bella e sensuale prima della conversione, implorante in penitenza, disperata ai piedi della Croce e sorpresa di fronte all’apparizione di Cristo risorto (la famosa scena del “Noli me tangere“). Ma è forse l’iconografia della Maddalena penitente quella più intensa: nuda e coperta solo dei suoi capelli, o con gli abiti aperti e in disordine, esprime una profonda spiritualità. In questa versione può avere con sé un teschio (come memento mori) ma anche un vasetto di unguento con cui aveva profumato i piedi di Cristo.

Di santi ce ne sono ancora tantissimi, anche molto importanti e frequentemente ritratti. Ma a studiarli tutti poi si rischia di fare confusione.
Certo, Beato Angelico – che in questa porzione di predella del 1424 ne ha raffigurati ben sessantacinque – doveva ricordarsi bene tutte le differenze…

Ma forse, per imparare a leggere un’opera d’arte, non è così importante individuare ogni singolo elemento, quanto cogliere il significato d’insieme, le scelte pittoriche, la spazialità, la composizione e tutti quegli elementi stilistici con cui gli artisti di ogni tempo hanno saputo reinventare secolo dopo secolo sempre le stesse storie.

 

8 Risposte

  1. Sabina ha detto:

    GRAZIE, come sempre di grande interesse!!!
    ricambio con un link
    https://napolimonitor.it/un-santo-al-giorno/

  2. Luisa ha detto:

    Perfetto per Ognissanti.
    Potrebbe essere la prima puntata di una lunga serie, considerando il calendario…
    Interessante il repertorio degli autori scelti. Come sempre Emanuela una lezione magistrale.
    Grazie.

  3. Edoardo ha detto:

    Bellissimo post, sempre più necessario ai ragazzi che si accostano al linguaggio figurativo: l’agiografia è (purtroppo) negletta sia nella storia dell’arte che nell’Insegnamento di Religione Cattolica.

  4. Edoardo ha detto:

    Bravissima, come sempre.

  5. Gloria Buetto ha detto:

    Contributo utilissimo
    Grazie