Dalla lezione frontale alla lezione laterale

Pare che la lezione frontale sia ormai considerata inefficace o addirittura dannosa (!). Allora ho deciso di passare alla lezione laterale. Come funziona? Semplice: io mi sposto di lato, non mi siedo alla cattedra, e lascio parlare le immagini. Perché se alle immagini facciamo le domande giuste, accidenti quanto parlano!

lezione laterale Sandro Chia

La lezione comincia lentamente. Avendo sei classi devo riambientarmi volta per volta. Entro all’interno di una piccola comunità con le sue abitudini, i suoi rituali, e devo ritrovare ogni volta lo stile adatto.

Cominciamo sempre da dove ci siamo fermati la settimana prima. “Di cosa abbiamo parlato?“. Il ripasso dell’ultimo incontro può diventare una chiassosa rievocazione o un timido sussurro. Anche questo dipende dalle classi. L’importante, però, è riallacciare quel racconto che avevamo lasciato in sospeso, ritornare in quell’atmosfera, barocca, medievale o classica che sia.
Se questo breve riassunto della puntata precedente lo fanno anche nelle serie TV ci sarà pure un motivo: i racconti non ammettono interruzioni, pena la fine dell’incantesimo.

lezione laterale Jean Dubuffet

A questo punto siamo pronti per nuove storie dell’arte. Proietto le immagini dell’argomento del giorno, consapevole che forse non lo tratteremo affatto. Perché un dettaglio notato da uno studente, o un’associazione mentale che mi viene sul momento, possono far deviare le nostre osservazioni verso temi che non avevo affatto previsto.
Da un capitello bizantino alle tecniche di lavorazione del marmo. Da una statua rinascimentale al museo dov’è conservata. Da una statua greca alla normativa sui ritrovamenti dei beni culturali. Dalla biografia di Picasso al “light painting” fotografico.
Ma non è un problema. Che importa se resto indietro col programma, quando ho avuto l’occasione di allargare gli orizzonti dal libro al mondo?

lezione laterale Ernesto Treccani

Nella lezione laterale non faccio un monologo (ma ogni tanto, se sono particolarmente ispirata, mi capita di parlare tanto e di vedere occhi attenti e teste connesse).
È un dialogo, un dibattito. Qualsiasi domanda è lecita, qualsiasi osservazione è benvenuta. Con alcuni paletti: al quinto anno, passando al Novecento, è vietato dire “è brutto” o “è bello”. Dobbiamo saper argomentare meglio le nostre emozioni e non liquidare un’opera con un aggettivo così assoluto, sia positivo che negativo, consapevoli per altro che alcune categorie non hanno proprio senso con quelle espressioni artistiche.

lezione laterale Kenneth Sandberg

Nella lezione laterale ogni nuovo periodo è collegato al precedente attraverso il confronto. Ci chiediamo: cosa cambia tra Romanico e Gotico? E tra Gotico e Rinascimento? Le novità sono introdotte cercando di creare un filo conduttore con ciò che è stato già fatto. Riprendiamo gli stessi temi: stili architettonici, sistemi di rappresentazione, soggetti, tecniche artistiche, poetica.
Questo è fondamentale per poter sistematizzare le nuove conoscenze, dare loro un posto senza lasciarle fluttuare prive di agganci.
Uno studente, altrimenti, avrebbe grosse difficoltà a seguire un percorso nel quale si passa da un codice miniato medievale ad un ritratto di profilo rinascimentale. Non c’è collegamento. Che fine fanno le miniature nel Rinascimento, e che tipo di ritratti si facevano nel Medioevo?

lezione laterale Carl Randall

Nella lezione laterale ogni opera è letta dagli studenti. Devono cercare di decodificare il linguaggio, scoprire come l’artista ha lavorato sullo spazio, sul volume, sulla linea, sulla luce e sulla composizione.
Ogni nuova scoperta è frutto dei loro ragionamenti, di collegamenti originali e personali.
Se le stesse cose le avessi dette io, i ragazzi sarebbero stati solo degli ascoltatori passivi. Ma se le hanno individuate loro allora diventano protagonisti dell’apprendimento, elementi attivi del processo (e quelle cose non se le scorderanno più).

Alcuni punti fermi, alcuni dati devo necessariamente darli io. Serve spiegare le parole nuove che ci servono. Serve inquadrare tempo e spazio. Ma il resto deve venire da un lavoro di ragionamento, osservazione e partecipazione.

lezione laterale Rick Rojnic

La lezione laterale sviluppa il pensiero laterale (o divergente, come preferite), cioè quella capacità di affrontare la soluzione di un problema in modo creativo e da un punto di vista non scontato.
Certo, il disegno e la storia dell’arte non sono problemi da risolvere, ma consentono comunque di fare collegamenti inaspettati e riflessioni inedite, di guardare, scrivere, parlare e non semplicemente ascoltare o tracciare linee sul foglio senza averne compreso il senso.

lezione laterale Marc Bourlier

Tutto questo non nasce come espediente per rincorrere studenti che la vulgata vuole distratti dal digitale, superficiali, incapaci di stare sui libri a studiare.
È un approccio che non esclude lo studio individuale, l’impegno e l’attenzione, ma che mette lo studente al centro, in un dialogo che è molto più efficace dell’ascolto di un monologo.

È come mi sarebbe piaciuto apprendere. Perché non penso che la scuola migliore sia quella che ho frequentato da ragazza. Aveva senz’altro aspetti da salvare, ma tendeva a considerare lo studente come oggetto piuttosto che soggetto.

lezione laterale Maurizio Cattelan

Certo i risultati non si colgono subito. Perché spesso l’insegnamento non ha effetti immediati. Perché se questo approccio non è condiviso dagli altri insegnanti rimane episodico e non strutturale. Perché a volte sono gli stessi studenti a preferire nozioni sicure da imparare a memoria piuttosto che tentare e rischiare di sbagliare.
Ma io ci provo. Anche perché non riuscirei ad insegnare diversamente!

 

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38 Risposte

  1. Valentina B ha detto:

    Grazie! Mi riconosco nelle tue parole. Complimenti per il tuo lavoro.

  2. Marino calesini ha detto:

    Molto interessante , esperienza applicabile a molte altre situazioni

  3. Marina Passerini ha detto:

    ahahah! la lezione “laterale” è una genialata!
    e chiude elegantemente la bocca a chi sproloquia di didattica…
    Continua così!

  4. Coluccio Saverio ha detto:

    Avendo insegnato ed. Artistica per 35 anni, negli anni ho affinato questa tecnica e se fatta con intelligenza dà risultati sorprendenti. Non solo aiuta l’ascoltatore, ma anche il relatore in quanto viene stimolato da domande e curiosità. Prof. Saverio Coluccio

  5. Caterina ha detto:

    È esattamente quello che faccio io. Quanto è bello dialogare con i ragazzo e quanto ci arricchiamo anche noi!

  6. Leandro Janni ha detto:

    Concordo pienamente 🙂 Grazie!

  7. Antonella ha detto:

    Come sempre grazie!!! Tangibile modulo didattico! Divertente le opere selezionate!! Buona settimana! : )

  8. Sono d’accordo soprattutto con l’affermazione finale: a volte i ragazzi preferirebbero “la regola” da studiare e da applicare, invece di un dialogo in cui si osserva, si sollevano questioni, magari si arriva ad un approdo che non era del tutto previsto in partenza. (A maggior ragione perché io insegno matematica alle medie).
    Mi piace molto l’idea di “lezione laterale” ed è spesso il mio modo di procedere: passando tra i banchi e indirizzando i gruppi che risolvono problemi diversi, a seconda delle inclinazioni e del livello raggiunto.
    Grazie per la condivisione e per tutte le ispirazioni che ci regali.

  9. Carmela Rossitto ha detto:

    Com’è bello non sentirsi soli nella nostra avventura quotidiana 🙂 Complimenti, bellissimo post! E ovviamente, assolutamente condiviso.

  10. Roberto ha detto:

    Grazie, ci proverò !

  11. Luisa ha detto:

    Ai miei alluni di terza media, che alle prese con l’arte del ‘900 sbottano dicendo…” ma questa è arte?”….io cerco di rispondere che per il momento chiedo loro solamente di tenerla in considerazione….poi quando avranno la maturità potranno decidere se la gradiscono o no….(poi arrivi tu che gli vieti di dire è bello o brutto…) concordo pienamente.
    Io applico anche il metodo di esposizione in modalità capovolta e quindi anticipando gli argomenti a casa i ragazzi si possono fare un’idea. Pio in classe ne parliamo, sono loro i protagonisti che a turno spiegano ai compagni le opere….io a lato supervisiono…
    Grazie per il contributo, mi aiuti sempre con una marcia in più.
    A presto e buon lavoro.
    Luisa

  12. Agata Gueli ha detto:

    Lezione laterale, lezione cooperativa, lezione / non lezione, lezione per scoprire, costruire, riflettere e apprendere in gruppo.
    Per fortuna i programmi non ci sono più e quello che conta è solo riuscire a determinare apprendimenti duraturi coniugati ad atteggiamenti costruttivi. Per continuare autonomamente.

  13. Marina D'Acierno ha detto:

    Nella tua didattica ritrovo il mio modo assolutamente intuitivo di propormi ai ragazzi, le idee sperimentate sul campo e adattate alle classi che mi trovo davanti nonchè il metodo del confronto…mi capita spesso di chiedere loro: “ricordate cosa c’era prima?”.
    Grazie per i tuoi contributi, ormai ti seguo da anni e trovo conferme nel mio lavoro…quello che dovrebbe essere il dipartimento!
    P.S. Insegno Storia dell’arte in un Liceo economico sociale, ma aspetto il tuo nuovo libro di Arte e immagine!

  14. Francesca ha detto:

    Brava Emanuela Il pensiero laterale è molto affascinante,ci indirizza verso prospettive inedite e fuori dagli schemi.Complimenti sempre

  15. Luigi Impicciatore ha detto:

    Ciao Emanuela, anche io ai miei ragazzi di quinta ho vietato i giudizi “bello” o “brutto”. Ed anche “questo lo riesco a fare anch’io… e pure meglio” oppure “Quanto tempo ci ha messo? ” ed ancora “quanto costa? “. Quanto mi divertono i loro commenti all’arte del Novecento. I ragazzi riescono a formulare riflessioni impensabili e pensieri formidabili. La lezione diventa laterale, posteriore, verticale e orizzontale, insomma di qualsiasi direzione. Grazie mille per i contributi che mi permetti di condividere

  16. Maria Randazzo ha detto:

    Non sto mai seduta neanch’io! E spesso scollo anche i ragazzi dalle loro sedie!! Viva le lezioni laterali!!!! Grazie Emanuela.

  17. Elisa ha detto:

    Mi trovo in linea con il tuo approccio!!! Che fatica convincere i colleghi che non è importante essere “indietro con il programma”!????
    Un caro saluto : )

  18. Amalia Bruno ha detto:

    Grande ammirazione per la chiarezza con cui riesci a ” spiegare” a chi deve spiegare. Grazie!

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