Michelangelo, Leonardo e i censurati dell’arte
Quando da liceale studiavo la storia dell’arte ricordo che restai sbalordita alla scoperta che qualcuno aveva dipinto le “braghe” alle figure della Cappella Sistina. La storia è nota: nel 1564, subito dopo la morte di Michelangelo, il pittore Daniele da Volterra venne incaricato di coprire con drappi, foglie e mutande (le braghe, appunto) i genitali di decine di figure nude del Giudizio Universale che, all’indomani del Concilio di Trento (1545-1563), apparvero immorali e inaccettabili. Della versione originale senza censure rimane una copia su tavola di Marcello Venusti del 1549.

Tra gli interventi di Daniele da Volterra (che per l’occasione si guadagnò il soprannome di “braghettone”) e quelli dei secoli successivi, si arrivò a un totale di 44 coperture.

Nel caso di Santa Caterina l’intonaco è stato addirittura staccato e l’affresco rifatto per coprirle il corpo originariamente nudo e ruotare all’indietro la testa del santo dietro di lei perché la scena non sembrasse allusiva.

Ai tempi non sapevo nulla di censura, di Controriforma, dell’ossessione cattolica verso la nudità e ancor più verso la sessualità, e il primo pensiero che ebbi fu “ma che problemi può creare un corpo nudo dipinto?”. Il secondo pensiero fu “Certo che erano messi proprio male a bigottismo quattrocento anni fa!”.
Mai potevo immaginare che in un’epoca come la nostra, che consideravo moderna, libera da oscurantismi e atteggiamenti puritani, le braghe fossero pronte a tornare alla ribalta! Braghe digitali, stavolta. Create semplicemente con la cancellazione di qualche pixel. Mi riferisco al caso eclatante del promo delle Olimpiadi invernali 2026 che si apre con l’immagine del celebre Uomo Vitruviano di Leonardo, con i genitali completamente eliminati.
Ecco l’incredibile fotogramma a confronto con il disegno originale e, più sotto, il particolare rimosso.

È davvero incredibile che qualcuno abbia pensato che questo pene, disegnato da Leonardo nel 1490, possa turbare gli spettatori delle Olimpiadi. È un pudore da bacchettoni, una moralità da perbenisti che fatico a comprendere e ancor meno ad accettare. Chi ha paura di un corpo nudo? Ancora meglio: chi ha paura di un corpo nudo raffigurato in un’opera d’arte?
Sembra di essere tornati ai tempi del cardinale Federico Borromeo che nel suo “De pictura sacra” del 1624, scriveva: “Un requisito necessario del Bello è l’evitare ogni nudo che non sia strettamente richiesto dalla verità del mistero [cioè episodio di storia sacra] o che possa offendere la delicatezza d’animo e scemare la devozione degli osservatori. […] E non è poi cosa nuova il rivestire e velare le nudità, poiché già l’antica pittura dei Romani usava questa pratica, disdegnando il malvezzo dei Greci, che si compiacevano di figure ignude. Quindi appare ancora la sconvenienza di quelli che effigiano il divino Infante nell’atto di poppare così da mostrare denudati il seno e la gola della Beata Vergine, mentre quelle membra non si devono dipingere che con molta cautela e modestia. Non pochi ritraggono poi nude persino le gambe di Santi e Sante, e tra loro li accostano in modo tale che si possa ridestare nell’animo qualche pensiero molesto. Questo fatto così disonorò presso i posteri un artista di gran nome, che fu necessario togliere dalle sue tele quello sconcio“. E sappiamo perfettamente a chi si riferiva!
A completamento aggiunse: “Proibiamo nel modo più assoluto che nella chiesa vengano esposte immagini procaci”, vietando inoltre “veli rigonfi ed agitati da venti in modo che la veste ostenti grazie voluttuose”.
Un’opera come questa Adorazione dei pastori di Peter Paul Rubens del 1608, con al centro una formosa pastorella dall’ampia scollatura – una tipica bellezza rubensiana – non sarebbe stata più concepibile.

Questa mentalità iniziò a permeare l’arte e la società profondamente portando alla sbarra, nei secoli seguenti, anche grandissimi artisti. È il caso di Francisco Goya (1746-1828), il pittore di corte dei Reali di Spagna che a cavallo tra Settecento e Ottocento realizzò per il potente ministro Manuel Godoy una coppia di tele che raffigurano la medesima donna sdraiata sul letto in due versioni: la Maja vestida e la Maja desnuda. La prima, probabilmente, fungeva da “coperchio” per la seconda, che sarebbe apparsa sollevando l’immagine della donna vestita.
La versione spogliata però suscitò grande scandalo perché per la prima volta nella storia dell’arte non si trattava di una tradizionale Venere sdraiata sul letto, unica possibilità per raffigurare un nudo femminile, ma di una donna vera, completamente spogliata, che si offre all’osservatore con sguardo provocante. Nessun artificio pittorico, come un lembo di lenzuolo o una mano, è posto a coprire il pube o i seni.

Nonostante la Maja desnuda fosse stata dipinta su commissione, quando i beni di Godoy vennero sequestrati Goya fu chiamato a rispondere di quell’opera giudicata indecente davanti al terribile Tribunale dell’Inquisizione. Era il 1815. L’artista riuscì a evitare una condanna ma ebbe l’ennesima prova di vivere in tempi sempre più bui.
Nell’Ottocento tanti furono i casi di scandali per opere che oggi si trovano normalmente nei manuali scolastici di storia dell’arte. La Colazione sull’erba di Édouard Manet (1832-1883) venne rifiutata dal Salon parigino del 1863 perché la donna in primo piano, voltata a guardare l’osservatore, è completamente nuda e quella sullo sfondo è in sottoveste, intenta a bagnare le gambe nelle acque del fiume, mentre i due uomini sono vestiti di tutto punto in abiti eleganti.

Nonostante Manet si fosse ispirato al Concerto campestre di Tiziano del 1510 e al coevo gruppo sdraiato presente nel Giudizio di Paride di Raffaello, nel suo quadro non c’è traccia di allegorie capaci di rendere accettabile la nudità: le due figure femminili non sono ninfe ma donne vere dipinte con realismo.

Nel 1863 Manet dipinse anche Olympia, un’altra opera contestata sia per il soggetto sia per la tecnica. Ispirata alla Venere di Urbino di Tiziano, la tela non raffigura una dea o una donna prossima al matrimonio, bensì una prostituta nuda, sdraiata sul letto, mentre la cameriera le porta l’omaggio floreale di un cliente.

Com’era prevedibile, il dipinto suscitò aspre polemiche: il riferimento a Tiziano, anche nel drappo verde dietro la donna, invece di smorzare le critiche apparve ancora più offensivo, tanto che alcuni visitatori del Salon tentarono di distruggere la tela a colpi di ombrello.

Ma Manet non si scompose, perché secondo lui «bisogna essere del proprio tempo e dipingere ciò che si vede».
Lo prese alla lettera Gustave Courbet (1819-1877) che nel suo L’origine del mondo del 1866, dipinto su commissione del diplomatico turco-egiziano Khalil-Bey, ritrasse con estremo realismo un pube femminile ispirato probabilmente a fotografie pornografiche dell’epoca. L’opera, che non fu mai proposta ai vari Salon parigini, è rimasta nascosta per oltre un secolo fino al suo arrivo al Musée d’Orsay nel 1995, dove è attualmente esposta. La censura però è arrivata lo stesso perché quell’opera non può essere pubblicata su Facebook, pena la chiusura del profilo!

Fotogramma del film Giorno e Notte di Hong Sangsoo, 2008
Ebbe molti più guai Egon Schiele (1890-1918), il pittore austriaco arrestato nel 1912 con l’accusa di corruzione di minori e oltraggio al pudore per i suoi disegni di nudi eseguiti ritraendo modelle adolescenti. Al termine del processo, dopo aver trascorso diversi giorni in carcere, venne ritenuto colpevole solo per aver esposto opere ritenute pornografiche.

Naturalmente c’era in lui la piena consapevolezza di realizzare immagini provocatorie ma anche la convinzione che la malizia non stia nell’immagine ma nel modo in cui viene interpretata. Diceva a questo proposito: “Nessuna opera d’arte erotica è una porcheria, quand’è artisticamente rilevante, diventa una porcheria solo tramite l’osservatore, se costui è un porco.”
Cento anni dopo questa vicenda, Schiele è stato nuovamente censurato proprio in occasione della mostra che si è tenuta a Vienna per il centenario della morte. L’Ufficio dei trasporti di Londra, infatti, ha respinto i manifesti arrivati dal Kunsthistorisches Museum perché contenenti nudi ritenuti inadatti per uno spazio pubblico come la metropolitana. Il grande museo viennese, per tutta risposta, ha mandato dei nuovi manifesti che hanno trasformato il tentativo di censura in un messaggio ancora più efficace.

Il testo recita “Ci scusiamo, dipinti cent’anni fa ma ancora oggi troppo scandalosi”. E nel bollino scuro “guardalo per intero a Vienna”.
Un altro incredibile episodio di censura avvenne nel dicembre 1917 quando Amedeo Modigliani (1884-1920) tenne la sua prima mostra personale alla Galerie Berthe Weill di Parigi, con 32 dipinti e disegni, inclusi nudi espliciti come Nu couché.

La polizia, guidata dal commissario Rousselot, intervenne prima dell’inaugurazione del 3 dicembre: quei nudi in vetrina, con dettagli realistici come i peli pubici, furono giudicati osceni e definiti “porcherie”.
L’esposizione fu chiusa immediatamente per oltraggio al pudore, senza che Modigliani potesse vederla aperta al pubblico. Per inciso: Nu couché è stato venduto nel 2015 per 170 milioni di dollari.
Per andare a censure più recenti ha fatto molto discutere l’iniziativa di inscatolare alcune sculture romane dei Musei Capitolini di Roma in occasione della visita del presidente iraniano Hassan Rouhani nel 2016.

Si fa fatica a crederlo ma la Venere Capitolina, pur compiendo il gesto pudico di coprirsi il pube e il seno, può risultare offensiva per la religione islamica.

La questione però non riguarda solo il corpo femminile. Nel 1857, infatti, venne realizzata a Londra una grande foglia di fico rimovibile da usare per coprire il pene di una riproduzione del David donata dal Granduca di Toscana Leopoldo II. A quanto pare la regina Vittoria era rimasta sconvolta da quella statua nuda ordinandone la copertura in sua presenza.

Ma non è solo la regina Vittoria a provare orrore per la nudità del David. Oggi c’è la censura automatica di Facebook che rimuove la foto di quella statua a chiunque la pubblichi, anche dopo anni, per il semplice fatto che si tratta di un nudo. Non importa che sia un’opera d’arte, un capolavoro di tutti i tempi, una statua che ha più di 5 secoli.
Su Pinterest va anche peggio… negli ultimi tempi sono state eliminate o limitate dal mio account centinaia di opere d’arte etichettate come “contenuti per adulti”, “autolesionismo e comportamenti dannosi” e “violenza esplicita”. Ne hanno fatto le spese statue e vasi greci, fotografie dei grandi maestri del Novecento, quasi tutte le tele con Giuditta e Oloferne o con la flagellazione di Cristo, Crocifissioni, ma anche opere assolutamente innocue ed evidentemente equivocate dai vari sistemi automatizzati. Praticamente si possono pubblicare solo gattini, foto di unghia dipinte, interni arredati, capi d’abbigliamento e immagini di cibo.
Questo è lo screenshot delle ultime notifiche di violazione che ho ricevuto. Non so se riuscite a intravederla ma la più recente indica La danza di Henri Matisse come contenuto per adulti! CONTENUTO PER ADULTI!!!


È inutile pure perdere tempo a contestare. Non vale più la pena neanche entrarci. Eppure tanto tempo fa era un social utilissimo e interessante. Metà delle mie ricerche iconografiche nascevano su Pinterest!
Sarebbe ora di finirla con tutta questa ridicola pruderie: se qualcuno si sente imbarazzato o addirittura “offeso nella sua sensibilità” da due chiappe o da un pene dipinto, da un pube o da un paio di mammelle affrescate stia alla larga dall’arte e dai musei, luoghi che, come tutti sanno, possono portare alla perdizione!
Ma forse in fondo non è neanche il caso di arrabbiarsi. In questo storico affannarsi a coprire le nudità c’è un divertente paradosso: la censura finisce sempre per dare risalto a ciò che vuole nascondere!



Gentile prof Pulvirenti, ho avuto l’occasione di ammirare questo capolavoro assoluto nel luglio 2025, in occasione della mostra “Corpi moderni. La costruzione del corpo nella Venezia del Rinascimento. Leonardo, Michelangelo, Dürer, Giorgione”, ed è stata un’esperienza culturale imprescindibile.
Sono stati coniati, nel periodo 2002–2024, oltre 3 miliardi di esemplari della moneta da 1 € con l’Uomo Vitruviano e, credo, nessuno si sia scandalizzato per questa scelta, sostenuta nel 1998 dall’allora Ministro del Tesoro Carlo Azeglio Ciampi.
Grazie della grande attenzione che pone sempre anche su queste tematiche.
E già… abbiamo tutti nel portafoglio almeno un Uomo vitruviano, simbolo perfetto del connubio tra scienza e arte, tra geometria e bellezza. Grazie per averlo sottolineato!
Qualcuno sempre, come prevedibile, si scaglia contro l’oscurantismo religioso, che copre le nudità perché ne ha paura. Non so per quanto riguarda l’islamismo. Ma credo opportuno ricordare che le nudità michelangiolesche del Giudizio Universale furono svelate in occasione del restauro degli anni 1980-90, deciso e diretto dal cattolicissimo Carlo Pietrangeli, allora direttore dei Musei Vaticani. E nessun papa e nessun cardinale le ha fatte ricoprire dopo di allora
Ci mancava solo che alla fine del XX secolo la Chiesa non avesse imparato a distinguere tra opere d’arte e pornografia!
Ma le braghe sul Giudizio Universale, il Concilio di Trento, le istruzioni di Borromeo e il processo a Goya sono fatti, non accuse generiche e fantasiose. Detto questo, per fortuna, ci sono stati in ogni epoca pontefici e alti prelati che apprezzavano il bello e il nudo, regalandoci meravigliose collezioni e opere su commissione per le quali non finiremo mai di ringraziarli. Papa Giulio II ha commissionato a Michelangelo la volta della Sistina accettando senza fiatare il nudo di Adamo e persino il deretano del Creatore. Il cardinale Scipione Borghese ha fatto scolpire a Bernini dei superbi corpi maschili e femminili. E la lista è lunghissima.
La “paura” del nudo (e della sessualità) ha radici articolate sebbene in gran parte religiose: se è vero che già lo Stoicismo greco promuoveva l’autocontrollo e la moderazione, i grandi tabù hanno origine nell’ebraismo biblico, nel cristianesimo primitivo di San Paolo (Prima lettera ai Corinzi, capitolo 7) e si rafforzano con il pensiero di Sant’Agostino (“La carne ha desideri contrari allo spirito e lo spirito ha desideri contrari alla carne”). A questo poi si aggiungerà la visione della Controriforma e l’influenza del Giansenismo. Mi pare che non ci siamo fatti mancare niente!
Grande Capo (Emanuela),
Estiqaatsi!
Grazie anche per questo approfondimento così attuale. Personalmente penso che quel bacchettone che ha censurato il pisello vitruviano sia in realtà una cosiddetta intelligenza artificiale. Non sembra anche a te che il video sia stato creato in questo modo? Se così fosse, e io credo di sì, il fatto tradisce la rinuncia al pensiero critico perfino tra coloro che si occupano professionalmente di immagini e di comunicazione. “Mala tempora currunt”.
A questi censori, in aggiunta alla tua raccolta, potremmo anche “regalare” quella famosa “Testa” di Francesco Urbini.
https://commons.wikimedia.org/wiki/File:Francesco_Urbini_Testa_di_cazi,_majolique,_1536.jpg
Ciao Salvatore, sì è possibile che l’animazione sia stata creata con l’IA, ma questo, come ben dici, rende il fatto ancora più grave: stiamo delegando macchine addestrate su contenuti non qualificati a scegliere per noi cosa è morale e cosa non lo è. Un vero disastro!
(quella testa è in un mio vecchio articolo, ma fuori dal blog è impubblicabile!)
L’arte è al di sopra di ogni morale, è verità, è bellezza. Censura, ipocrisia, perbenismo, doppia morale e cecità culturale retaggi di superstizioni religiose e politiche repressive. DANIELE DA VOLTERRA DENOMINATO IL BRAGHETTONE, ALLIEVO DI MICHELANGELO, INCARICATO DAL PAPA DI COPRIRE CON PERIZOMA LE “VERGOGNE” DEI NUDI MICHELANCIOLESCHI. LE RELIGIONI DI OGNI NATURA, ORDINE STORICO GEOGRAFICO SONO I PRIMI CENSORI. IL SESSO CH È VITA È DEMONIZZATO IN TUTTI I MODI. IN ALCUNI PAESI AFRICANI SI PRATICA ISTERECTOMIA E MUTILAZIONI GENITALI. SIAMO ANCORA ALL’ANNO ZERO IN FATTO DI EDUCAZIONE AFFETTIVA SENTIMENTALE E CONVIVENZA PARITARIA CHE, TRAL’ALTRO SERVE ANCHE A SUPERAREUNA CENSURA SU OPERE D’ARTE, FOTOGRAFIA E VITA REALE.
Grazie! E soliti complimenti 😉
Consueti e affettuosi ringraziamenti anche a te, Edoardo!
Articolo bello e molto interessante.
Mi permetto di aggiungere una censura della Seconda repubblica.
Nella sala stampa di Palazzo Chigi, Berlusconi spiegava i provvedimenti del Governo davanti ad una riproduzione della «Verità svelata dal Tempo» del Tiepolo.
Le forme generose della Verità (a petto nudo nell’originale) vennero coperte nella scenografia di Palazzo Chigi.
Mamma mia! Grazie per questo contributo.
Vero! Bel contributo.
Grazie. Ma un grazie particolare a Emanuela e a questo blog che adoro.
Ti ringrazio tanto, Francesca!