Entrando nei quadri di Goya…

È uno dei miei artisti preferiti. Non potevo resistere alla tentazione di mettere i miei studenti dentro i suoi dipinti!

E così, con un gruppo di ragazzi di quarta, abbiamo invaso le sue opere più note, da quelle frivole degli anni giovanili a quelle cupe e violente della maturità.

La prima tela in cui si sono intrufolati è uno dei capolavori di Francisco Goya (1746-1828). Quella fucilazione del 3 maggio 1808 con cui racconta gli orrori commessi dalle truppe napoleoniche che assediano Madrid: esecuzioni sommarie di civili inermi. Un crimine, più che un’azione militare.

E tuttavia è anche un quadro di grande bellezza, se per bellezza intendiamo la capacità di dare forma alle emozioni umane, anche le più drammatiche.

Quell’intensità ha preso altri volti nella nostra reinterpretazione, e altre espressioni.

Senza la camicia bianca e i pantaloni gialli sembra mancare la calamita visiva del quadro. Ma i ragazzi lo sanno: non li avviso mai prima, quando si fanno i tableau vivant. Devono essere spontanei, con il loro abbigliamento di tutti i giorni.

Lo spirito di questo lavoro, d’altra parte, non è quello di creare delle riproduzioni fedeli dei quadri, ma di coglierne il senso e l’atmosfera, osservare ogni personaggio con attenzione e partecipazione, e poi mettersi in gioco con il proprio corpo.

Abbiamo così proseguito con una delle incisioni più famose: Il sonno della ragione genera mostri. Un’acquaforte del 1797 che sembra un monito eterno e universale: l’uomo che smette di usare la ragione può produrre solo ciò che è brutto e spaventoso.

Secondo alcune interpretazioni il concetto sarebbe riferito alla creazione artistica. Goya stesso avrebbe spiegato che solo quando la fantasia si unisce alla ragione può diventare ‘madre delle arti e origine di meraviglie’.

Quale che sia il messaggio di Goya, la sua formulazione visiva è straordinaria. Asciutta, semplice, ma traboccante di simboli.

Continuando ad andare a ritroso tra le opere di Goya siamo arrivati al Parasole (1777).

Una scena luminosa, un’atmosfera lieta e un gesto semplice. Ma il colore denso e squillante è già quello delle opere che lo hanno reso celebre.

Certo, anche in questo caso l’abbigliamento fa molto nel dare una precisa connotazione al quadro. Farlo in jeans fa capire quanta importanza abbiano gli abiti nel suggerire il significato.

Sembra un momento frivolo anche quello raffigurato nelle Donne al balcone (1800). Ma i due personaggi misteriosi – e piuttosto loschi – nascosti in penombra, rendono la scena un po’ inquietante.

E stavolta nel quadro vivente mi ci sono messa pure io…

Ma nulla lascia presagire la pittura feroce che Goya svilupperà nei suoi ultimi anni. Quel Saturno che divora i suoi figli (1823) è una delle cose più macabre che siano mai state dipinte prima di allora.

Realizzato sulla parete della sua ultima dimora, la Quinta del Sordo a Madrid, mostra il personaggio mitologico che sbrana uno dei suoi piccoli stringendolo tra le mani.

Paura, superstizione, mostri, perdita della ragione. Elementi tutti che fanno da filo conduttore sia tra le opere più note che tra quelle sconosciute. Si trovano, ad esempio, nell’Esorcismo (1798), l’ultima opera su cui abbiamo lavorato.

Le posture non erano difficili ma le facce erano troppo mostruose per riuscire ad imitarle…

Dei tanti filoni esplorati da Goya non ci siamo occupati dei ritratti, ufficiali e non.

Ma le opere che abbiamo affrontato, così diverse per soggetto, per tecnica e per poetica, sembrano confermare il pensiero dell’artista: “non ci sono regole nella pittura“. Cosa che non significa che l’arte sia puro istinto ma che può scegliere di volta in volta come esprimere i suoi contenuti.

 

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16 Risposte

  1. Rosa Maria Motta ha detto:

    Un’idea splendida con risultati fantastici. Gli studenti veramente vivono l’arte.

  2. Manel Trenchs ha detto:

    Absolutely great. Proud of you.
    I would love to have some more time to do this with my students. One of my aims.
    Thanks a lot for sharing
    Manel T

  3. Marino calesini ha detto:

    Un piacere unico , arte e puro divertimento.

  4. Paola ha detto:

    Lavoro stupendo. Congratulazioni a te e ai ragazzi.

  5. Luisa ha detto:

    Interpretare Goya, veramente una bella impresa. Tu sul balcone hai un’espressione divertita… da insegnante mi immagino i dietro le quinte di questi lavori con gli studenti . A proposito di balconi…ma come ti avrebbe ritratto Manet?
    Luisa

  6. clotilde giurleo ha detto:

    Bellissimo gioco sul meraviglioso Goya . Questo è INSEGNARE !

  7. AnnaMaria ha detto:

    grandissima intuizione: coinvolgere direttamente gli studenti è seminare per il futuro!!!!

  8. Alesatoredivirgole ha detto:

    Ancora una volta una splendida idea!
    Nei quadri originali credo emerga in modo netto il concetto di figura-sfondo: le “figure”, i protagonisti in questo caso, sono rappresentati con colori chiari e luminosi per farli emergere e staccare dallo sfondo.
    Come dici tu manca la calamita visiva offerta dagli abiti nelle vostre riproduzioni, ma avete gestito bene la luce che restituisce una buona luminosità ed i risultati sono davvero interessanti.
    Complimenti inoltre per le “tecniche” ri-compositive.
    Domande:
    – Hai utilizzato una sorta di set fotografico per ricostruire le scene?
    – La luce era quella naturale di una o più finestre?
    – Dietro ai soggetti fotografati hai posizionato un telo-pannello (verde?) per evitare ore-ore-ore di scontornatura?

    PS: non voglio rubarti segreti professionali quindi puoi anche non rispondere o mentire spudoratamente… i complimenti li meriti ugualmente 😉 

    • Grazie per l’apprezzamento!
      Per il resto non ho segreti: facciamo le foto in aula, spostando i banchi, con l’abbondante luce naturale che proviene dalle finestre. Nessun greenback: per fortuna sono molto rapida nello scontorno 😉
      Per vedere un po’ di backstage puoi dare un’occhiata al post sui quadri viventi dedicati a Masaccio.

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