Dieci usi dello smartphone nelle mie lezioni

Non volevo scrivere questo articolo, perché mi sembra di dare più importanza al mezzo che al fine, ma mi pare che sia urgente fare un po’ di chiarezza su quella che sta passando come la morte dell’istruzione, per non dire la fine del mondo: l’apertura del MIUR verso l’uso del cellulare per scopi didattici.

Oddio, lo smartphone!

Che poi mi viene pure da ridere… io faccio usare il cellulare da anni e con ottimi risultati raccontandolo ampiamente in questo blog, ma all’improvviso tutti diventano esperti di didattica e sono pronti a proclamare ai quattro venti che lo smartphone rende stupidi e manipolabili (digitandolo compulsivamente sul loro cellulare).
E allora vi racconto dieci utilizzi efficaci dello smartphone che ho sperimentato durante le ore di disegno e storia dell’arte, giusto per parlare di cose concrete.

1 – Scaricare le slide di storia dell’arte e seguirle durante la lezione
Dico sempre ai miei studenti che devono studiare da ogni fonte possibile: dal libro, dagli appunti presi in classe, dalle presentazioni che uso alla LIM, dai video su YouTube, dai siti dei musei. Più variegate sono le risorse, più complete saranno le conoscenze che si possono acquisire. Naturalmente loro preferiscono partire dalle mie slide, che tengono nel telefono e sfogliano in classe per seguire le schermate e magari zoomare sui particolari che faccio notare.

Smartphone per seguire la lezione

2 – Leggere un articolo dal blog
Spesso interrompo la presentazione per andare online a cercare un articolo del blog scritto apposta per approfondire un argomento. Se facciamo il David di Michelangelo, non mi basta che sappiano com’è fatto e cosa significhi, ma voglio che capiscano da dove venga la sua unicità, e perché sia un capolavoro. Aspetti di cui si possono rendere conto solo attraverso il confronto iconografico con altri David realizzati dal Medioevo ad oggi. Si va tutti sul blog e si legge l’articolo che ho scritto apposta.
E così quando studiamo la Zattera della Medusa, le Tre Grazie, Giuditta e Oloferne, il Bacio di Klimt.

Leggere sullo smartphone gli articoli del blog

3 – Cercare altre opere degli artisti che studiamo
La mia materia ha due ore a settimana. Per questo sono costretta spesso a mostrare, anche dei maggiori artisti, un’opera sola, soprattutto a partire dall’Ottocento quando i movimenti cominciano a susseguirsi a ritmo serrato e i personaggi a moltiplicarsi a dismisura. È un grosso torto che faccio alla storia dell’arte. Perché è molto riduttivo racchiudere in un’unica tela tutto il percorso di un autore. Abitua i ragazzi ad applicare etichette di comodo invece di confrontarsi con la complessità. Allora chiedo loro di cercare sul cellulare altre opere degli autori appena studiati e scegliere quella più inaspettata.

È venuto fuori che che Friedrich, oltre alle sublimi distese di ghiacci dipingeva la finestra del suo studio, che Delacroix, quello della Libertà che guida il popolo, dipingeva Crocifissi, che Hayez, autore di quel casto e famoso bacio, faceva disegni erotici molto spinti, che Turner si occupava di naufragi ma anche di studi di nudo e Géricault, quello della Zattera, adorava i cavalli.
Questo sarà loro utile quando faremo le avanguardie e scapperà loro di dire: potevo farlo pure io. E no! Perché quegli artisti sapevano dipingere benissimo, come ho raccontato in questo articolo. Le loro opere sono frutto di una ricerca sul linguaggio che va studiata e compresa.

Lo smartphone per cercare immagini

4 – Cercare le definizioni dei termini usati a lezione
Ne ho parlato tante volte: il linguaggio è tutto. Avere le parole per descrivere il mondo significa possederlo, comprenderlo profondamente. Ma in ogni lezione c’è almeno una parola nuova che i ragazzi non conoscono. E allora via: cerchiamola subito sul telefono. Qualcuno mi ha detto: ah, però dovrebbe esserci un dizionario in ogni classe. A parte il fatto che non ne ho mai visti né da docente né da studentessa, non è questo il problema: se c’è un dizionario la ricerca può farla solo uno studente; con il telefono la fanno tutti e confrontano le definizioni. Alcuni trovano quelle letterali, ma spesso ci servono quelle figurate. Poi uno di loro la scrive su un post-it e la mettiamo sul muro, in modo da accumulare il nostro tesoretto di parole giorno per giorno e averle sempre davanti agli occhi.

Lo smartphone per cercare parole

5 – Osservare i particolari di un’immagine da disegnare
Il disegno, con tanto di carta e matite, lo facciamo sempre. Non solo, propongo disegni molto complessi, chiedendo ai ragazzi di ridisegnare le opere d’arte del periodo di cui ci stiamo occupando. Allora occorre osservare bene i dettagli, copiare i colori giusti. E lo smartphone è l’ideale per questi aspetti.

Lo smartphone per copiare l'arte

Oppure li faccio disegnare dal vero. Cosa molto difficile perché si tratta di passare da un’immagine tridimensionale ad una bidimensionale. E spesso la visione binoculare li mette in difficoltà. Allora lavorano in parte guardando l’oggetto reale, in parte la sua immagine fotografata con il cellulare e quindi bidimensionale. Con quella riescono a cogliere meglio la prospettiva delle varie linee e imparano progressivamente a ‘vedere’, nel senso artistico del termine.

Lo smartphone per disegnare dal vero

6 – Documentare un compito
Nonostante ultimamente sia considerato un abominio, io assegno i compiti!
E spesso sono compiti che non si possono fare in classe, magari in un’ora di supplenza, perché occorre usare oggetti che teniamo in casa. Per esempio, ai ragazzi di quinta alle prese con il Pointillisme e la teoria dei colori di Chevreul, ho chiesto di realizzare un cerchio cromatico utilizzando gli oggetti che avevano in casa. Con il cellulare avrebbero fatto una foto da consegnare come attestazione del compito.

Lo smartphone per documentare i compiti

7 – Creare un gruppo whatsapp con gli studenti
Altra cosa quasi vietata e che io puntualmente faccio: usare un social per comunicare con gli studenti fuori dalle ore di lezione. Cosa comunico?
Su WhatsApp, ad esempio, i ragazzi mi mandano i compiti del punto 6. E magari ho anche la possibilità di consigliare dei miglioramenti immediati: “fai un’immagine più d’insieme”, “sposta quell’oggetto a destra”, “cerca di migliorare la luce”. Su WA posso restare in contatto per mandare spunti didattici che trovo durante i giorni in cui non vedo la classe. Ai miei studenti che stanno facendo il Gotico ho inviato uno spettacolare video a 360° dentro il Duomo di Milano. L’avevamo visto in classe in un’immagine fissa ma dal loro telefono hanno potuto muoversi dentro la cattedrale restandone sbalorditi.

Lo smartphone per il virtual tour

E poi il gruppo è anche una sorta di archivio, utile anche agli assenti, per caricare le foto delle lavagnate scritte in classe. Naturalmente ci tengo che ognuno prenda appunti personali ma quella diventa una sicurezza in più. Un’abitudine che avevano già per conto loro e che ora diventa condivisa.

Lo smartphone per fotografare la lavagna

8 – Imparare a fotografare
In questo caso lo strumento è molto più di un mezzo per apprendere: è il mezzo DA apprendere. I ragazzi fanno fotografie continuamente ma senza alcuna consapevolezza della composizione, della luce, del movimento, delle forme. Allora lavoriamo sulla fotografia ispirata ai periodi artistici che studiamo in storia dell’arte attraverso la foto caravaggesca, la foto futurista, quella realista, quella matissiana, quella rinascimentale e, proprio in questi giorni, quella classicheggiante. Perché fare arte è il miglior modo per apprenderla. È un approccio poco usato nelle scuole superiori, ma io lo trovo efficace ed estremamente creativo.

Foto con smartphone

9 – Realizzare video
Esattamente come per le foto anche il video può diventare un modo per documentare un’attività o per creare un prodotto visivo. Per la prima attività, ad esempio, i ragazzi hanno realizzato un tutorial di disegno e molti hanno scelto di girare un breve video in aula, durante le fasi di lavoro.

Lo smartphone per girare video

E ho già in mente un’attività che farò nelle prossime settimane basata sull’uso della ripresa video. Ma di questo scoprirete nei prossimi post.

10 – Ascoltare la musica durante l’ora di disegno
È l’uso più impensato che si possa fare a scuola. Anche perché in quasi tutte le materie occorre ascoltare. Altro che cuffiette! Ma durante le mie lunghe notti di disegno, ai tempi dei corsi di architettura, ho imparato quanto la musica – la propria musica, quella del cuore – aiuti nella concentrazione.
Perché non permettere ai ragazzi di ascoltare le proprie playlist mentre devono pazientemente lavorare sui disegni?

Li rilassa, li fa stare bene. E io voglio che i ragazzi stiano bene a scuola. Senza per questo perdere di vista l’impegno e le regole.

Lo smartphone per ascoltare musica

Certo, qualcuno ogni tanto chatta con gli amici. È inevitabile. Del resto capita anche a me durante le riunioni più noiose, nelle quali dovrei stare attenta. Ma se ti vuoi distrarre lo farai lo stesso, anche senza telefono; lo facevamo tutti quando non esistevano neanche i computer… io quando mi annoiavo disegnavo sul banco!

Certo, qualcuno può fare peggio dei messaggi in chat: sappiamo bene quanto siano diffusi a scuola piccoli o grandi episodi di cyberbullismo. Ma non è vietando e mettendo la testa sotto la sabbia che si risolve il problema. L’uso lecito e diffuso dello smartphone, anzi, consente di affrontare di petto l’educazione ad una navigazione sicura e responsabile, e ad una comunicazione non ostile.

Lo smartphone per una comunicazione non ostile

Ma il punto è un altro: uno studente coinvolto non ha il pensiero di chattare. Il punto è creare una lezione efficace e motivante, con lo smartphone o senza. Ma con il cellulare gli spazi di apprendimento si moltiplicano. Perché rinunciarci?

Io sono per una didattica e-e, non o-o. Gli strumenti nuovi, con tutte le loro potenzialità, devono aggiungersi a quelli esistenti, non sostituirli. Bene il libro di carta, che posso riempire di sottolineature, di orecchie negli angoli, di foglietti. E dove posso pure fare i baffi alla Gioconda. Ma bene anche il cellulare dove posso guardare il tour virtuale dentro il Louvre e capire che quello è un quadretto piccolo piccolo (cosa che dai libri non si evince e che puntualmente lascia deluso il visitatore) e posso scoprire cosa c’è nella stessa sala. Tutto diventa più vivo, più vero. Altro che virtuale!

Lo smartphone per entrare al Louvre

E ancora bene la calligrafia sperimentale, il disegno a mano libera e dal vero, la manipolazione, perfino l’origami: ho fatto tonnellate di esperimenti in proposito stressando i ragazzi per un uso preciso e impeccabile del gesto e del segno grafico.

Lo smartphone e le mani

Ma bene anche produrre elaborati digitali con creatività e competenza…

Lo smartphone e il cubismo

… o il selfie con espressioni studiate ad arte.

Il selfie con lo smartphone

Quello che si può fare con uno smartphone, d’altra parte, non è la semplice traduzione digitale di ciò che abbiamo sempre fatto con carta e penna. Lo strumento non è mai neutro rispetto agli obiettivi. Li determina e li modella.

E i miei obiettivi sono diventati molto ambiziosi, perché lo smartphone è un ponte col mondo, che finalmente entra in classe in tutta la sua vastità.

 

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52 Risposte

  1. Coluccio saverio ha detto:

    Quando insegnavo artistica alle medie, facevo sentire musica mentre gli alunni disegnavano, venivo criticato da alcuni colleghi. Sono contento che qualcuno la pensa come me.

  2. liliana Daraio ha detto:

    Estupendo artículo!!

  3. maria antonietta fini ha detto:

    Brava, aggiornata, innovativa, attenta ai cambiamenti tecnologici – che sono, per forza di cose, culturali-
    Chi critica è perchè non si espone, non sperimenta, non capisce! Insegno arte in una scuola primaria, oltre che italiano…vedo i limiti nelle nostre azioni educative ma anche le potenzialità e la ricaduta sui ragazzi. Se si ama questo mestiere si sperimenta e ci si aggiorna di continuo. Se invece si fa uso della scuola come di archivio e catalogazione, forse ai discenti non rimarrà altro che la voglia di evadere…

  4. Antonietta ha detto:

    Condivido! Il fine giustifica i mezzi

  5. Giusy Carolfi ha detto:

    Ciao, io lo uso anche per test di verifica semistrutturati costruiti da moduli Google.
    Una domanda: usano il loro traffico dati o la scuola garantisce il Wi fi?

  6. giulia pisana colucci ha detto:

    bellissimo articolo cara Emanuela! anch’io uso da diverso tempo lo smartphone o il tablet a scuola con molte delle attività descritte ,per le verifiche con kahoot (si divertono tantissimo)e spesso apro il tuo blog! assolutamente concorde con quanto hai scritto! grazie e ….viva la passione per l’insegnamento e la vita! ti abbraccio

  7. Laura Accoto ha detto:

    Ciao Emanuela. Trovo il tuo articolo/sfogo quello che mi serviva in questo momento!! Complimenti per come svolgi il tuo lavoro!!!

  8. Patrizia ha detto:

    Sono assolutamente d’accordo con te. Dobbiamo utilizzare questi strumenti che fanno parte della nostra vita per stimolare e motivare gli alunni. Tanti anni fa con i primi cellulari ho fatto realizzare ai ragazzi un film basato sui testi di Plinio riguardanti l’eruzione del Vesuvio che distrusse Pompei. Non mi sono più fermata. Ho fatto realizzare per esempio guide turistiche digitali come preparazione alle gite scolastiche, uso il cellulare in classe per la verifica dei compiti assegnati attraverso semplici domande, per svolgere brevi ricerche, per distribuire appunti o articoli interessanti. Il cellulare è uno strumento. Da noi dipende l’uso che ne facciamo.
    Grazie per questo blog sempre interessante.

  9. Francesca Galzerano ha detto:

    Prof. Grazie per aver racchiuso in questo articolo quello che descrivo da qualche anno ai miei colleghi che si affannano a seguire i corsi previsti dal Pnsd e in classe continuano a usare esclusivamente la lezione frontale.

  10. Marco Zagarella ha detto:

    Sono d’accordo su tutto tranne il punto dell’ascolto della musica con le cuffiette, non perché non si debba ascoltare musica durante il disegno, anzi, ma perché l’uso delle cuffie, ed in particolare quello delle cuffiette, danneggia l’udito. Non è questa la sede per una spiegazione dettagliata di come viene indotto il danno, ma l’uso delle cuffiette è sconsigliabile se non si è costretti, tipo per telefonare, dove è preferibile per evitare le onde elettromagnetiche indotte dal cellulare. Lo dico in quanto tecnico del suono, appassionato di musica e discreto conoscitore del funzionamento del condotto uditivo (lavoro nel settore medico da 26 anni). Le informazioni sono comunque disponibili in rete.

    • Purtroppo non possiamo ascoltare musica con le casse audio per vari motivi: l’acustica delle aule è pessima, i ragazzi non riescono mai a mettersi d’accordo sui brani da ascoltare. Ad ogni modo non tengono il volume alto perchè voglio che possano sentire quando li chiamo o se c’è qualche allarme. In fondo si tratta di mezz’ora a settimana e non tutte.

  11. Luisa ha detto:

    concordo con quanto hai scritto. Nella secondaria di primo grado è un po’ più complessa la gestione di questi strumenti proprio perché i ragazzi non sempre ne fanno un uso consapevole….ci vuole la maturità che probabilmente i tuoi studenti con la tua mediazione hanno già raggiunto…comunque qualcosa sto seminando….speriamo di raccogliere buoni frutti. Un abbraccio e buona domenica.

    • Sì, tra i ragazzini di primo e secondo grado ci sono grandi differenze di maturità e senso di responsabilità. Io insegno alle superiori ma anche tra le mie classi trovo gradi diversi di consapevolezza. Non propongo a tutti le stesse attività.
      Si semina anche qui.
      E che sia un buon raccolto!

  12. Fiammetta Russo ha detto:

    Grazie per l’articolo. Concordo con te sul fatto che, a chi questi strumenti li usa da tanto e con naturalezza, potrebbe far sorridere l’idea di scrivere un articolo esplicativo sulle possibilità di aricchire la lezione anche con uno smartphone; ma, in questa fase, è necessario che persone come te, brave non solamente nel fare, ma anche nel raccontare, condividano le proprie pratiche quotidiane.

  13. Maria Teresa ha detto:

    Ora il tuo post lo giro al preside…
    Grazie un milione!!!

  14. Fabio Belardinelli ha detto:

    Notevole! Intelligente, senza pregiudizi.

  15. Anita ha detto:

    Articolo molto interessante, grazie mille…

  16. Caterina Romano ha detto:

    Stupendo, è quello che faccio anch’io. Gruppo WatsApp (anche se il preside critica), scambio di informazioni, ricerche in classe, disegno, musica, ecc. Sai qual’è la soddisfazione in tutto questo? quando i ragazzi vanno a visitare un museo e mi mandano le foto scrivendo: “Ha visto prof? Grazie per avermi fatto amare l’arte!”

  17. Marino ha detto:

    Grazie sempre molto interessante!

  18. Gianfranco ha detto:

    La rete è una finestra sulla conoscenza. Per la prima volta è la montagna (di informazioni) che va da Maometto. E’ una rivoluzione copernicana ed il vero problema sarà sempre di più come selezionare le informazioni e setacciarle per trasformarle in competenze: http://www.didatticarte.it/Blog/?p=8939. Si blatera di uso improprio, ma i ragazzi dove dovrebbero imparare in merito se non a scuola? Dove entusiasmarsi, se non sotto una guida che apra loro gli occhi sulla complessità e sul suo meraviglioso potenziale? “I giovani sono fiaccole da accendere e non orci da riempire”. Qui mi ripeto, Emanuela, ma credo che Plutarco vedrebbe in te una sua lontana discepola. Finalmente abbiamo orci a cui attingere copiosamente, pensiamo al fuoco noi privilegiati del terzo millennio.

  19. Gianfranco ha detto:

    Pensaci … un altro dei vantaggi rispetto al millennio trascorso: scottata ma non bruciata!

  20. Umberto Tenuta ha detto:

    Bellissima esemplificazione!

  21. mariateresa landucci ha detto:

    Condivido in pieno tutti i 10 punti che peraltro anche io metto in pratica, certamente non con risultati eccellenti come i tuoi. Sei costantemente fonte di ispirazione per me e per i miei alunni che ormai ti conoscono virtualmente. Avanti così!!!

  22. luca maggio ha detto:

    E come non essere d’accordo? Demonizzare la modernità a priori è inutile se non dannoso, specie se può essere così d’aiuto (oltre a mostrare esempi di usi sani ai propri allievi).
    Complimenti!

  23. Elle ha detto:

    L’uso improprio che gli stessi adulti fanno del cellulare, li porta a considerarlo una distrazione o un covo di peccatori… I tuoi dieci usi sono tutti interessanti, tu come insegnante sei un’opera d’arte e molti insegnanti, presidi e genitori dovrebbero prenderti come esempio. Grazie per ciò che semini in questi ragazzi, non se ne dimenticheranno!

  24. Anna ha detto:

    Sono una voce fuori dal coro, eppure apprezzo già da qualche anno il tuo blog che trovo fatto molto bene. Sono favorevolissima ovviamente a sfruttare anche internet per la ricerca dati, approfondimenti, ingrandimenti immagini ecc. ma utilizzando il mezzo a disposizione di tutti, cioè il pc e la lim che abbiamo nell’aula di arte. Io putroppo ho constatato, pur insegnando alle superiori, che i ragazzi si fanno più distrarre che non indurre ad approfondimenti seri e concentrati con il loro cellulare e la possibilità di evadere altrove, in tutto il mondo, per alcuni è facile richiamo e, mi permetto di dire, anche se la lezione è interessante. Quindi per me è assai meglio invitare i ragazzi a seguire i riferimenti sulla lim, intervenendo magari con suggerimenti e proposte usando il mezzo messo a disposizione della scuola e certamente suggerire loro di reperire informazioni ANCHE dal loro cellulare ma a casa. Fra l’altro il cellulare attivo in classe è anche quello che riceve il messaggio dalla mamma un po’ invadente o dalla ragazza che organizza il pomeriggio per uscire insieme. Occorre lasciare una parte della giornata senza l’appendice informatica e concentrarsi sullo studio o no? D’accordissimo invece per l’ascolto della musica mentre si disegna o si studia individualmente. Ma in questo dibattito mi sembra proprio di essere una mosca bianca….Grazie .

  1. 6 ottobre 2017

    […] Interessante il corredo di immagini, che trovate direttamente nel pezzo, a questo link […]

  2. 11 ottobre 2017

    […] Emanuela Pulvirenti ci racconta l’uso che ne fa lei, insegnante di arte che finora ha lavorato in assenza di indicazioni ministeriali: […]

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