Entrando nei quadri di Caravaggio…

Continua la serie delle invasioni dei miei alunni dentro i quadri più famosi della storia dell’arte.

Dopo Leonardo e Botticelli, oggi è toccato a Caravaggio. Non mi dilungo sull’efficacia didattica di questo tipo di attività (estremamente ludica ma anche formativa) per andare direttamente a raccontare l’esperimento.

Gli studenti erano solo sei ma si sono prestati ad interpretare ben dieci quadri: Vocazione di San Matteo, David, Deposizione, Narciso, Cena in Emmaus, Incredulità di San Tommaso, Giuditta e Oloferne, I bari, Medusa e Ragazzo morso da un ramarro.

L’estremo realismo delle immagini e la relativa semplicità delle posture ha reso l’operazione di posa molto più facile dei precedenti quadri viventi.

La presenza in aula di finestre poste solo sul lato corto ha semplificato anche la creazione della tipica luce di taglio di Caravaggio.

Luce che generalmente proviene dalla nostra sinistra, tranne nel caso della Vocazione di San Matteo dove l’illuminazione è dovuta ad una fonte posta a destra, fuori dall’inquadratura.

La prima opera reinterpretata è una grande tela realizzata da Caravaggio a cavallo del 1600 insieme ad altre due che narrano la vocazione, l’attività e il martirio di San Matteo. Si trova nella Cappella Contarelli presso la Chiesa di San Luigi dei Francesi, a Roma, e mostra l’entrata di Cristo in una sorta di taverna dove l’esattore Matteo conta i denari con altri uomini.

La mano di Gesù, un omaggio alla Creazione di Michelangelo, entra nel cono di luce a rendere più imperiosa la chiamata del futuro apostolo.

Come in tutte le tele di Michelangelo Merisi (chiamato Caravaggio dal nome paese nel milanese dove nacque nel 1571) la luce gioca un ruolo fondamentale. Contrapponendosi al buio più fitto colpisce e scolpisce figure, gesti ed espressioni creando effetti particolarmente teatrali.

In Davide con la testa di Golia (1610) Caravaggio, in preda ormai ad un estremo pessimismo, arriva a ritrarsi nel capo mozzato in mano al giovane eroe biblico.

La scena è veramente macabra: la testa del gigante gronda sangue dal collo e il volto sembra ancora vivo e stupito.

Estremamente teatrale, in piena sintonia con lo spirito del Barocco, è anche la Deposizione di Cristo (1604).

Una composizione molto dinamica, dal taglio diagonale, rafforza la drammaticità della scena. L’umanità di ogni personaggio può sfogarsi senza alcuna idealizzazione come avveniva nel Rinascimento.

Caravaggio mostra senza veli il pianto, la disperazione e persino le vene varicose nella caviglia dell’uomo che tiene le gambe di Cristo.

Il pathos si è un po’ perso nella messa in scena dei miei studenti perché, come spesso accade, l’imbarazzo dell’essere fotografati faceva venir loro da ridere… per apprezzarlo cercate l’originale o, ancora meglio, andatelo a vedere ai Musei Vaticani. È una delle tele più suggestive ch’io abbia mai visto!

Ma Caravaggio non si occupò solo di soggetti biblici. Anche la mitologia, infatti, offriva spunti interessanti per esprimere la drammaticità della nostra esistenza.

Nel Narciso (1599) appare soltanto il bellissimo giovane mentre si specchia sull’acqua ad osservare incantato la sua figura riflessa.

A tema religioso è nuovamente la Cena in Emmaus (1601). Abbiamo riprodotto la prima versione, quella attualmente esposta alla National Gallery di Londra.

L’ambiente, sempre avvolto nella penombra, è leggermente rischiarato da un fascio di luce laterale che proietta l’ombra dell’uomo in piedi accanto a Cristo. L’emozione è palese: i due discepoli hanno riconosciuto Gesù (che era già risorto) dall’atto di benedire il pane ed esprimono il loro immenso stupore l’uno nello scatto dalla sedia e l’altro nell’apertura improvvisa delle braccia.

Stessa tensione si avverte nell’Incredulità di San Tommaso (1600). Anche in questo caso il pittore non ci risparmia i particolare più crudi come quel dito dell’apostolo scettico che Gesù introduce nel taglio sul costato per indurlo a credere nella sua resurrezione.

In questi dettagli è evidente la cultura della Controriforma che all’arte chiedeva di persuadere gli eretici suscitando forti emozioni. Col Concilio di Trento (metà del XVI sec.) ai pittori si suggerì si raffigurare la figura di Cristo “afflitta, sanguinante, vilipesa, con la pelle lacerata, ferita, deformata, pallida e sgradevole a vedersi”.

Insomma doveva suscitare pietà e commozione e toccare le corde più profonde dell’animo umano.

Per dipingere Giuditta e Oloferne (1599) Caravaggio si ispira ad una sua amante, una prostituta. Non è la prima volta che il pittore sceglie i suoi modelli tra gli “scarti” della società. Per lui è un modo per essere il più possibile reale, intendendo con questo termine l’opposto di ideale e accademico.

Qui è molto reale anche la luce che, provenendo sempre da sinistra, fa emergere dall’ombra un elegantissimo drappo purpureo, quasi un sipario sollevato a mostrarci lo spettacolo della morte in diretta!

È questo tipo di luce che i miei studenti hanno cercato di ricreare nell’esercizio delle foto caravaggesche.

Alcuni quadri, però, non sono né mitologici, né a tema religioso. È il caso delle cosiddette “scene di genere”, dipinti nei quali è rappresentato un momento di vita quotidiana.

Ne I bari (1594) l’artista ritrae tre persone mostrando, attraverso il gioco di sguardi, tutti i sotterfugi che stanno avvenendo all’insaputa del giocatore di sinistra.

Di nuovo mitologica è la figura di Medusa (1598) rappresentata, come la testa di Golia, decapitata e dall’espressione carica di orrore.

I serpenti si avvolgono sul suo capo mordendosi a vicenda e aggiungendo all’immagine un ulteriore elemento raccapricciante.

Per finire abbiamo ripreso anche il Ragazzo morso da un ramarro (1993). Un’opera apparentemente ironica, un piccolo incidente di poco conto nel quale, però si scatenano emozioni ed espressioni di grande intensità.

Come nella Cena in Emmaus è qui presente sul tavolo una piccola natura morta, un capolavoro nel capolavoro. Il vaso in vetro con i riflessi, la trasparenza e la rifrazione dell’acqua, il fiore un po’ appassito che ci ricorda la transitorietà della bellezza e la frutta liberamente disposta sul ripiano sono una vera opera d’arte e di virtuosismo che solo un grande maestro poteva lasciarci.

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23 Risposte

  1. Elisa ha detto:

    Bellissimi i tuoi alunni caravaggeschi!! Quanto tempo dedichi per questo lavoro?

    • didatticarte ha detto:

      Grazie mille Elisa.
      Gli scatti li ho fatti nell’ora di lezione. I fotomontaggi mi hanno impegnato un paio di pomeriggi.
      Tuttavia non solo mi diverto a farli ma in genere l’atmosfera in classe migliora sensibilmente dopo queste attività… insomma, ne vale la pena!

  2. Alessandra ha detto:

    Ah, la luce fa la differenza, negli originali, come nelle vostre versioni scolastiche.
    Che tipo di macchina fotografica hai usato? Hai lavorato anche sui colori e sulla luce, nel montaggio?
    Hai provato a fare scattare le foto ai ragazzi o le hai fatte tutte tu?
    Bellissima iniziativa, comunque. Complimenti!

    • didatticarte ha detto:

      Sì, la luce è tutto, come scrivevo anche in altri post…
      In questo caso ho usato una macchina fotografica compatta grandangolare (le foto le faccio io, sarebbe troppo complesso farle fare a loro senza avere la possibilità di approfondire il tema della fotografia) e ho ritoccato anche i toni e la luminosità. Ho aumentato il contrasto in alcune foto, in altre ho schiarito solo alcuni punti o ne ho scuriti altri.
      Il compito dei ragazzi era quello di riuscire a riprendere le pose originarie, cosa in genere molto complicata. Per fortuna, di solito, c’è qualcuno che si presta spontaneamente a fare da “regista”: osserva l’immagine e impartisce gli ordini 😉

  3. Nicoletta ha detto:

    Belissima lezione quella di ricreare in classe i quadri di Caravaggio…
    Avessi potuto avere anch’io un’insegnante così…

  4. Beppe Rinaldi ha detto:

    Come vorrei essere un mago e con una bacchetta magica farti avere l’oscar per il tuo sito! Però io son qua e il mio Oscar te lo dò lostesso. Grazie, grazie, grazie e ancora grazie!

  5. marco ha detto:

    Lavoro IMPORTANTISSIMO, quei giovani oltre al gioco ricorderanno le opere del Grande Caravaggio essendoci entrati dentro…
    Vocazione, quella di un insegnante che arriva a tanto.
    Mi associo a Beppe Rinaldi.
    marco

  6. Salvatore Fucali ha detto:

    Didattica creativa!

  7. Barbara ha detto:

    Lavoro fantastico! complimenti davvero!

  8. Irene Tedeschi ha detto:

    Bellissimo lavoro! Anche a noi è capitato di lavorare sulla stessa onda, ma con i l video, con due classi della secuola secondaria di Senago (MI). Abbiamo usato il greenscreen e il circuito chiuso in modo che i ragazzi, dopo aver progettato la loro intrusione nel dipinto, vedevano in diretta se stessi all’interno del quadro e sapevano come muoversi al suo interno. Poi abbiamo rifinito il tutto con Aftereffects e sonorizzato. Ecco il link al video > https://vimeo.com/63554428

  9. Caterina ha detto:

    Come fare per avere lo sfondo originale del dipinto? Quale programma hai utilizzato per fare il fotomontaggio?

    • didatticarte ha detto:

      Ciao Caterina, ho usato Photoshop e ho semplicemente cancellato le porzioni dei personaggi originali che sbucavano fuori dalle sagome degli studenti.
      In pratica ho fotografato i ragazzi in aula, ho scontornato le loro foto applicandole su un livello superiore nell’immagine del dipinto. Ho eliminato ciò che sporgeva delle figure originali e ho ritoccato luci ed ombre per avvicinarmi di più agli effetti di Caravaggio. È semplice per chi abbia un po’ di dimistichezza con il fotoritocco.

  10. Graziella Scala ha detto:

    Lavoro fantasticoooooo ! Bravissimi gli “scolari” che dovranno molto alla loro Bravissima insegnante !!! 100.. 1.000… 100.000 DIDATTICARTE nella scuola italiana ( …forse l’Italia sarebbe migliore ! )

  11. Andrea Bebbu ha detto:

    Sono impegnato nel preparare una lezione sugli elementi teatrali che si possono riscontrare nel Caravaggio e devo dire che questo sito è davvero bello, interessante e permette di apprezzare il lavoro sotto altri punti di vista, che restano ben impressi nella mente di chi studia e di chi deve spiegare ciò che Caravaggio sa suscitare!

  1. 19 febbraio 2015

    […] L’idea di Emanuela Pulvirenti, docente di Disegno e Storia dell’arte, presso il Liceo Scientifico “Giovanni Falcone” di Barrafranca, in provincia di Enna, è interessantissima: invitare i suoi studenti a conoscere più da vicino le opere di Caravaggio “entrando” nei quadri del pittore. Il lavoro di studio si basa sulla reinterpretazione da parte degli studenti dei personaggi che vivono le opere di Caravaggio, in seconda battuta c’è un bel lavoro di fotomontaggio. Il risultato è sorprendente. Leggi il post! […]

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