Scarabocchiare ad arte: il doodling!

“Prof. io non so disegnare!”. Questa la risposta immediata della maggior parte dei miei alunni quando propongo il disegno a mano libera.

E, d’altra parte, il fatto che tutti possono disegnare e produrre immagini belle e significative è un concetto difficile da far passare. La capacità di disegnare è infatti, tecnicamente, la stessa che ci permette di scrivere a penna. Se sappiamo coordinare la mano quanto basta per scrivere in corsivo allora abbiamo sicuramente la possibilità di imparare a disegnare.

drawing_hands

Tutto dipende dalla nostra capacità di osservare, cosa che non sappiamo fare quasi per niente. Finiamo col rappresentare stereotipi perché non riusciamo a guardare veramente la realtà… è una storia lunga che merita sicuramente qualche post apposito.

Voglio solo anticipare che queste riflessioni sono raccolte in un libro straordinario dal titolo “Disegnare con la parte destra del cervello” di Betty Edwards. Ecco cosa riporta la quarta di copertina:

Tutti possono imparare a disegnare, purché imparino a far emergere la capacità di “vedere artisticamente”, ossia di percepire la realtà non secondo gli schemi precostituiti della mente razionale che è gestita dall’emisfero sinistro del cervello, bensì attraverso lo sviluppo delle categorie intuitive e della creatività, cui presiede l’emisfero destro. La Edwards propone una serie di esercizi e strategie per “ingannare” l’emisfero sinistro, tendenzialmente dominante, e permettere a quello destro di “dirigere le operazioni”.

Al di là del tradizionale equivoco sul nostro cervello, è interessante l’approccio all’osservazione, vero punto di partenza dell’apprendimento del disegno.

Ma torniamo all’argomento di questo post: generalmente abbiamo paura di provare a disegnare perché sappiamo che il risultato ci deluderà, ma nessuno di noi si spaventa a scarabocchiare mentre parla al telefono o mentre ascolta una lezione…

Il ‘doodling‘ non è altro che questo: realizzare pattern di disegnini intrecciati come quelli che facciamo distrattamente sui bordi dei quaderni.

Basta un buon pennarello nero, carta di qualsiasi provenienza e la capacità di lasciarsi guidare dall’istinto. In rete, tra l’altro, si trovano migliaia di esempi da cui trarre spunto.

Provate anche voi: prendete il materiale e cominciate a riempire una forma qualsiasi. Potete partire anche da un cerchio e procedere in senso radiale.

Potete anche provare ad ispirarvi ad opere del passato. Banar Designs, ad esempio, crea un contorno di doodle ai volti di celebri dipinti della storia dell’arte.

Altri hanno ripreso Notte Stellata di Van Gogh o l’Onda di Hokusai

Lavorando solo su linee continue ed ondulate si possono ottenere incredibili effetti tridimensionali!

Come primo esercizio (anche per bambini molto piccoli) si può cominciare con la propria mano: l’effetto è assicurato!

Ma se vi fate prendere la mano (!) rischiate di riempire di doodle intere pareti! Roba da horror vacui!

Seidlitz-doodle

Un ultimo consiglio: quando avete finito provate a colorare il vostro doodle con acquerelli o pastelli. Il risultato sarà davvero sorprendente.

Se avete ancora qualche dubbio guardate questo video: vedrete quant’è facile!

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39 Risposte

  1. susanna castoldi ha detto:

    Super interessante soprattutto per coloro che scarabocchiano da sempre.

  2. Maurizia Onofri ha detto:

    Mi ha riportato a due periodi molto belli della mia vita, all’istituto d’arte dove dovevo riempire disegni infiniti di grafismi in bianco e nero e ai tempi dell’Accademia di Costume e Moda, quando per un’anno ebbi lezioni di grafica e usavo, già allora nel 1970, collage e “zentangle” insieme: qualcosa dentro è rimasto se ho realizzato dopo tanti anni quei pannelli che hai visto! Grazie.

    • didatticarte ha detto:

      Quel pannello è davvero un’opera d’arte! C’è un equilibrio perfetto tra grafismi e collage. Pochi tocchi di colore – rosso, il mio preferito – e un perfetto equilibrio di pieni e di vuoti.
      Dovrò cimentarmi anch’io… 😉

  3. giodan ha detto:

    ma guarda! io ho sempre fatto questo tipo di scarabocchi nella mia vita, ma non sapevo che si chiamassero così. A me è sempre piaciuto partire da un angolo del foglio e piano piano conquistarlo tutto. Cosa davvero interessante del post è il concetto che tutti noi abbiamo la capacità di disegnare ma non tutti sappiamo attivare la capacità di osservare in maniera artistica.
    Vedo purtroppo una regressione della capacità di esprimersi con il disegno nella maggior parte dei ragazzi. Alla scuola dell’infanzia il disegno è un mezzo di espressione fondamentale e libero. Poi mano a mano che si cresce questa capacità viene “ingabbiata” e spesso repressa. La maggior parte dei bambini alla fine delle elementari disegnano le stesse cose, gli stessi soggetti e con tratti molto “standardizzati”. Dalle scuole medie in su ci si scontra con una sorta di concetto astratto: il disegno come dovrebbe essere e come invece lo fai tu (spesso male, naturalmente). Quasi tutti escono dalle medie pensando di non saper disegnare. Il paradosso mi sembra questo: il bambino piccolo viene lasciato più libero non perché si dà spazio alla sua creatività ma perché in realtà si pensa che “non sia in grado” di fare cose di senso compiuto! Man mano che si cresce si diventa più inquadrabili, e ci inquadrano. Pensate a quanti adulti sentono il bisogno di esprimersi in modo grafico rispetto al numero di bambini in età prescolare che ti chiedono di poter fare un disegno. Per questo trovo ancora più interessante la valorizzazione dello zentangle: ripartiamo da una pratica che anche gli adulti ancora fanno, scarabocchiare grafismi mentre fanno altro, e da lì cerchiamo di recuperare dignità ad una forma espressiva che viene di solito inibita, quella grafica. E non per diventare Artisti, ma per sfruttare tutte le modalità espressive che possediamo, senza impegno e senza pretese, solo per comunicare.

  4. Giuliana Finotello ha detto:

    Anch’io non sapevo che le miriadi di disegnini con cui colonizzo qualsiasi foglio mi trovo davanti ( specialmente nelle interminabili riunioni del collegio docenti!) si chiamassero così. Davvero un articolo simpatico!

  5. enrica ha detto:

    Grazie! 🙂
    Mi hai svelato un nuovo e magico mondo da esplorare.

    Enrica

  6. Viviana ha detto:

    Faccio questi “scarabocchi” da sempre, eppure non pensavo esistesse proprio un termine per indicarli o che addirittura ci fosse anche la possibilità di studiare la tecnica per farli!
    Fatto sta che io, partendo da semplici scarabocchi così, una mattina a scuola ho iniziato un disegno che ho portato avanti per qualche mese, ed ogni giorni in classe aggiungevo un particolare in più finché non è venuto fuori questo:

    https://www.facebook.com/photo.php?fbid=298387313606008&set=a.137929732985101.26563.100003042253199&type=1&theater

    🙂

  7. Angustias ha detto:

    ¡Maravillosos!. Me encantan todas las entradas de tu blog y me gustaría compartir ésta especialmente con mis alumnos. Te seguimos con entusiasmo y curiosidad ¡Enhorabuena!

  8. Emanuela ha detto:

    Ai miei tempi e in siciliano li chiamavamo ” spadda penna”, tradotto “consuma penna”.
    Li ho fatti fare ad un laboratorio alle scuole medie, un successo! Uno dei ragazzi lo ha riferito al proprio prof. di artistica e lui non sapeva cosa fossero. Bella soddisfazione per il ragazzo.

    • didatticarte ha detto:

      Spadda-penna… anche se sono siciliana pure io, questa non l’avevo mai sentita 😉
      Mi pare molto più significativo di zentangle!

  9. tobina ha detto:

    Mio figlio è disgrafico e la specialista gli ha proposto questa attività come parte del percorso di riabilitazione :)) Utilissimo il video, per lui! Grazie!

    • didatticarte ha detto:

      Sono davvero contenta che quest’attività possa essere utile anche su questo aspetto!
      Potrai trovare tanti altri video molto interessanti andando su Youtube e digitando “zentangle drawing” nel campo di ricerca.
      Un abbraccio a te e a tuo figlio 😀

  10. Simona Martini ha detto:

    Bellissimo! Come tutto il tuo lavoro! Insegno lettere ma spesso do uno sguardo al tuo sito al tuo blog per alcune attività.
    Grazie

  11. elisa ha detto:

    quanti fogli avrò riempito e riempio ancora nelle attese o nell’attesa che passi la noia …molto interessante questo post e tutti gli altri ..

  12. Marina ha detto:

    Grazie per questo blog così istruttivo e per questo post in particolare.

    Mi sono interessata anche io agli “Zentangles” ma il tono da setta mistica degli inventori del termine mi ha lasciata fredda… Vero è che negli U.S.A. sono abilissimi nel monetizzare cose che noi in Italia facciamo tanto per passare il tempo…

    Trovo il termine “Spadda Penna” meraviglioso!

  13. viola verde ha detto:

    Quando mi è capitato d’insegnare educazione artistica nella scuola media (ho più di un’abilitazione e ho coperto cattedre anche nei licei scientifici) nelle prime classi, proprio per far superare l’imbarazzo del foglio bianco, come primo compito proponevo il gioco dello scarabocchio da colorare nelle varie parti che si formavano e poi andare alla ricerca d’immagini riconoscibili. E c’era una gara tra chi ne trovava di più oppure se si riusciva a creare un soggetto unitario (con qualche opportuna correzione di spazi e linee). Gli alunni ne erano gratificati perché la sorte gli offriva quella capacità figurativa che non credevano di
    possedere: si sentivano bravi! lo consiglio a tutte/i le/i colleghe/i. Buon lavoro

  14. dddd ha detto:

    Di chi sono gli ultimi due disegni postati? complimenti per il bel articolo!

  15. Fabio ha detto:

    Bellissima questa tecnica. Se vi interessa sul mio blog potete scaricare un libretto di 28 pagine che illustra ai bambini la tecnica del Zentangle passo-passo.
    Ciao
    Fabio

  16. Fabio ha detto:

    Il mio blog è: http://www.giochiecolori.it trovate il libretto sui zentangle 🙂

  17. Federica ha detto:

    Ciao e complimenti per i tuo blog. Ho ripreso a disegnare da qualche tempo, proprio grazie ad una segnalazione di un’amica che mi ha fatto conoscere lo Zentangle. Per me è stato un toccasana, visto che mi permetteva di lavorare in modo molto semplice e a ‘spizzichi e bocconi’ nei ritagli di tempo.
    Grazie di cuore per tutto il lavoro che sta dietro ai tuoi articoli. Sono spunti preziosi!

  18. maria teresa ha detto:

    in teoria è così… se si può scrivere si può anche disegnare. ma come spigare il fatto che un mio figlio del tutto disgrafico disegnava invece benissimo (seppure con un uso del foglio alquanto peculiare)? ora sa anche scrivere, ma ci sono voluti anni. i suoi disegni erano invece, sin da molto piccolo “fiamminghi”, quanto a dettagli .

  19. enzo biffi gentili ha detto:

    Bisognerebbe ricordare di piu gli studi fondamentali di Rhoda Kellogg sugli scarabocchi dei bambini, e le teorie e pratiche artistiche del nostro grandissimo -e misconosciuto- Luciano Lattanzi

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