Pavimenti sporchi come opere d’arte!

Avete presente come si riduce un pavimento dopo una festa rumorosa ed affollata? C’è di tutto… bicchieri di plastica, tartine calpestate, olive vaganti e pezzi di torta incollati alle piastrelle!

E se vi dicessi che una cosa del genere, cioè un pavimento sporco di avanzi di cibo, potrebbe essere un’opera d’arte? Mi direste subito “Vabbé, la solita trovata kitsch di qualche artista che cerca di essere originale”.

E se vi dicessi, poi, che questo artista che cerca di essere originale è vissuto più di duemila anni fa, cosa rispondereste??? Io dico che restereste a bocca aperta…

Quella di cui voglio parlarvi oggi è proprio la rappresentazione di un pavimento non spazzato, un asarotos oikos (o, semplicemente asaroton) come avrebbero detto i greci, realizzata a mosaico proprio al posto del pavimento vero. L’idea di avere un’opera del genere nasceva dal desiderio, per il ricco committente (prima greco, poi romano), di vantare il suo benessere esibendo sul pavimento gli scarti dei suoi pasti… per la serie fammi vedere la tua spazzatura e ti dirò chi sei!

L’inventore di questo genere (considerato un lontanissimo antenato della natura morta) sarebbe l’artista greco Sosos di cui narra Plinio descrivendo un mosaico realizzato a Pergamo nel II sec. a.C. e rappresentante i resti di un pasto.

L’originale è andato perduto ma lo stesso soggetto è visibile anche in alcuni mosaici coevi di Roma e Aquileia. Il primo, proveniente da Vigna Lupi, Roma, e risalente al II sec. a.C. (oggi ai Musei Vaticani), mostra rifiuti sparsi sul pavimento rappresentati in maniera molto realistica, quasi un trompe l’oeil, in cui ogni scarto alimentare (si riconoscono zampe di pollo, ricci di mare, gusci di frutta secca e foglie di verdura) è realizzato con grande cura e con un’ombra perfetta.

L’esempio di Aquileia, databile al I sec. a.C., mostra lische di pesce, molluschi, frutta ed elementi vegetali. Anche in questo caso la fattura è di altissimo livello e la precisione del dettaglio quasi fotorealistica!

Al Museo del Bardo, Tunisi, è conservato un altro interessante frammento di Asaroton in cui i rifiuti campeggiano su uno sfondo scuro.

Dopo questi esempi l’asarotos oikos scompare misteriosamente per circa duemila anni (evidentemente mostrare la propria spazzatura non era più uno status symbol…) per riapparire improvvisamente sui marciapiedi di Boston nel 1976. Qui l’artista Mags Harries ha incastonato nel cemento i tipici rifiuti che si trovano nei mercati all’aperto: cassette della frutta, giornali, baccelli, pomodori, foglie di insalata, guanti ed altro, tutti realizzati in bronzo.

Un asarotos oikos molto ordinato (una versione quasi concettuale del tradizionale pavimento non spazzato) è quello della installazione di Jean Marie Vives.

La visione di uno scarto al centro di ogni piastrella crea un effetto un po’ spiazzante: se sono rifiuti perché non sono disposti a caso? Sembrano quasi incorniciati dal bordo della singola mattonella, piccole opere d’arte tra dada e pop

La mosaicista australiana Helen Bodycomb ha pensato, invece, di riprendere integralmente l’asaroton greco con un pannello su cui campeggiano salsicce, frutta, ortaggi e pezzi di formaggio.

Qualcosa del genere è stato realizzato anche da Michelle Weinberg per l’Hollywood Arts Park. In questo caso i rifiuti sono quegli oggetti che si trovano (purtroppo) gettati a terra nei parchi.

La forma d’arte più attuale, però, non è il mosaico ma l’animazione digitale! Allora godetevi questo piccolo e delizioso viaggio tra secoli di pavimenti non spazzati.

 

E la prossima volta che state per pulire il pavimento che, dopo una festa di bambini o una cena in allegria, somiglia ad una discarica, fermatevi un attimo… potreste cancellare un capolavoro!

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17 Risposte

  1. michele picardi ha detto:

    sempre interessanti i tuoi articoli

  2. Alessandra ha detto:

    Avanzi di cibo sul pavimento… 🙁 Non mi sembra il massimo da rappresentare, anche se la spiegazione è interessante. Che debosciati questi Romani! Vuoi che fosse proprio alla fine di questi allegri convivi, che declamavano versi? Mah!
    (Interessanti i letti tricliniari, però. Anche se doveva essere scomodissimo mangiare in quelle posizioni)

    A proposito di rifiuti, avrai sentito di questo caso:
    http://qn.quotidiano.net/cronaca/2014/02/21/1029001-scambia_opere_arte_rifiuti_butta_tutto_nella_spazzatura.shtml

    • didatticarte ha detto:

      Quella dell’asaroton mi sembra una incredibile testimonianza storica sulle abitudini di due millenni fa. E trovo molto divertente l’idea che potesse diventare un tema artistico. Ancora oggi, d’altra parte, l’estetizzazione dello scarto è molto in voga come testimoniano i lavori di Daniel Spoerri.
      Riguardo il caso di cui mi parli mi fa ridere di gusto: quando gli artisti (o presunti tali) vogliono fare i dadaisti a tutti i costi devono mettere in conto che qualcuno poco informato potrà scambiare le loro opere per quello che sono… 😉

  3. ciro ha detto:

    bellissima lezione, una occasione per sviluppare tematiche nelle direzioni più diverse in modo accattivante e intelligente!

  4. Marica Magni ha detto:

    ma che meraviglia! ma dove trovi queste immagini e, soprattutto, questi video? meno male che ho scoperto questo blog!!!

    • didatticarte ha detto:

      Grazie! Negli anni ho raccolto una gran quantità di materiali interessanti, immagini, video, link, articoli… adesso comincio a riordinarli utilizzandoli per farne i post 😉

  5. giu ha detto:

    creazioni bellissime e sempre molto originali.

  6. marco ha detto:

    Avec toi ce un retour à l’ecole
    Tres Bien, Merci Beaucoup…!

  7. Chef ha detto:

    Molto interessante; non conoscevo alcuni degli esempi contemporanei, ma l’asaroton mi attira molto. Dal punto di vista estetico, mi sembra si situi (insieme a quella che i moderni chiamano “natura morta”) all’origine del realismo visivo, cioè alla capacità di stupire e ingannare insieme il fruitore.
    In questo caso il fruitore “cammina” letteralmente nell’opera d’arte (quindi l’artista precorre di molto l’opera aperta dei contemporanei, i quadri e le opere che si fanno ambiente, percorsi che avvolgono ecc ecc).
    Dal punto di vista simbolico, invece, fare del bello con la sporcizia rivede o rimescola i canoni di purezza e impurezza (Mead, ecc.), canoni che noi contemporanei teniamo così separati (molto più o diversamente dai canoni dell’epoca in cui nacque l’asaroton, credo).
    Poi c’è la nota per me più importante, ed è legata al sentimento della convivialità, ed al gioco del ricevere a tavola, del banchetto, insomma.
    L’asaroton è una grandissima idea, una di quelle in cui puoi cadere all’infinito.

  8. Antonia Pia ha detto:

    Ho trovato molto interessante questo articolo, anche perché in questo periodo sto portando avanti un mio progetto (sono una pittrice) in parte attinente agli asaraton greci e romani.

  9. Marika ha detto:

    Molto molto interessante, un tassello da aggiungere alla mia ignoranza. Grazie.

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