Alfabeti creativi: lettere e fantasia!

Variazioni sul tema, si potrebbero definire. Partire dall’alfabeto ed esplorarne le infinite possibilità grafiche ed iconiche usando fotografie, tessuti, sassi, carta e qualsiasi altro materiale si possa immaginare.

Ecco, questo secondo me è un formidabile esercizio di creatività adatto ad alunni di qualsiasi ordine e grado (ma anche a chi non è più studente…). Non bisogna far altro che osservare la forma delle lettere e riuscire ad individuarle negli oggetti che ci circondano o a comporle modificando oggetti esistenti.

L’immagine di apertura, ad esempio, è un alfabeto di sassi raccolti da un certo Tom sulla spiaggia di Brighton. Tutto cominciò con un ciottolo che somigliava ad una B; da quel momento Tom raccolse tutti i sassi per comporre il suo originalissimo alfabeto.

Dutch Osborne, invece, ha realizzato il suo alfabeto con la tecnica del rayogramma, poggiando cioè degli oggetti sulla carta fotografica ed imprimendovi la silhouette.

Abba Richman realizza alfabeti fotografici selezionando dettagli che a chiunque passerebbero inosservati ma che ad un occhio allenato richiamano immediatamente alle forme delle lettere.

Jen Quinn, invece, raccoglie le lettere che già sono presenti nel panorama urbano componendole in fantasiosi alfabeti dai mille caratteri.

Lisa Riemann si è accorta che non solo gli oggetti, ma anche lo spazio vuoto tra di essi può assumere la forma di una lettera. Ha fotografato così gli squarci di cielo tra i palazzi tirandone fuori il suo alfabeto personale.

Guardando il mondo dal punto di vista opposto, e cioè dal cielo, Nelde ha ritrovato tutte le lettere nelle forme di fiumi, palazzi, parchi e altri elementi del paesaggio visibili da Google Maps.

Un classico rivisitato in senso fotografico è l’alfabeto di Howard Schatz composto da due corpi umani che formano le lettere sott’acqua.

Si tratta di un genere già esistente fin dall’Alto Medioevo e praticato in tutti i secoli seguenti in infinite varianti e posture, come dimostrano le seguenti illustrazioni.

Passando ad un altro genere, l’agenzia pubblicitaria The Butler Bros ha composto un alfabeto di arredi di design per mostrarne l’infinita varietà.

Usando, invece, una sola sedia Amandine Alessandra ha realizzato tutte le lettere: è bastato nasconderne alcune parti per ricavare l’intero alfabeto.

Ci sono anche altri oggetti che si prestano ad essere utilizzati per comporre tutte le lettere: basta ruotarli o schermarne alcune porzioni. Possiamo trovare così l’alfabeto fatto con le pinze (Dave Wood), con le graffette (di Teo Menna) e persino con un neon appositamente modellato (Sebastian Bissinger & Laure Boer).

Si può realizzare un alfabeto anche modellando degli oggetti “malleabili” come tessuti (Stuart Whitton), cravatte (Ed Nacional), o magliette da indossare (Amandine Alessandra).

Davvero spettacolare è l’alfabeto creato muovendo una torcia e fotografandone l’effetto come nei celebri scatti di light painting di Picasso. In questo caso si tratta della performance di Nir Tober.

Oltre che con la luce l’alfabeto si può fare anche con le ombre come nell’esperimento di Christopher Jones.

Passando ad alfabeti più “materici” si possono trovare tutti quelli creati con la piegatura della carta (un foglio A4 per Vladimir Tomin), dei lacci delle scarpe (Mark Noterman), degli elastici tenuti con chiodini (Nicolas Queffelec) e persino della carta igienica!

Vi propongo, inoltre, alcuni alfabeti le cui lettere sono composte da assemblaggi polimaterici divertenti e colorati. Il primo, di Viktor Koen, è realizzato con parti di giocattoli; il secondo, di Toormix, è formato solo da elementi delle biciclette.

Per finire un piccolo capolavoro da artisti! Un microscopico alfabeto scolpito da Dalton Ghetti sulla punta delle matite.

E adesso guardatevi intorno: avete scoperto un nuovo alfabeto intorno a voi?

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12 Risposte

  1. Mariella ha detto:

    La tua capacità di coinvolgimento é fantastica, impossibile non seguire i tuoi splendidi suggerimenti, frutto di amore e cultura. Peccato che la scuola da noi é l’ultima ruota di un carro sgangherato che chissà ancora per quanto tempo potrà andare avanti

    • didatticarte ha detto:

      Grazie Mariella! Sì, è proprio un carro sgangherato ma vale sempre la pena di rimboccarsi le maniche e spingerlo con tutte le proprie forze.

  2. Mariella ha detto:

    Non c’é alcun dubbio, io ho messo la mia forza fino in fondo e i miei alunni me lo confermano ancora oggi, dopo tanto tempo. Non ti arrendere mai, sei davvero molto in gamba e il tempo ti saprà ricompensare di tutto. Vai alla grande, ma proprio davvero!!!

  3. TIZIANA NIRONI ha detto:

    la creatività non ha limiti

  4. francesca ha detto:

    bellissimo…mi consigli di farlo in 3° (media) a comunicazione visiva (io insegno tecnologia) o in 1°? sei fortissimaaaaa

  5. giulia pisana colucci ha detto:

    questo post é davvero stupendo! grazie per i continui arricchimenti che con generosità ci regali… buon anno a te e tanta creativitá ancora per tutti noi!

  6. Gaspare ha detto:

    Quanto è bello viaggiare con te!

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