Santa Maria della Salute, l’architettura dipinta

Non ho resistito neanch’io. Passando sopra il ponte dell’Accademia, a Venezia, e vedendola svettare alla fine della prospettiva del Canal Grande, ho fatto la stessa foto che migliaia di turisti ripetono ogni giorno.

venezia salute da ponte

Ma perché la chiesa di Santa Maria della Salute è così irresistibile? Perché, prima dei turisti col telefonino, centinaia di pittori armati di cavalletto hanno fatto la stessa cosa?

Sarà la posizione scenografica, in fondo a quell’immenso corso d’acqua che scorre tra le case. Sarà la forma, gigantesca semisfera che cattura lo sguardo e lo spazio. Sta di fatto che dal 1687, anno della sua consacrazione, la Basilica della Salute è stata raffigurata ripetutamente in tutti gli stili e da tutti i punti di vista possibili.

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In effetti è un vero capolavoro dell’architettura: iniziata nel 1631 per ringraziare la Madonna di aver liberato la città dalla peste, fu realizzata dall’architetto Baldassare Longhena in uno stile molto originale che mescola l’insegnamento tardo-rinascimentale di Palladio alle novità del Barocco romano.

Osserviamo pianta e sezione: sostanzialmente si tratta di un grande ambiente a pianta centrale di forma ottagona con deambulatorio e adiacente santuario e cupola alla veneziana (cioè con grande calotta esterna) su tamburo.

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Uno spazio misurato ed elegante di sapore ancora rinascimentale.

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È l’esterno ciò che rivela l’essenza barocca di questa chiesa. È l’esuberanza della decorazione, ma è soprattutto quel giro di controfforti a voluta che circonda la cupola dandole slancio ed elasticità.

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Solo pochi decenni dopo il suo completamento, la Basilica diventa subito il giocattolo preferito dai vedutisti veneziani. Il primo di tutti, però, fu l’olandese Kaspar van Wittel, il padre del celebre architetto Luigi Vanvitelli (il cui cognome venne italianizzato). Risale al 1706 il suo primo dipinto della Salute.

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E poi, naturalmente, c’è Canaletto. A partire dal primo quadro del 1727 e per circa vent’anni, Giovanni Antonio Canàl (il Canaletto, appunto) dipinge instancabilmente la chiesa col suo tipico stile nitido e luminoso dovuto anche all’uso della camera ottica.

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Negli stessi anni altri vedutisti si esercitavano sullo stesso soggetto.

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Intorno alla metà del Settecento è il turno di Francesco Guardi, altro veneziano amante di scorci quotidiani e cieli inquieti.

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Con l’inizio dell’Ottocento la veduta urbana armoniosa, anche un po’ leccata, dei vedutisti lascia il posto alle visioni sfocate di William Turner. Talmente nebbiose che la Salute non si vede più! Ma vi giuro che c’è! Aguzzate la vista: è là, al centro, leggermente più scura.

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Forse, rispetto a quest’opera del 1840, la chiesa si distingue meglio in questi dipinti, di poco successivi.

In tutte le tele, c’è comunque quella sensazione quasi palpabile della foschia, dell’umidità che si solleva dalla laguna. Un vero maestro delle atmosfere, insomma. Capace di rendere il peso dell’aria anche con pochi tocchi di pennello.

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Prima che la lezione di Turner venga ripresa dai grandi maestri delle vibrazioni di luce e colore (gli impressionisti, per intenderci), la Salute viene dipinta per tutto l’Ottocento in tante suggestive versioni romanticiste. Eccone alcune.

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E non mancano i primi notturni…

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Finalmente, nel 1908, arriva a Venezia Claude Monet. E inizia e lavorare sulla Salute come già aveva fatto per la Cattedrale di Rouen. La riprende in vari momenti del giorno, con diverse condizioni atmosferiche, coglie il  continuo mutare dei colori e rende l’acqua del Canal Grande protagonista quanto l’architettura.

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Qualche anno prima era già stato a Venezia anche Paul Signac, uno dei maggiori esponenti del Pontillisme, quella corrente pittorica la cui tecnica si basa sull’accostamento di puntini di colore puro direttamente sulla tela.

Nei suoi quadri la Salute si polverizza come in un mosaico mentre cielo e mare si colorano delle tinte più inaspettate.

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Non sembra neanche lo stesso autore di questi delicati acquerelli…

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Inoltrandosi nel Novecento, però, termina l’epoca delle visioni più o meno pittoresche della chiesa della Salute. Pochi se ne interessano e quelli che lo fanno la trasformano in un oggetto destabilizzante.

Oskar Kokoschka, da bravo espressionista, la dipinge traballante ed eccessiva…

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… mentre altri artisti l’hanno rivisitata in visioni surrealiste, metafisiche o pop.

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Naturalmente questa carrellata è solo una piccola parte dei dipinti dedicati alla Salute. Altri ne ho raccolti su Pinterest e altri ancora neanche li conosco!

La maggior parte dei quadri appartengono alla seconda metà del Settecento, ma soprattutto all’Ottocento. Nel secolo scorso, invece, l’interesse dei pittori sembra smorzarsi. Sarà ‘colpa’ della fotografia? Beh, se lo scatto è di Gianni Berengo Gardin (la Salute sotto la neve, 1954) è una colpa davvero perdonabile!

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E se la fotografia diventa un mezzo, ancora più efficace della pittura, per denunciare i rischi che un delicato equilibrio come quello della laguna sta correndo, allora non rimpiango nemmeno la più piccola tela!

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La Salute sembra diventare un ridicolo cupolino rispetto alle grandi navi da crociera che le passano accanto. “Ero turbato soprattutto dall’inquinamento visivo. Vedere la mia Venezia distrutta nelle proporzioni e trasformata in un giocattolo, uno di quei suoi cloni in cartapesta come a Las Vegas mi turbava profondamente”, ha spiegato Berengo Gardin.

Le città non possono essere cristallizzate in un passato lontano e improponibile, ci mancherebbe. Però non possono nemmeno essere trattate come merce costantemente in svendita.

Ma questa è un’altra storia…

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29 Risposte

  1. sante ha detto:

    Semplicemente GRAZIE !

  2. anna ha detto:

    Questo tuo lavoro è un bellissimo inizio d’anno, grazie per il tuo entusiasmo che traspare in ogni riga, per la capacità di trasmettere cultura in forma comprensibile anche a chi non è un addetto ai lavori. E visto che siamo a capodanno, tanti auguri per un buon 2016.

  3. Angela Mirto ha detto:

    Grazie come sempre e buon anno Emanuela

  4. paola ha detto:

    Ho vissuto molti anni a Venezia, a pochi isolati di distanza dalla Salute, ed è proprio vero quello che dici in apertura di questa piacevolissima carrellata: il suo fascino è innegabile, neanch’io ho mai smesso di avvertirlo, pur passandoci davanti molto spesso. E l’interno non è da meno. L’ultima immagine, poi, mi ha fatto riflettere sulla capacità espressiva e la forza di denuncia della fotografia: le navi da crociera che solcano il canale della Giudecca sono purtroppo uno spettacolo comune per gli abitanti, e non piaceva neppure a me vederle passare di là, ma la violenza che sa trasmettere quell’immagine mi appare ora superiore a quella che percepivo nella realtà. Come sempre, grazie per il tuo lavoro eccellente.

  5. Pablo ha detto:

    Bello articolo come sempre, ma sopratutto come introduce le reflesione finale.
    Graze per condividere!

  6. Gianni ha detto:

    Bello e istruttivo. Grazie!

  7. Adoro le mille interpretazioni della bellezza di Venezia, e questo affondo su uno dei suoi monumenti più affascinanti non poteva che incantarmi!
    Colgo l’occasione per inviarti gli auguri di buon anno! 🙂

  8. Lisa ha detto:

    Molto bello questo blog…… Grazie!!!!!

  9. Alesatoredivirgole ha detto:

    Tempo fa ho attraversato Venezia proprio su una di quelle navi, alla guida un noto Comandante…
    Il primo impatto, da lassù, è stato di maestosa meraviglia, mai avevo visto Venezia da quella prospettiva assolutamente unica e fantastica.
    Tale meraviglia aveva coperto, come una magnifica tela, la verità-vera (posta abilmente sul “retro” di quella tela …).
    La verità-vera balzò agli occhi solo qualche giorno dopo, al momento del rientro, lasciando il posto ad interrogativi, dubbi, ipotesi devastanti e sconcerto.
    Sceso a terra riacquistai il vecchio punto di vista (dal basso) ed una nuova devastante prospettiva…
    Incredibili i contrasti nella foto tra la maestosità della nave che sfila (enormemente più grande e massiccia degli indifesi edifici) ed il nome della stessa “Silhouette”…

  10. Mariapia ha detto:

    Un grande grazie.

  11. Cinzia B. ha detto:

    Come al solito, straordinario articolo! Mi ha permesso di vedere questa parte di Venezia in versioni che mai avevo immaginato esistere. Grazie
    Straordinaria la sequenza di Monet, ma ho molto apprezzato anche le inedite visioni di Ferdinand du Puigaudeau, Ippolito Caffi, Edward William Cooke… e non ultima la foto di Gianni Berengo Gardin .

  12. Aureliana Strulato ha detto:

    Ossigeno, per me, veneta “teragnòla” (cioè di terra, non di laguna/mare, ma con un amore sconfinato per Venezia e tutto ciò che racconta la sua storia, lontana e presente ) questa lezione. Ancora una volta, GRAZIE.

  13. Federica Bordone ha detto:

    Grazie Emanuela, cercavo proprio un modo diverso di presentare la Basilica di Santa Maria della Salute ai miei alunni Chioggiotti. Sei un punto di riferimento per me e i miei alunni ormai da anni. Con stima, GRAZIE 🙂

  14. Gabriella Cosentino ha detto:

    Bellissima galleria: se si dovesse fare una “scelta” del tipo “quale vorrei portarmi a casa” sarebbe un bel problema… Mi viene una battuta a proposito di Turner: l’ umidità è così palpabile che se lo guardi troppo… ti senti venire i reumatismi (naturalmente è un complimento!). La foto finale è come se distruggesse in un colpo solo tutti quei gioielli in nome di un distorto e becero godimento della bellezza. In fondo quello che ci “arriva” attraverso tutte le opere pittoriche è lo sguardo incantato e adorante dei loro autori. Quello che dice quella foto invece è il cannibalismo degli osservatori moderni nei confronti di ciò che in quelle condizioni non possono essere in grado di capire, ma solo di divorare con feroce avidità.

    • Quanto hai ragione Gabriella! Ed è proprio quello che temo quando sento dire frasi come “L’Italia potrebbe vivere di turismo”. Il turismo capace di portare soldi (ma sempre a pochi…) è quello di massa, quello che trasforma questi gioielli in merce da consumare. No, grazie.

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