L’esperienza sensuale del colore

Il colore è un pensiero. Una forma della nostra immaginazione.

Ne ho parlato a proposito della percezione e della colorimetria.

Ma il colore è anche pigmento, sostanza. Qualcosa che si può toccare, impastare, annusare e persino assaggiare. Il nostro rapporto con il colore può, dunque, coinvolgere tutti i sensi, può diventare qualcosa di molto fisico. Può trasformarsi in una relazione tattile e gestuale con la materia cromatica.

colore-sensi-cabessa

Spalmare il colore con le dita, con il corpo, con la violenza del lancio, costituisce un atto liberatorio che coinvolge ogni fibra del proprio essere.

colore-sensi-lancio

E non si tratta di forme espressive necessariamente recenti, legate ai filoni della performance o dell’action painting: non ha forse cominciato l’uomo primitivo in questo modo?

Spalmarsi i colori addosso o sulle pareti di una caverna sono gesti simili con cui si modella un’immagine di sé e ci si connette con l’universo.

colore-sensi-mani

Ma anche Tiziano, il grande pittore del Cinquecento, alla fine della sua lunga vita d’artista, usava le dita per dipingere.

Lumeggiava, riscaldava, ombreggiava con i polpastrelli al posto dei pennelli. Il risultato è un colore impastato che nella sua morbidezza trattiene il gesto e l’impronta.

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E poi ci fu Van Gogh, che ad un certo punto i colori cominciò a mangiarli direttamente dal tubetto. Dopo arrivò Kandinsky che cercò di scoprire la sonorità musicale delle tinte. Sì, perché se ti concentri un colore lo puoi anche ascoltare!

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Dall’Astrattismo all’Espressionismo astratto il passo è breve: ad una ricerca meticolosa di equilibri cromatici si sostituisce un rapporto con il colore istintivo e corporeo (per questo è la somma di astrazione + espressione).

Quello che fa Jackson Pollock è proprio realizzare questo passaggio invertendo le priorità: non il colore in sé ma il gesto con cui questo viene steso. Un gesto ampio, rapido che richiede grandi tele distese per terra. Un modo di dipingere che non si era mai visto prima!

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L’action painting, dunque, è questo: dipingere un’azione, un movimento fisico, e con questo esprimere sensazioni primordiali altrimenti non comunicabili.

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Pollock non lo faceva direttamente con le mani. Schizzava grumi di vernice con grossi pennelli passando dal barattolo al quadro (una tecnica chiamata dripping).

Helen Frankenthaler, invece, spatolava la vernice o la distribuiva con grossi pennelli lavorando sopra il rotolo di tela sul pavimento. Nel suo caso le campiture di colore sono ampie e uniformi pur continuando a trasmettere la vibrazione del gesto che le ha generate.

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Kazuo Shiraga, al contrario, si lanciava sulla tela calpestandola e trascinando il colore con i piedi, quasi a pattinarci sopra. Il colore, spalmato per grandi aree pastose e materiche, rimane come traccia scivolosa dei movimenti dell’artista.

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L’esperienza contemporanea di Heather Hansen è sulla stessa linea ma con un maggior rigore: i segni lasciati sulla tela riproducono i limiti e le possibilità delle articolazioni umane. Archi di circonferenza tracciano il movimento esatto della divaricazione delle braccia.

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Un’esperienza fisica che sembra una danza. Mi fa pensare ad uno spettacolo di Shen Wei, un’opera che potrebbe essere definita “danza su tela“.

 

Questa danza, questo rotolamento del corpo, è stato l’atto creativo della serie delle Antropometrie di Yves Klein. Modelle cosparse di vernice (del colore detto proprio International Klein Blue) diventano pennelli viventi. La creazione pittorica è pubblica ed è gesto artistico a sé.

Lo stesso Klein affermava: “Per me i colori sono degli esseri viventi, degli individui molto evoluti che si integrano con noi e con tutto il mondo. I colori sono i veri abitanti dello spazio”.

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È una performance ancora più violenta quella messa in scena dalla bambina-prodigio del film La grande bellezza. Un episodio che suggerisce come queste forme artistiche corporali e istintive siano situate in bilico tra l’espressione più pura delle emozioni umane e il fenomeno da baraccone…

 

È la stessa sorte che ha subito la festa dell’Holi, un’antica cerimonia indù con cui si celebra l’inizio della primavera, basata sul lancio di polveri colorate.

Riproposta in tante città occidentali ha perduto ogni significato spirituale per trasformarsi in un caotico carnevale qualsiasi.

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E tuttavia scoprire questa sensualità del colore è forse l’emozione più grande che può provare un artista (ma anche chiunque di noi). È una sensazione totalizzante difficile da spiegare a parole.

Forse c’è riuscito solo Paul Klee quando scrive: “Il colore mi possiede. Non ho bisogno di tentare di afferrarlo. Mi possiede per sempre, lo sento. Questo è il senso dell’ora felice: io e il colore siamo tutt’uno. Sono pittore”.

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27 Risposte

  1. bru ha detto:

    Splendido post, grazie! Anche non essendo artisti, come giustamente ci ricordi, siamo in grado di comprendere tutta la carica energetica dei colori, tutta la loro sensualità, la loro potenza. La riflessione di Klein sulla percezione dei colori come esseri viventi mi sembra molto ispirata, molto vera, così come l’esperienza pittorica di Klee, quando dice: “il colore mi possiede”. Mi sembra che non ci sia nulla di più vero, di più passionale, di più sensuale e artistico, una relazione d’amore, quasi. Grazie.

  2. Emma ha detto:

    Ancora tutta roba bellissima, emozionante, intelligente. Adesso me ne prescrivo uno al giorno di questi post. Terapia rinfrescante e rinverdente. Linfa per i miei esausti neuroni. Bellezza che ne ho una sete inestinguibile. Come un fuocone mi arde, ma sto tranquilla il mondo ne è ricolmo di bellezza e poi ci sei tu.
    Gracias.

  3. laura ha detto:

    Fantastico il post, io vi seguo, tutti sono sempre cosi interessanti.
    E, conoscete a Calos León? guardate il suo fcb. vi piacerà.
    Saluti

  4. Gaspare ha detto:

    Salve Emanuela,
    non so perché, per associazione di idee, di colori, mi è venuto in mente il “color run” che si svolge in tante città del mondo, una corsa in cui ci si imbratta, man mano, dei diversi colori che letteralmente ti buttano indosso. Arrivi alla fine della corsa “dipinto”, un gioco di sensuali vibrazioni che, se ben fotografato, potrebbe esser arte. E la cosa curiosa è che certi colori ti si attaccano più che altri 🙂

    Buona giornata estiva,
    Gaspare

    • didatticarte ha detto:

      Fantastico! Non conoscevo il Color Run. Mi piacerebbe provare la sensazione di essere tutta colorata (e sono curiosa di scoprire su di me il colore più tenace!).
      A presto 🙂

  5. Marta ha detto:

    Ciao, sono una newentry ma penso che ti seguirò sempre, le tue parole e le immagini che accompagnano i tuoi post sono di un forte impatto emotivo parlano direttamente all’animo come un quadro…che fortuna hanno i tuoi ragazzi. Grazie

  6. As an art history teacher with students in K-12 and I like doing not just theory and contents… thanks a lot for this blog, it is really great. One of my best discoveries this summer
    THANKS again
    Improving my PLN

  7. Luz ha detto:

    All’università feci l’esperienza di due esami di Storia dell’Arte contemporanea – seguiti a Semiologia delle arti – in cui scoprii l’universo ipnotico della Action Painting. Mi stregò letteralmente e seppi che l’arte è anche gesto, in questo nostro tempo più che mai, rifiutando di essere una copia di se stessa a ciclo continuo, mera arte figurativa nella quale non avremmo potuto trovare nulla di nuovo o di originale.
    Ho adorato Pollock e ricordo l’esame, in cui azzardai alcuni arzigogoli cervellotici fra Pollock e gli impressionisti, passando attraverso l’Espressionismo. 🙂

    • didatticarte ha detto:

      Grazie di queste riflessioni, “ipnotico” è proprio il termine adatto!

      • Luz ha detto:

        Una domanda: ho cercato qualcosa su Frida Kahlo nel tuo blog… ma non la trovo; c’è un tuo articolo a riguardo?

      • didatticarte ha detto:

        No, a parte qualche suo tondo nell’articolo sui formati circolari nell’arte non ho post specifici. D’altra parte non scrivo mai su un artista ma sempre su temi che mi fanno saltellare qua e là tra i secoli e gli autori 😉

  8. Diego Totis ha detto:

    Grazie!

  9. Guglielmo Borgia ha detto:

    Gentilissima Emanuele,
    complimenti per il tuo blog e per quello che scrivi. In quello che scrivi si percepisce che lo fai con l’anima, esternando le più profonde tue emozioni. In merito a questo post devo dire che è veramente bello parlare della percezione dei colori come possibilità di esternare e cogliere le più profonde emozioni dell’anima. “le emozioni sono come cavalli selvaggi”, bisogna farli uscire. Riuscire ad esternarli attraverso la musica, la poesia o la pittura è una cosa straordinaria, chi ci riesce disegna e materializza la voce della propria anima. Descrivere o rappresentare le emozioni con i colori è qualcosa di straordinario che ci è connaturale, attenzione però a non dimenticare che il colore è sempre frutto di una nostra percezione… la percezione dei colori, delle forme o delle cose che osserviamo non sempre corrisponde alla reale realtà (ovviamente questa non è una polemica ma un “solletico” intellettivo per un invito a ulteriori tuoi approfondimenti) COMPLIMENTI!!!

    • didatticarte ha detto:

      Ti ringrazio molto dell’apprezzamento. Il tuo invito ad approfondimenti sulla natura del colore è già stato colto da me molto tempo fa con un post specifico il cui link è proprio all’inizio di questo articolo, tra le prime parole in rosso 😀

  10. Guglielmo Borgia ha detto:

    Si, avevo già visto. Il mio invito però è quello di spingerti oltre gli aspetti tecnici, es. il riferimento alla teoria della Gestalt è interessante, infatti, questa teoria non studia solamente i fenomeni delle singole percezione della realtà, ma appunto la realtà nella sua globalità e come la mente media le percezioni rielaborandole, di conseguenza lo stimolo esterno è percepito come facente parte di una realtà nella sua globalità che però non può essere mai percepita dal soggetto nella sua integralità, per questo motivo subentra nella persona un meccanismo di autodifesa che comunque anche in assenza di tutti gli stimoli della realtà la mente rielabora questi, sulla base dell’esperienza pregressa e per analogia, riconducendoli a unità, es. attraverso la percezione di forme o sfumature cromatiche che nella realtà non esistono. (se tutto questo lo trasferiamo nella sfera delle relazioni, nella fattispecie quelle educative….a te le considerazioni)

    • didatticarte ha detto:

      Quello sulla Gestalt è un altro articolo (ho dedicato molti post alle questioni della percezione). La visione è un tema affascinante proprio perchè interdisciplinare al massimo! Puoi trovarlo usando la casella di ricerca delle parole chiave in alto a sinistra e digitando Gestalt oppure andando nella categoria “percezione”. Grazie per le tue riflessioni!

  11. Luca Michelini ha detto:

    Veramente interessante! Mi ha dato anche degli spunti per il prossimo esame (devo dare psicologia dell’arte al dams di BO). Complimenti per tutto il sito, Lei è una persona che coniuga passione e competenza ai massimi livelli; tiene delle lezioni/corsi/ seminari aperti al pubblico?

  1. 21 luglio 2015

    […] Cronograma. Módulos introductorios. Módulo 1: Introducción al arte contemporáneo. Módulo 2: Orígenes del Arte Contemporáneo. Módulos Arte del Siglo XX. Módulo 3: El camino de la guerra. Módulo 4: Sociedad del periodo de entreguerras. Módulo 5: Mundo bipolar y expresiones artísticas de la sociedad. Módulo Arte del S XXI. Módulo 6: Desafíos del mundo actual. Arte y Ciudadanía Proyecto. Arte México y Latinoamérica. Museos y galerías. Material Complementario. L’esperienza sensuale del colore. […]

  2. 8 luglio 2016
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  4. 12 settembre 2017

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