La valigia nell’arte, tra libertà ed esilio

Se c’è un oggetto capace di rappresentare due concetti diametralmente opposti, quello è la valigia. Perché è viaggio, libertà, ma anche distacco, esilio. Due aspetti che l’arte ha raccontato in tanti modi diversi soprattutto negli ultimi anni, ora che la valigia classica, quel parallelepipedo squadrato con la maniglia, non esiste più.

la classica valigia

Eppure non è nemmeno un oggetto antico. La sua storia comincia assieme a quella dell’automobile sulla quale gli antichi bauli da viaggio erano difficili da caricare.  Ma è diventata subito un simbolo, un’icona. Oggetto evocativo in ogni sua manifestazione.
E gli artisti non se la sono fatta scappare…

Bruno Catalano

Spesso è in gruppo con altre valigie. Posate per terra in modo disordinato, sembrano attendere pazientemente di esser riprese e continuare il viaggio.

installazioni di valigie posate per terra

Ma a volte il padrone non tornerà più. E mucchi di valigie vuote o intere pareti ben ordinate raccontano meglio di ogni altro documento la tragedia dell’Olocausto.

Il muro di valigie può essere un blocco compatto o un lungo serpente che si snoda nello spazio. La valigia diventa quindi barriera, non più possibilità.

Oggetto misterioso, contenitore di vite e di storie, la valigia messa in fila o in pile verticali suscita un senso di inquietudine. Quello dato dalle composizioni seriali, ossessive e ipnotiche.

valigie di Zoe Leonard

C’è anche la valigia-ossimoro. Quella che contiene se stessa infinitamente, come una matrioska. O quella fissata al pavimento, ferma per sempre nello stesso punto.

valigie contraddittorie

Ancora più surreali sono le valigie di pietra. Impossibili da sollevare, raccontano di viaggi che non avranno mai inizio.

Ma poi quel blocco rigido e inamovibile riesce a levitare. Il viaggio sembra aver inizio, anche senza viaggiatori.

le valigie di Chiharu Shiota

E la valigia si riempie di vedute, di paesi, di cieli e di profumi. Come quella di Jean-Michel Folon al Giardino delle rose di Firenze.

la valigia di Folon a Firenze

O quella del viaggiatore in mezzo al prato.

viaggiatori di Folon

Una valigia da riempire di mondo. Sì perché nella valigia ci può stare di tutto.
Marcel Duchamp, ad esempio, si era fatto una valigia con dentro sessantuno riproduzioni dei suoi lavori (incluso un orinatoio in miniatura).

la valigia di Duchamp

Ma dentro ci possono stare intere città…

le città portatili di Yin Xiuzhen

A volte il contenuto della valigia è sulla sua superficie. Come quelle di Yuval Yairi, che sembrano diventare gli schermi di vecchi film.

le valigie di Yuval Yairi

Decisamente più pop è la valigia dipinta da John Wesley. Come un oggetto trasparente, sembra rivelare il suo contenuto: una donna nuda, rannicchiata nel bagaglio.

Dalle valigie dipinte alle valigie nei dipinti il passo è breve.
Lo spagnolo Cristóbal Toral ne ha fatto una vera ossessione. Distese di valigie riempiono la tela. Malconce, vissute, sembrano trattenere ricordi e sofferenza.

Le valigie di Toral sono così abbondanti che finiscono per sostituire addirittura i personaggi de Las Meninas…

le valigie dentro Las Meninas

Naturalmente anche Folon di valigie ne ha dipinte tante. Ma le sue sono sognanti e leggere.

valigie dipinte di Folon

Delicate come quelle del ‘silent book’ The arrival, di Shaun Tan. Un racconto fatto solo per immagini che inizia con una valigia preparata per migrare e si snoda nel percorso difficile del viaggio lontano da casa.

la valigia di Shaun Tan in The arrival

Cos’è allora la valigia per gli artisti?
Un oggetto magico, direi. Capace di contenere passato e futuro. Una piccola casa, uno scrigno della memoria.

l'uomo con le valigie di Antoine Jossé

Un peso, ma anche un trampolino, la valigia è sinonimo di viaggio. E il viaggio è conoscenza, è occasione. Non importa la fatica. Importa scoprire e imparare.

 

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23 Risposte

  1. Marino Calesini ha detto:

    Interessantissimo bella carrellata di immagini

  2. Carmela ha detto:

    Davvero straordinario, come tutti i tuoi argomenti. Li adoro…Complimenti

  3. rossella kohler ha detto:

    Bellissimo post! Ricco, interessante, completo, anche inaspettato, perché non mi ero mai soffermata sulla grande produzione artistica che ha stimolato questo oggetto dalla simbologia così evocativa. Condividerò senz’altro il tuo articolo sulla pagina Facebook del mio blog Fantastic Nonna.

  4. Luisa ha detto:

    Magnifico!
    Bellissimo.
    Grazie.

  5. sileno ha detto:

    Quanti ricordi ed emozioni e tristezza mi ha evocato questo bellissimo post. Grazie.

  6. gabriella speranza ha detto:

    come sempre, ottime scelte, molto ben commentate e stimolanti……

  7. Giuseppina ha detto:

    Come SEMPRE, G R A Z I E !

  8. Salvatore Bonincontro ha detto:

    Che bel viaggio e senza neanche alzarmi dalla sedia! Grazie.

  9. Sabrina Iacoponi ha detto:

    X noi, scuola dell’infanzia, la valigia è stata l’oggetto che ci ha accompagnato in un intero anno scolastico in un progetto multiculturale, dove i genitori stranieri hanno messo dentro canzoni e/o giochi in lingua straniera. Alla fine abbiamo dato vita ad un albero delle valigie, dove ogni valigia rappresenta una individualità, con il proprio bagaglio di esperienze e speranze, ma tutte frutti dello stesso albero.
    Con questo progetto abbiamo vinto il Label europeo delle lingue 2016.

  10. Renato ha detto:

    Molto bello. Fanno riflettere sui diversi contesti così ben richiamati.

  11. paolo ha detto:

    il cestino della merenda per l’asilo…. la prima valigia per il primo viaggio… da solo… lontano dalla famiglia

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