Il talento degli artisti

“Prof. questo qua non se la fidava a dipingere!”

Traducendo dal siculo-studentese all’italiano il riferimento era a Munch e alla sua presunta incapacità di dipingere bene la scena dell’Urlo.

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Niente di nuovo. Me l’aspettavo. Appena ci si avvicina al Novecento e cominciano a perdersi le forme ci sarà sicuramente qualcuno che farà questo commento.

Inutile spiegare che l’arte come copia del vero era, ed è, un concetto sorpassato. Inutile raccontare l’urgenza di nuovi linguaggi espressivi. La cosa più semplice ed efficace è andare a vedere quello che quegli artisti sapevano fare a prescindere da come avevano deciso di dipingere.

Munch, dicevamo.

Ebbe una formazione piuttosto eterogenea ma studiò anche disegno, pittura e scultura. Le sue prime opere rivelano un talento precoce.

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Appurato che sapeva dipingere che fine ha fatto quella capacità artistica nell’Urlo?

Ha fatto la fine che doveva fare: è stata piegata alla necessità di dire qualcosa che un dipinto accademico non sarebbe riuscito a raccontare. Il dolore di un uomo che sente la natura gridare intorno a lui e il cielo grondare sangue si può raccontare con una tecnica da realista? Per niente!

Come ho già spiegato parlando della lettura dei dipinti, soggetto, tecnica e poetica non sono tre elementi separati e separabili. Nella vera opera d’arte ognuno di questi aspetti è funzionale agli altri: la forma è già contenuto.

Per questo anche Mondrian, alla ricerca di un’arte sempre più astratta ed essenziale, finisce col dipingere solo strisce nere con poco colore.

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Che ci vuole a farle? Nulla.

La cosa difficile, invece, è saper disegnare molto bene e abbandonare progressivamente il virtuosismo per arrivare a un passo dal niente. I fiori di Mondrian prima di Mondrian spiegano perfettamente questo percorso e forse restituiscono valore alle tele neoplasticiste che conosciamo tutti.

mondrian fiori

Curiosamente dipinge fiori anche Kurt Schwitters, un artista dada molto diverso da Mondrian. E lo fa dopo aver realizzato gli assemblaggi più assurdi.

Queste le sue opere figurative.

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E queste, quelle per le quali è noto.

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Fiori pure per Schiele. Delicati come quelli delle stampe giapponesi, non ricordano affatto i suoi nodosi corpi espressionisti.

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È irriconoscibile anche Kandinsky prima dell’Astrattismo. Paesaggi, ritratti, marine.

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È alla ricerca di un linguaggio diverso che lo porterà verso la perdita totale della figura.

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Abbiamo visto qualcosa del genere anche per Kelly confrontando i suoi primi studi sulla natura e le sue tele geometriche.

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Un caso da manuale è quello di Picasso. Della sua abilità straordinaria si vantava con parole ormai celebri: “A dodici anni sapevo disegnare come Raffaello, però ci ho messo tutta una vita per imparare a dipingere come un bambino”.

Presuntuoso? Giudicate un po’ voi!

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Praticamente non c’è artista del Novecento, tra quelli che sembrano degli incapaci, che non abbia dato dimostrazioni di talento. Qualche altro esempio?

Ecco due paesaggi di Klee, uno tradizionale e uno a modo suo.

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E poi una natura morta di Matisse e la sua celebre Danza.

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E persino i disegni anatomici di Pollock prima dei dripping.

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E che dire di Duchamp? Oltre a fare i ready-made sapeva disegnare mica male!

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Gli esempi potrebbero essere infiniti. Ma bastano questi a capire che anche se un artista sa disegnare e dipingere in modo ‘corretto’ potrebbe non bastargli. Potrebbe avere la necessità di superare la descrizione precisa del mondo per raggiungere forme apparentemente più grezze o più elementari.

D’altra parte l’arte non si misura a cottimo (più lavoro c’è voluto e più vale) e non si valuta sulla verosimiglianza (altrimenti, oltre a quella contemporanea, dovremmo buttar via anche quella egizia, quella cicladica, quella minoico-micenea, quella medievale, giusto per dirne alcune).

Il senso dell’arte si misura sulla forza espressiva dell’opera, sulla capacità di comunicare un modo di stare al mondo e di raccontare la propria epoca.

Anche un taglio su una tela può essere arte. Ma questo ve l’ho già raccontato

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25 Risposte

  1. Salvatore Bonincontro ha detto:

    Prof possiamo riassumere così: “i grandi artisti del Novecento se la fidavano a dipingere ma non si fidavano più della pittura”? Comunque lei,prof, se la fida a spiegare…

  2. Iwona Kazmierska ha detto:

    Come sono fortunati i suoi allievi. Penso che una parte degli alunni sottovaluta l’importanza della materia, perche non ha i strumenti per capire l’arte. Hanno bisogno di essere presi per mano e accompagnati alla scoperta di questo mondo fantastico che fa riscoprire la bellezza pura . Grazie, mi piace molto il modo in cui parla di arte, didattico percio comprensibile anche ai profani come me.

  3. Patrizia Bertini ha detto:

    GENIALE…..CON POCHE PAROLE E STUPENDI ESEMPI SINTETIZZA ANCHE IL CONCETTO STESSO D’ARTE….LA SEGUO SEMPRE E RINGRAZIO

  4. Le esperienze di questi artisti, con le parallele rivoluzioni della poesia (penso all’essenzialità di Ungaretti, alla provocazione dei futuristi, all’abbandono delle forme metriche tradizionali), rappresentano l’applicazione virtuosa di quel principio noto come “impara l’arte e mettila da parte”: l’artista/il poeta deve essere anche un tecnico, apprendere i fondamenti e, conoscendoli, applicarne consapevolmente l’eventuale distruzione o rivoluzione. Non esiste alcun “potevo farlo anch’io”, dal momento che non possiamo limitarci ad osservare un punto d’arrivo senza cercare di ricostruire il processo fin dal suo innescarsi. Credo che sia un’impostazione mentale che dovrebbe avere più risonanza, dentro le scuole e fuori di esse, e contributi come sono dunque molto preziosi! 🙂

  5. Alesatoredivirgole ha detto:

    Prima-e-Dopo:
    Credo e ripeto credo che… agli inizi questi Artisti si siano impadroniti delle tecniche fondamentali abbinandole a straordinarie capacità individuali.
    Credo e ripeto credo che… successivamente l’Arte si sia impadronita degli stessi Artisti e manifestata attraverso le loro abilità ed i loro incredibili punti di osservazione.

  6. Monica Spicciani ha detto:

    Che bello questo post.
    Io dico sempre: prima dimostra che sai dipingere e poi fai quello che ti pare.
    Se un’artista ha la tecnica si vede anche se fa due righe…

  7. sileno ha detto:

    Ognuno di questi post straordinari fa intravedere anche ad un profano come me, qualche barlume di cosa è l’Arte!
    Grazie

  8. Coluccio saverio ha detto:

    Complimenti per come spiega gli argomenti. Ma a me piacerebbe sapere quale dei grandi artisti non aveva concezioni di base per poi affrontare l’arte moderna.

    • didatticarte ha detto:

      I percorsi che ho descritto servivano solo a dimostrare che anche quelli che sembrano degli incapaci erano ‘bravi a disegnare’. Dunque certi tipi di pittura non sono dovuti ad inettitudine quanto a precise scelte artistiche.
      Ciò non vuol dire che tutti siano passati attraverso fasi più o meno accademiche. Di Joan Mirò, ad esempio, non ci sono disegni anatomici o fiori in stile giapponese. Ma non si può dire che non avesse le basi… Ogni artista ha un percorso differente. C’è chi comincia con opere molto dirompenti e poi, in vecchiaia, torna a modi più tradizionali. E c’è chi parte da forme tradizionali per raggiungere obiettivi del tutto originali.

  9. Luca ha detto:

    Quando mi ritrovo in questo tipo di discussioni uso le stesse tue argomentazioni e poi passo ad un esempio letterario: Ungaretti non voleva essere Dante, lo considera, lo rinnova ma non vuole imitarlo. Così Fontana non vuole essere Donatello.

  10. Elisa ha detto:

    È proprio quello che commentano anche i miei alunni di terza media!
    Utilizzerò il tuo articolo, come sempre accurato!
    Grazie. A presto ; ) Elisa

  11. Fabrizio ha detto:

    Blog molto bello che non conoscevo, che spiega alcuni concetti di arte forse elementari a ignoranti dell’argomento come il sottoscritto.
    Ma parlando sinceramente (esponendo in pieno la mia ignoranza, credo sia l’unico modo per migliorare), posso capire la logica (il realismo non era sufficiente a trasmettere il messaggio, quindi l’artista ha creato un personalissimo mezzo nuovo), ma non posso apprezzarla.

    Fino a … 100 ? … anni fa era l’artista a doversi sforzare di trasmettere il messaggio attraverso un mezzo comprensibile ai più; perchè ad un certo punto smettono ? Da un lato immagino possa essere l’arroganza, dall’altro forse scompare il bisogno di un committente (e chi paga non vuol sforzarsi a capire) e quindi l’artista è finalmente libero ?

    Se oggi decidessi che parlare limita la mia comunicazione ed inventassi un nuovo modo di comunicare che mi permette di esprimermi al meglio, chi decide se sono un artista visionario o da rinchiudere ? Come si capisce se quelle linee orizzontali sono un grido di dolore o quattro rettangoli trascinati col paint ? Chi lo decide ?

    Ed infine, scontatamente, vedo un bel panorama e ne godo senza che uno me lo debba spiegare. Un bel viso, pure. Un bel quadro ‘classico’, anche.
    Come posso imparare a vedere il bello in Kelly o Mondrian, per nominare i più ‘estremi’.

    Mi sono dilungato, ma già ora il suo post mi ha aperto un pò di più gli occhi.
    Grazie.

    Le indico nel sito web l’aggregatore dove ho scoperto il suo blog, spesso ci sono commenti non banali.

  12. yliharma ha detto:

    Salve professoressa!
    Dal fauvismo in poi per me l’arte è sempre stata incomprensibile e quindi etichettata come “brutta”: se non lo capisco non mi piace, punto. Le uniche due eccezioni sono state Magritte e Dalì, i cui mondi di sogno, seppur distorti e surreali, sono comunque comprensibili ed etichettabili: il mio “gusto” li apprezza da molti anni.
    Leggendo questi suoi articoli invece mi sono posta il problema del mio approccio all’arte: e se non ci fosse niente da “capire”? Se l’arte da un certo punto in poi non vada interpretata con metodi analitici ma debba essere soltanto percepita? E se mi ponessi di fronte ad una tela di Kandinsky o Pollock lasciando solo fluire le emozioni, aspettando di vedere che reazione emotiva mi genera prima di giudicare se mi piace o no?
    Per verificare questa ipotesi ho visitato la mostra “Da Kandinsky a Pollock. La grande arte dei Guggenheim” a Firenze: è stato amore con molte, moltissime opere esposte! Alcune mi sono piaciute anche se mi hanno suscitato inquietudine, altre sembravano “belle” ma non mi hanno lasciato nulla. Ho apprezzato “addirittura” le opere di Fontana, quell’andare oltre la tela, visto dal vivo, colpisce parecchio.
    La rigrazio davvero tanto per questa apertura mentale che mi ha aiutato ad ottenere, mi si è aperto un mondo!

  13. Nicola Maggi ha detto:

    Buongiorno, volevo segnalarle questo sito che sta letteralmente saccheggiano i vari blog d’arte. Ha me ha praticamente copiato tutto e ho notato che lo ha fatto anche con lei:http://www.iamcontemporaryart.com/single-post/2016/11/21/MA-GLI-ARTISTI-HANNO-TALENTO

    Glielo segnalo perché l’ho scoperto oggi e la cosa mi ha fatto decisamente arrabbiare e. Buona giornata
    Nicola Maggi

  1. 12 marzo 2016

    […] Un articolo di Didatticarte ci spiega come i grandi artisti del ‘900, che spesso disegnavano o dipingevano in modo molto elementare, fossero grandi artisti proprio perché erano riusciti ad abbandonare una tecnica consolidata per nuove forme di espressione artistica. […]

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