Sette luoghi comuni sull’arte

Leggendo i commenti che i navigatori lasciano sulla mia pagina Facebook, ho notato quanto siano diffusi e ricorrenti diversi luoghi comuni sull’arte e sugli artisti. Quando sono in classe lavoro molto su queste credenze cercando di sfatarle ogni volta che ne ho l’occasione. Ma se metto nero su bianco qualche riflessione magari riesco ad uscire anche fuori dall’aula…

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Prima di partire con l’elenco voglio precisare però che, come in ogni mito che si rispetti, c’è sempre un fondo di verità, un elemento reale su cui la leggenda si è alimentata.

Cercheremo allora di capire da dove parte il luogo comune e come stanno realmente le cose.

1. L’ARTE È BELLEZZA. In effetti, per secoli, l’arte europea è andata alla ricerca della perfezione e di una bellezza assoluta e fuori dal tempo. È una concezione idealistica dell’arte di cui, però, non riusciamo a liberarci.

Senza voler scomodare la filosofia e l’estetica, gli esempi di rappresentazione del brutto (inteso come deforme, grottesco o mostruoso) nelle arti figurative, sono altrettanto diffusi. E dimostrano che il bello, per potersi definire, ha bisogno del contraltare del brutto. E che il brutto affascina quanto il bello!

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Bello e brutto, tra l’altro, sono concetti talmente relativi e indefiniti che ciò che ieri era brutto (dai quadri impressionisti alle tele di Van Gogh) adesso è considerato bello e viceversa (una cellulitica donna di Rubens oggi non è percepita come bella). E ciò che a me sembra bello ad altri sembra brutto (lo vedo sui social network quando pubblico certa arte contemporanea…).

Dunque, se per Dostoevskij “la bellezza salverà il mondo”, per Hume “la bellezza delle cose esiste nella mente che le contempla”. Voltaire aggiunge: “chiedete al rospo che cosa sia la bellezza e vi risponderà che è la femmina del rospo” e Jean Rostand arriva a sostenere che “nell’arte, la bellezza non è altro che la bruttezza mitigata”.

Godiamoci, allora, questa galleria di splendidi orrori!

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2. SE NON MI PIACE NON È ARTE. Se è vero che ognuno di noi ha facoltà di esprimere giudizi artistici non è vero che il giudizio personale abbia valore universale. Occorre accettare che (per le opere già “datate“) c’è un giudizio storicizzato e collettivo che ne ha sancito la valenza estetica.

Continuare dopo decenni a contestare a Duchamp o a Fontana di non essere veri artisti significa non riuscire a comprendere che, al di là dei gusti personali, c’è una comunità che ha apprezzato quelle espressioni artistiche e che ne ha decretato il successo.

Che ci piaccia o no è tutt’altra cosa. A me non piace Raffaello ma non per questo smetto di considerarlo uno dei più grandi artisti di tutti i tempi!

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3. TUTTO È ARTE. Così come non vogliamo riconoscere lo status di artista a personaggi conclamati ma la cui arte non ci piace, con la stessa facilità tendiamo a chiamare arte qualunque attività creativa o addirittura i fenomeni naturali.

Ebbene, non basta fare dipinti iperrealistici stupefacenti per fare arte. L’arte è qualcosa in più, è qualcosa che raccoglie la sensibilità di un’epoca, è il senso che sta dietro un’opera. Il semplice virtuosismo è solo tecnica… manca una buona metà del lavoro perchè diventi arte (ma non è detto che in futuro non possa emergere la metà, il senso che adesso non riesco a vedere).

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Allo stesso modo un bel tramonto o un paesaggio mozzafiato non è arte. La natura non fa arte semplicemente perché non c’è una volontà cosciente di realizzare un messaggio visivo. Riassumendo: non tutto ciò che è arte è bellezza e non tutto ciò che è bellezza è arte!

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4. SE DEVI SPIEGARLO ALLORA NON È ARTE. Anche questo è un concetto molto diffuso (pure tra chi pretende di essere un artista). Nasce dal fatto che le opere d’arte prodotte fino all’Ottocento erano comunque comprensibili anche senza conoscere nulla del significato dell’opera.

C’erano dei personaggi e una scena. E questo era sufficiente per appagare i nostri sensi. Ma in realtà, di quell’opera, comprendiamo solo la superficie, il 10% di ciò che dovrebbe comunicare. Non riusciamo a scoprire il mondo che ci sta dietro.

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Nel momento in cui guardo un quadro delle Avanguardie (cubista, futurista, surrealista etc.) viene a mancare anche questa lettura immediata ed epidermica dell’opera.

Per comprenderla devo necessariamente conoscere la genesi del movimento che l’ha prodotta, devo capire il contesto storico e sociale e devo conoscere bene anche l’artista e il suo percorso. Ma è comunque arte!

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5. ARTE = PITTURA. Questa strana equivalenza emerge chiaramente osservando il 99% delle pagine su Facebook dedicate all’arte, sia che siano realizzate da semplici amatori che da persone del settore. Sequenze infinite e ininterrotte di quadri.

luogo-comune-giocondaAnche chiedendo alle persone di pensare ad un’opera d’arte quasi sicuramente penseranno ad un quadro (e molto probabilmente ad una delle icone più amate…).

È una visione “dipintocentrica” che risale alla vecchia suddivisione tra arti maggiori (pittura, scultura e architettura) e minori (mosaico, vetrata, arazzo, ceramica etc. etc.). Una visione che permane nei libri di testo, nei programmi scolastici, nei musei e, quindi, nell’opinione comune.

Senza volerci inoltrare nella storia della classificazione delle arti (in passato si è parlato anche di arti meccaniche, arti liberali, arti applicate, belle arti etc. etc.) è importante sapere che oggi la hit parade tra i generi artistici è ampiamente superata. Le arti vengono suddivise (solo per comodità) in arti visive, performative e mediali in base al medium con cui avviene la comunicazione.

Quindi è arte la ceramica, l’incisione, l’acquerello, l’intarsio ligneo, il ready-made così come le installazioni, le performance, la land art etc. etc.

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6. L’ARTISTA È UN INDIVIDUO ECCENTRICO. L’immagine dell’artista come personaggio senza regole, bohémien, sopraffatto dal fuoco sacro dell’ispirazione, è un retaggio del Romanticismo ma non è una verità assoluta.

Volendo restare tra i pittori, accanto ad individui sopra le righe come Salvador Dalì si trovano tranquilli signori come Piet Mondrian o Wassilij Kandinskij.

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E uno psicopatico come Vincent Van Gogh è bilanciato da un solare e gioioso Henri Matisse.

Anche in questo caso, dunque, possiamo fare una riflessione: essere un po’ folli non è condizione necessaria (né sufficiente) per essere un artista.

7. L’ARTE NON HA NULLA A CHE VEDERE CON I SOLDI. È un pregiudizio collegato a quello precedente:  l’artista creativo e maledetto – ma libero da condizionamenti e da committenti – non si sporca le mani col vile denaro.

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Eppure l’arte ha sempre avuto bisogno di soldi! Alcuni studiosi sostengono addirittura che senza la famiglia dei Medici (e i loro fiorini) non ci sarebbe mai stato il Rinascimento italiano.

E d’altra parte gli artisti hanno quasi sempre avuto (o cercato) un committente: la Chiesa e la nobiltà prima, la borghesia dopo. E chi non l’aveva, come il solito sfortunatissimo Van Gogh, ha avuto un’esistenza d’inferno cercando disperatamente di vendere qualche tela (in tutta la sua vita l’artista olandese riuscì a vendere un solo quadro, quello qui sotto!).

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Perché l’arte è anche un mestiere. L’artista deve pur campare!

Che poi l’attuale mercato dell’arte possa apparire fuori controllo e alcune stime vistosamente esagerate è tutto un altro discorso (ma anche il prezzo dell’opera d’arte è un valore soggettivo).

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È chiaro che nessuno è davvero immune ai luoghi comuni. Anch’io mi occupo di pittura in modo preponderante (ma perché mi interessa l’aspetto concettuale di rappresentazione di una visione del mondo) e amo quelle opere capaci di darmi serenità e sensazioni di armonia. Adoro i virtuosi dello scalpello e della matita e tendo ad essere sospettosa verso gli artisti strapagati dei nostri giorni.

Ma se non conoscessi di persona questi pregiudizi come avrei potuto parlarvene? 😉

 

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34 Risposte

  1. Salvatore Bonincontro ha detto:

    Cara prof, ma il fatto che i luoghi comuni siano “sette” non è un altro luogo comune? L’arte, probabilmente, sarebbe più giusto guardarla come il vero e solo luogo In cui convergonoe da cui si generano tutti i luoghi comuni: lo spazio pubblico dove si condensano epoche, mentalità, gusti, eccentricità, capacità tecniche e tecnologie, per congelarsi in quel gesto, in quell’idea o in quel progetto che diciamo, o diremo poi, “artistico”; lo spazio comune nel quale tutti, a diritto e a torto, e senza alcuna soggezione si sentono giudici, padroni, esperti, estimatori e creatori. Forse allora l’unico luogo comune che dovremmo provare ad abbandonare è quello che ci costringe a gettare l’arte da una parte, mentre dall’altra ci staremmo noi con le nostre comuni esistenze (ormai sempre di più ovunque fuori luogo, come questo mio commento).
    P.S. (non poteva mancare il più vieto dei luoghi comuni, il post scrivere) Quei luoghi comuni dici di averli incontrati su Facebook e nelle tue classi: scusa ma sono due luoghi diversi?

    • didatticarte ha detto:

      Caro collega, che piacere leggerti qui. Naturalmente il sette è un espediente comunicativo dato che adesso vanno molto di moda i listicle… e poi sette sono i vizi capitali, sette i giorni della settimana e sette persino i sette nani!
      E come i sette nani difficilmente riesco ad elevarmi ai livelli della conoscenza in cui tu abitualmente ti muovi. Per cui parto da cose piccole… da un commento che stride, da una parola che suona fuori posto.
      Facebook e le mie classi: nulla è più lontano e più diverso. È vero, alcuni dei miei alunni sono in contatto con me su Facebook ma là non faccio lezioni e non metto voti… vuoi mettere? 😉

  2. Mario ha detto:

    Il sette non è un luogo comune, il sette rappresenta la perfezione! È dato dalla somma del primo numero totalmente impari e del primo numero totalmente pari (Sant’Agostino).
    Ne “La saga di Gilgameš” sette sono i saggi che fondano la città di Uruk, sette sono le porte che bisogna attraversare per la discesa agli inferi, sette le vesti di Humbaba, sette i giorni che Enkidu trascorre con la cortigiana, sette i giorni del diluvio che deve punire il genere umano, sette i giorni dopo i quali si incaglia l’arca che serviva per salvare Utnapištim, la sua famiglia e gli animali, sette i giorni di intervallo con cui manda una colomba, una rondine e infine un corvo, sette i vassoi su cui fare i sacrifici…
    La storia è ripresa poi dalla Bibbia con Noè che invece si incaglia dopo sette mesi e attende sette giorni il ritorno della colomba e del corvo.
    Sette sono i sapienti dell’antichità di cui parla Platone.
    Sette sono i saggi della tradizione vedica trasformati da Shiva nelle sette stelle dell’Orsa.
    Sette sono le meraviglie del mondo antico.
    Sette i giorni della creazione, sette i giorni trascorsi da Mosè sul monte Sinai.
    Sette gli anni di carestia e sette sia le vacche magre che quelle grasse del sogno.
    Sette gli anni per la costruzione del tempio di Gerusalemme.
    Per assediare la città di Gerico “sette sacerdoti porteranno sette trombe di corno d’ariete davanti all’arca; il settimo giorno poi girerete intorno alla città per sette volte e i sacerdoti suoneranno le trombe”.
    Sette sono i sigilli del libro di cui parla Giovanni nell’Apocalisse.
    Sette le virtù della dottrina cristiana (le tre virtù teologali più le quattro virtù cardinali).
    Sette le arti liberali del Trivio e del Quadrivio.
    Sette le opere di misericordia corporali e sette quelle spirituali.
    E soprattutto, come dice Emanuela, sette sono i nani di Biancaneve.
    Capito Salvatore?

  3. Salvatore Bonincontro ha detto:

    Dopo aver letto settanta volte sette le ragioni buone che ha il sette per non essere considerato un luogo comune (ma per la verità tutta la gente che mi avete ricordato m’induce ancora a pensare che sia, se non proprio comune, comunque un luogo abbastanza frequentato), approvo anch’io la scelta della prof Emanuela: i luoghi comuni sull’arte possono essere considerati sette!

    P.S. (Il mio solito post comune) tra i sette della tradizione spirituale, della Bibbia, del misticismo, del pitagorismo platonizzante e delle favole d’infanzia, Mario ed Emanuela hanno dimenticato il fondamento sapienziale di ogni sette: il “bubù sette!” , che non è solo la meraviglia ilare del bambino che gode col suo primo vero gioco di finzione ma anche l’estasi infantile, l’eccitazione ideativa, l’entusiasmo creativo, il divertimento intellettuale che dà la bellezza quando la incontri, quando la costruisci, quando ne parli e quando in tutto ciò ti sembra di capire che dinanzi alla bellezza altro non siamo che “un commento che stride” , “una parola fuori posto” o un numero fuori lista. Il “bubù sette” della nostra esistenza, ecco cos’è l’arte!

  4. Diego Totis ha detto:

    Come sempre mi piace sia il tuo articolo sia i commenti che lo seguono, grazie.

  5. donato ha detto:

    non sono d’accordo con questo articolo, per fortura che ci sono i maestri antichi che ancora oggi insegnano che la la bellezza fa parte della nostra esistenza

    • didatticarte ha detto:

      Forse, caro Donato, ti è sfuggito un piccolo particolare: non ho mai scritto che l’arte non sia bellezza ma che non è SOLO bellezza.
      È là che sta il luogo comune: nel credere in questa equivalenza assoluta. L’arte è ANCHE bellezza ma può essere espressione di angoscia, di paura, di orrore e di tanti altri sentimenti umani.
      Grandi maestri come Goya ci hanno lasciato quadri di grandissima bellezza (la Maja non è forse questo?) e altrettante opere cupe e macabre (pensa a Saturno che divora i suoi figli). Non sono anche quelle arte? Non ci raccontano degli incubi che hanno tormentato l’artista spagnolo?

  6. Maryland ha detto:

    Mi piace molto il tuo articolo perché è spesso oggetto di discussioni non solo in classe ma anche con amici. Condivido la tua opinione soprattutto riguardo agli artisti strapagati dei ns giorni. Ti ringrazio inoltre per gli spunti preziosi che ogni volta leggo sui tuoi post. Mari

  7. Giulio ha detto:

    Attenzione all’equivoco ! la bellezza dell’arte non sta nella rappresentazione di un soggetto “bello”, ma nella qualità e nei contenuti del lavoro espresso .

    • didatticarte ha detto:

      La bellezza è una categoria estetica “visiva”. L’osservatore non vede la bellezza nel senso di un’opera (anche perché spesso non lo conosce) ma nella piacevolezza del soggetto o nel virtuosismo tecnico dell’autore.

  8. Giulio ha detto:

    Cerchiamo , per favore , di evitare definizioni e classificazioni varie che , nel tentativo sciagurato di circoscrivere razionalmente tutte le cose di questo mondo, oltre a risultare inutili e antipatiche , alla fine riescono solo a impoverire , ridurre i significati , mettendo limiti la dove i limiti non ci sono .

    • didatticarte ha detto:

      Insegnare, invece, significa proprio individuare significati, circoscriverli e classificarli con parole e, se necessario, semplificare concetti complessi.
      Caro Giulio, questo è un blog didattico, non una pagina di alta critica d’arte. Forse sei capitato nel posto sbagliato 😉

  9. Giulio ha detto:

    Le classificazioni e le definizioni sono utili ed importanti negli aspetti tecnici e storici dell’attività umana , il discorso cambia quando si affrontano temi di più ampia e difficile collocazione come appunto l’Arte e la bellezza . Le assicuro che non c’è nessun intento polemico nelle mie parole ( odio i critici d’arte ) al contrario, mi aspettavo giudicasse interessante un confronto con punti di vista diversi .
    Comunque , vista la situazione , direi sia meglio che mi scusi dell’intrusione e tolga il disturbo

  10. carlo giabbanelli ha detto:

    Bello! (a proposito… 🙂 ). Mica hai scritto qualcosa anche sul significato che “arte” ha avuto nel corso dei secoli? Il nostro attuale concetto di arte si è formato sostanzialmente a partire dalla fine del ‘700 e spesso tendiamo ad interpretare anacronisticamente con le nostre categorie anche il più remoto passato. Penso che una riflessione di questo tipo integrerebbe bene questo post.

  11. clotilde ha detto:

    Grazie per le belle cose di cui dice…..e grazie per avermi levato un senso di colpa…neanche a me piace molto Raffaello !

  12. Filippo M. ha detto:

    Prima di tutto, da interessato e recente follower della pagina facebook, ringrazio per la splendida opera didattica portata avanti e per questo valido articolo che condivido in gran parte.
    Tuttavia trovo anch’io come un altro commentatore che il primo luogo comune sia equivocato anche se l’autrice si è un po’ corretta nei commenti.
    Infatti, sia nel testo che nelle opere portate ad esempio vengono presentati lavori di altissima qualità che semplicemente rappresentano soggetti brutti.
    Ora, io credo fermamente che la maggior parte o totalità di queste opere sarebbero giudicate belle, ossia esteticamente piacevoli e arte vera, da qualsiasi neofita che invece farebbe molta fatica ad esprimere un simile giudizio per una tela tagliata di Fontana e per tant’altra arte moderna/contemporanea.
    Per questo credo che il primo punto beneficerebbe molto da una correzione in tal senso.

  13. TIZIANA NIRONI ha detto:

    Grazie per le spiegazioni sempre interessanti, anche io non amo Raffaello, come non amo Fontana, ma mi arrendo di fronte alla stragrande approvazione del mondo

  14. Emma ha detto:

    Bubù sette!

  15. Stefano ha detto:

    Ma se le scrivessi, un po’ provocando e un po’ no, che, dopo aver letto il suo splendido post, mi è venuto il sospetto che gli artisti non siano Duchamp e Fontana, ma Manu che ne scrive? Se l’arte del Novecento fosse, almeno in parte, una grande rivincita dei critici che cercano opere senza significato per poterle riempire della propria genialità?

  16. Nicola Maggi ha detto:

    Gent.le professoressa, volevo farle i miei complimenti per l’articolo. Chiaro ed efficace. Meriterebbe una maggior diffusione. Grazie!
    Nicola Maggi

    • didatticarte ha detto:

      Grazie per l’apprezzamento. In verità, quando provo a diffonderlo ne ricevo tanti commenti negativi proprio perché nei luoghi comuni si cade in tanti ma si fa fatica ad ammetterlo 🙂

  17. salvatore ha detto:

    Il tuo non è un commento fine a se stesso, non stai impartendo una lezione, ma un puro pensiero, che va al di la della critica verso l’arte; ma il pensiero stesso lo è diventato.

  18. Gianfranco ha detto:

    https://www.youtube.com/watch?v=BrvboDZKHRs
    L’Arte è…
    L’Arte è.

  19. Gianfranco ha detto:

    Sì! Si! Si!
    Ma chi se lo chiede alla fine?
    L’autore, lo spettatore o Jep Gambardella? Ma poi chi è Jep?
    Oppure è l’Arte, unica a sopravvivere alla morte, che interroga e misura se stessa?
    E’ la Grande Bellezza.
    https://www.youtube.com/watch?v=6MRmPsE8ryY

  20. Gianfranco ha detto:

    https://www.youtube.com/watch?v=PQgAcsTy0Nk&spfreload=10
    Perfino un semaforo (o un orinatoio).
    Un incanto, giusto Emanuela?

    • La potenza delle cose. Che siano libri o immagini o forme, la tentazione è di fermarli, averli, tutti, in tutte le loro varietà possibili e impossibili.
      Quell’incanto è la scintilla dell’arte.

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