Gli appunti degli artisti

Cosa c’è dietro un’opera d’arte? È una domanda che mi sono posta molte volte. Un dipinto, una scultura, un qualsiasi manufatto artistico, anche se prodotto rapidamente e, apparentemente, di getto, nasconde dietro uno studio, un’osservazione della realtà, un’elaborazione concettuale.

Quasi tutti gli artisti e progettisti prendono “appunti”, prima di lavorare sull’opera vera e propria. Naturalmente si tratta di appunti visivi, dunque schizzi, disegni preparatori. E molti di loro lo hanno fatto sui loro quaderni lasciandoci in eredità dei taccuini preziosi e significativi. Spesso delle chiavi di lettura per decifrare la complessità della loro opera.

Non si tratta di scrapbook né di libri d’artista, ma di più modesti quaderni personali, raccolte di annotazioni grafiche intime e rapide, senza deliberate pretese artistiche ma intrise di senso e fascino.

Uno dei più antichi carnet è quello di Villard de Honnecourt, di cui ho già parlato a proposito dell’importanza del disegno, un prezioso quaderno di schizzi di età medievale (XIII secolo) nel quale l’architetto francese ha raffigurato edifici, particolari costruttivi, attrezzi da cantiere e luoghi visitati.

Molto diverso è il taccuino di Giovannino de’ Grassi (XIV secolo), un’elegante raccolta di raffinati disegni di animali e scene di corte. Alla ricerca di naturalismo si affianca un evidente compiacimento per gli aspetti cromatici e le pose dei corpi.

Con il Rinascimento il carnet diventa una raccolta di idee, osservazioni, studi e annotazioni. Quelli di Leonardo (1452-1519), in particolare, sono veri e propri scrigni dove è raccolta tutta la cultura scientifica e figurativa dell’epoca.

Leonardo, grande osservatore della realtà, disegna instancabilmente qualunque oggetto: dal cuore umano alle piante, dai tendini di una spalla al muso di un cavallo. Copiare dal vero, d’altra parte, è un fondamentale esercizio conoscitivo, come ho già spiegato in passato, e il nostro era assetato di conoscenza come pochi altri prima e dopo di lui.

Più “da artista” sono invece i taccuini di Albrecht Dürer (1471-1528). Studi di piante e animali si alternano a quelli di dettagli del corpo umano e scorci di paesaggio, in una continua ricerca di perfezione delle forme.

Il quaderno di Jacopo Bellini (1396-1470) ha invece un taglio più “progettuale”. Vi si possono trovare, infatti, numerosi schizzi preparatori per opere a soggetto religioso come questa Lamentazione sul Cristo morto.

Naturalmente anche gli altri artisti del Quattrocento e del Cinquecento realizzavano dei disegni preparatori ma spesso lo facevano su fogli sfusi, e non su quaderni rilegati.

Per trovare nuovamente un approccio metodico al disegno dal vero occorre aspettare l’inizio del Settecento con Canaletto (1697-1768). I suoi “scaraboti”, schizzi di scene urbane realizzati con l’aiuto della camera ottica, erano contemporaneamente studi sul paesaggio (con tanto di annotazioni su misure, colori e materiali) e disegni preparatori per le sue dettagliate vedute pittoriche.

Intanto, nel XVII secolo, aveva cominciato a diffondersi una nuova moda, quella del Grand Tour, un viaggio in Italia attraverso monumenti, città e paesaggi considerato momento irrinunciabile della formazione di qualsiasi artista, intellettuale o rampollo di nobile famiglia.

Questa tradizione avviò la nascita di un nuovo tipo di quaderno d’artista, il carnet de voyage: un taccuino di schizzi ed acquerelli dei luoghi visitati, realizzato sia per studiare i monumenti antichi che per poterne conservare la memoria.

Uno dei viaggiatori più illustri fu senz’altro Johann Wolfgang von Goethe (1749-1832), autore di un poderoso saggio in tre volumi dal titolo “Viaggio in Italia” contenente il resoconto completo dei suoi itinerari lungo la penisola e la Sicilia.

Nell’immagine qui sotto Goethe è il terzo da destra mentre accanto sono due illustrazioni realizzate dallo scrittore in Campania.

Da qui al desiderio romanticista di cogliere atmosfere suggestive e scorci pittoreschi il passo è brevissimo. Con l’inizio dell’Ottocento, così, i carnet si moltiplicheranno e si riempiranno di schizzi esotici e cieli tempestosi.

William Turner (1775-1851), uno dei più prolifici osservatori dei fenomeni naturali, ha riempito di disegni e acquerelli pile di quaderni: opere d’arte che consentono di comprendere a fondo il suo gusto per ogni manifestazione della potenza sublime della natura.

Gli schizzi del suo conterraneo John Constable (1776-1837) mostrano, invece, atmosfere meno drammatiche e la voglia di catturare la bellezza del paesaggio e del suo cielo nonché un’infinità di dettagli naturali.

Sono celebri, da questo punto di vista, i suoi studi di nuvole di cui ho già scritto.

Di tutt’altro genere sono i quaderni di Eugène Delacroix (1798-1863): i suoi 7 taccuini del viaggio in Marocco, densi di colore e annotazioni, lasciano trasparire la folgorazione dell’artista per un mondo sconosciuto e affascinante.

Delle popolazioni locali lo colpiscono l’estrema dignità, quasi un retaggio dell‘antichità classica, ma anche la sensualità delle donne lascivamente sdraiate sui tappeti in un harem. I grandi mantelli, le strade polverose ed assolate, le ciabatte rotte degli anziani… tutto, di questi luoghi esotici, è fonte di seduzione.

Anche Théodore Géricault (1791-1824), altro famoso esponente del Romanticismo francese, disegnava sui quaderni, ma i suoi schizzi (cavalli, teste umane, gruppi di persone) riprendono la tradizione accademica dell’esercizio grafico piuttosto che l’atteggiamento romantico di osservazione della realtà, sublime o pittoresca che sia.

Nella seconda metà dell’Ottocento, con il perfezionamento delle macchine fotografiche, il carnet de voyage sembra essere in pericolo. Si diffondono apparecchi “portatili” che permettono di catturare rapidamente le immagini dei luoghi visitati.

Tuttavia i pittori continuarono ad usare i loro quaderni e a tracciare fiumi di grafite e inchiostro. Perché disegnare un paesaggio o una figura umana non è come fotografarli: se le disegni le forme ti entrano dentro attraverso la mano, se le fotografi restano sulla retina, non diventano davvero tue…

Per questo Edgar Degas (1834-1917), il pittore impressionista, nonostante avesse una macchina fotografica e la usasse per studiare le pose delle ballerine, non abbandonò mai quaderno e matita.

Quelli di Van Gogh sembrano quasi quadernetti da scuola, con tanto di fogli a quadretti, sui quali Vincent annota febbrilmente sensazioni e pensieri, oltre ad abbozzare le opere che intendeva dipingere.

Pagine di questi quaderni, spesso, diventano lettere per il fratello Theo.

Suggestioni bretoni e tahitiane sono evidenti, invece, nei taccuini di Paul Gauguin (1848-1903).

L’esercizio dello schizzo sul taccuino non fu accantonato neanche dalle Avanguardie artistiche del Novecento. Naturalmente lo stile grafico è fortemente influenzato dalla personalità dell’autore e dalla corrente artistica di riferimento.

Così troviamo i quaderni di Henri Matisse (1869-1954), sintetici e colorati…

… e quelli di Pablo Picasso (1881-1973), frammentati e cubisti, con chiari indizi della passione per tutta l’arte del passato.

Fiabeschi e vivaci sono i disegni sui taccuini di Marc Chagall (1887-1985).

Quelli di Paul Klee (1879-1940), preparati per la sua attività didattica al Bauhaus, sembrano, invece, quasi dei trattati di colorimetria: formule, diagrammi, schemi si alternano a fitte didascalie. Insomma, c’è del metodo in questa mania…

Un approccio rigoroso guida anche il lavoro di Le Corbusier (1887-1965), architetto razionalista abituato a registrare in modo rapido ma fedele paesaggi orientali, monumenti europei e idee per lo sviluppo di nuove architetture.

Lo stesso metodo progettuale si manifesta nei quaderni di Edward Hopper (1882-1967). Ogni suo quadro, ogni rappresentazione di spazi vuoti e silenziosi, è accompagnato da uno studio preliminare quasi scientifico.

Oggi, nell’epoca della mercificazione totale, anche il taccuino per gli schizzi è diventato un oggetto “firmato”, un sobrio quadernetto con elastico che fa tanto intellettuale, poeta o artista. Parlo del Moleskine, un’agendina piuttosto anonima ma inconfondibile proprio per questa sua ascetica essenzialità.

Ma a cosa è dovuto il successo di un oggetto decisamente retrò nell’era dello scatto fatto con lo smartphone?

Io penso che sia legato al desiderio di recuperare delle pratiche “lente” che richiedono concentrazione, come il disegno a mano libera.

Proprio quando il digitale prende il sopravvento portandoci ad un’osservazione fugace e distratta di ciò che ci sta intorno, tornare a disegnare davanti ad un quadro in un museo o ad un paesaggio immerso nel verde, diventa un modo per resistere all’annullamento della creatività e della riflessione che la velocità con cui percepiamo il mondo comporta.

Ecco spiegata la progressiva diffusione degli “sketchcrawl”, periodici raduni di amanti dello schizzo urbano che si danno appuntamento per disegnare insieme all’aperto, afferrando colori e atmosfere.

Naturalmente anche sketchcrawl è un marchio registrato…

A questo punto basta chiamarlo semplicemente “andare-in-giro-a-disegnare-su-un-quaderno-qualunque” e potrete provare anche voi a salvare una tradizione antica e a scoprire la città in cui vivete vedendola, per la prima volta, con occhi nuovi!

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50 Risposte

  1. Riccardo Mosca ha detto:

    Complimenti. Bellissimo articolo! Mi ha colpito molto.

  2. Mariella ha detto:

    Interessantissimo, sei davvero molto brava, complimenti, cara prof.

  3. daniela paradisi ha detto:

    Sempre interessantissimo seguire tutto quello che scrivi oltre a farmi entrare quasi fisicamente in questi bellissimi quaderni di appunti veri gioielli- ancora complimenti

  4. Czirfusz, László ha detto:

    Cara Professoressa!
    Congratulazioni!
    Mi piace tanto il Loro blog.
    Mi rievoca moltissime cose studiate ancora nelle lezioni del liceo 45 anni fa, poi mi da tanti propositi da pensarci, studiare.
    Czirfusz László
    un architetto ungherese da Budapest

  5. Cecilia Guerrero ha detto:

    Beautiful article, you have endless resources ! All great, thank you!

  6. Mario ha detto:

    Articolo bellissimo si legge e si guarda , e il segno grafico dice un mondo d’immaginazione dell’artista

  7. paola ha detto:

    I tuoi articoli sono sempre interessanti e con notevoli approfondimenti, ma questo li supera tutti. Sono sempre una scoperta e offrono sempre spunti per affascinanti riflessioni. Grazie per aver condiviso tutte le tue ricerche con noi appassionati lettori.

  8. Simo Capecchi ha detto:

    Bell’articolo! Oltre lo Sketchcrawl, che è una modalità di disegnare insieme, io per completezza includerei anche gli Urban Sketchers, comunità globale di disegnatori su taccuino, favorita dall’uso della rete e segno che l’interesse per il disegno a mano libera e in presa diretta è ripreso, soprattutto fuori dall’Italia: http://www.urbansketchers.org/

  9. Roberto Baldazzi ha detto:

    Uno degli articoli più belli di questo straordinario sito.

  10. Davide ha detto:

    Sei una fonte di ispirazione per il mio lavoro, per questo ti ringrazio.
    prof arte davide

  11. francesca galzerano ha detto:

    Bellissimo!

  12. gaspare ha detto:

    Manu… ma come fai?

  13. rita zambonini ha detto:

    mi sono riproposta di leggere un tuo post al giorno, ma è davvero difficile … continuerei all’infinito. grazie

  14. onze ha detto:

    Grazie,
    mi è piaciuto molto leggere questo post, in cui mi sono imbattuto per caso. Molto stimolante e ben scritto.

  15. simonetta ha detto:

    bellissimo ed emozionante articolo spero di riuscire a salvarlo…veramente bello!! grazie come sempre

  16. Mariella ha detto:

    Complimenti di cuore per lo splendido articolo, ricco, interessante, inusitato…sei davvero super!!!

  17. Eliana ha detto:

    Sto imparando un mucchio di cose, che bello!

  18. anna ha detto:

    ciaoo interessante e molto stimolante
    ho preso spunto da alcune immagini per creare un attività didattica sulla carta, e avevo bisogno di un’informazione sapresti dirmi la collocazione dei taccuini di Turner, Constable e Gauguin?
    complimenti ancora!!!

    • didatticarte ha detto:

      Ciao Anna e grazie per l’apprezzamento! Uno dei taccuini di Turner è sicuramente alla Tate di Londra, uno di Constable al Victoria and Albert Museum (sempre a Londra) mentre per Gauguin non ho notizie chiare. Tuttavia essendo i disegni molto sensibili alla luce generalmente questi oggetti non sono in esposizione permanente. È più facile vederli nelle mostre monografiche dedicate ai singoli autori.

  19. Maurizia Onofri ha detto:

    Grazie: come al solito un bellissimo link.

  20. Aureliana Strulato ha detto:

    quante storie e quante scoperte bellissime …

  21. Lallot ha detto:

    Davvero interessante, complimenti!

  22. ornella ha detto:

    Mi unisco al coro dei complimenti!

  23. liana calzolri ha detto:

    complimenti! grazie davvero

  24. Alberto ha detto:

    Ma che meraviglia!!! adoro gli schizzi… è un pò come un viaggio nella mente umana. Mi hanno impressionato molto i disegni di Hopper, sembrano quelli dei rebus della settimana enigmistica 🙂 Penso che il disegno a mano libera sia una forma di meditazione, richiede una grande concentrazione e ti costringe a stare nel momento presente.

  25. Francesca ha detto:

    Molto interessante,grazie

  26. Luca Fortuni ha detto:

    FINALMENTE MI DECIDO di scriverti. Sono Luca Fortuni architetto e prof di disegno e storia dell’arte al Liceo di Città di Castello. GRAZIE per il tuo sito e i tuoi tanti lavori. Uso molto i tuoi spunti e le tue brillanti idee. ciao alla prossima

  1. 19 dicembre 2014

    […] Gli appunti degli artisti. […]

  2. 1 luglio 2015

    […] Gli appunti degli artisti. Cosa c’è dietro un’opera d’arte? È una domanda che mi sono posta molte volte. Un dipinto, una scultura, un qualsiasi manufatto artistico, anche se prodotto rapidamente e, apparentemente, di getto, nasconde dietro uno studio, un’osservazione della realtà, un’elaborazione concettuale. Quasi tutti gli artisti e progettisti prendono “appunti”, prima di lavorare sull’opera vera e propria. Naturalmente si tratta di appunti visivi, dunque schizzi, disegni preparatori. E molti di loro lo hanno fatto sui loro quaderni lasciandoci in eredità dei taccuini preziosi e significativi. […]

  3. 18 settembre 2015

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