L’insostenibile leggerezza dell’arte

Navigando, come amo fare, nel magico mondo di Pinterest, mi sono imbattuta spesso in installazioni artistiche realizzate sospendendo degli oggetti. Ho visto galleggiare per aria qualsiasi cosa, anche la più ordinaria. Istintivamente ho cominciato a collezionare queste immagini chiedendomi cosa me le rendesse così affascinanti…

La risposta è banale ed immediata: perché appaiono leggeri e senza peso contraddicendo, dunque, la nostra istintiva esperienza del mondo e delle cose e, in particolare, la legge della gravità!

Sembra quasi che qualunque oggetto, specie se moltiplicato in una gran quantità di esemplari, diventi immediatamente suggestivo se appare in levitazione: è una ricetta talmente collaudata che credo che chiunque possa creare un’installazione del genere andando a colpo sicuro.

Questo non implica un giudizio negativo da parte mia, anzi mi fa subito immaginare la possibilità di proporre ai miei studenti di cimentarsi in un’opera collettiva nella quale dovrebbero semplicemente sospendere tanti oggetti uguali e sorprendersi del risultato!

È un meccanismo che funziona sempre perché contiene due delle varianti del funzionamento della fantasia che Bruno Munari descrive nel saggio intitolato, appunto, Fantasia.

Tra le numerose “regole” utilizzate dalla fantasia esiste quella del “cambio di luogo” e della “ripetizione“. In pratica immaginare che qualcosa possa trovarsi in un luogo che non gli appartiene (il soffitto, ad esempio) o che possa ripetersi in innumerevoli copie, produce risultati fantasiosi e sorprendenti.

Ecco come il grande artista e designer chiarisce la differenza tra fantasia, invenzione, creatività e immaginazione e come spiega alcune delle regole della fantasia alle quali ho accennato.

 

È chiaro che l’idea di sospendere degli oggetti non è una pratica di questi ultimi anni: il primo ad aver pensato a qualcosa del genere, infatti, fu Alexander Calder (1898-1976) negli anni Trenta. Esperto di strutture in fil di ferro e grande amico di Mirò, di cui apprezzava le grandi forme colorate, Calder cominciò ad assemblare delle forme geometriche tenute da sottili steli metallici con contrappesi.

Il risultato furono gli hanging mobiles: sculture sospese capaci anche di muoversi grazie a dei motori o in modo naturale, con lo spostamento d’aria.

Negli stessi anni anche Bruno Munari (guardacaso!) faceva esperimenti simili con le sue “macchine inutili“, strutture di nylon, balsa e cartoncino ispirate alle altalene e al volo dei pezzi di carta.

Un tentativo di liberare l’astrattismo dalla costrizione della tela per diffonderlo nello spazio.

Contemporaneamente anche Alberto Giacometti (1901-1966) lavorava sull’idea dell’oggetto sospeso letto in chiave surrealista. Non pendono dal soffitto ma da una sorta di gabbia filiforme il suo personaggio dal lungo naso e la sua palla sospesa.

Ma a tutti questi esperimenti manca qualcosa di sostanziale rispetto ai lavori di cui parlavo inizialmente: sono oggetti singoli, non presentano la serialità ossessiva che stupisce e disorienta.

Quando l’oggetto è singolo, sospeso o poggiato, resta pur sempre, infatti, una scultura. Solo se è moltiplicato innumerevoli volte o comunque si distribuisce in un ampio spazio, si passa al concetto di installazione.

Con gli anni Settanta si assisterà ai primi esempi di oggetti (spesso di nessun valore né qualità artistica) moltiplicati e sospesi come i magici cerchi di pietre di Ken Unsworth.

Anche Jannis Kounellis, uno dei maggiori esponenti dell’arte povera, fece uso di pietre fluttuanti nell’aria.

Risale all’anno scorso una mostra a Trieste nella quale ha riproposto questo genere di installazioni, dando la possibilità ai visitatori di portarsi via una pietra-ricordo una volta conclusa l’esibizione!

In tempi più recenti Unsworth ha creato una grande installazione di pianoforti-giocattolo sospesi in aria per ricordare la moglie pianista, morta dopo una lunga malattia, con la quale era stato sposato per più di cinquant’anni.

Un’omaggio alla vita, alla musica, ma anche la messa in scena del fuggire via delle cose amate

Un’altra installazione particolarmente ispirata e surreale è quella che Chris Burden realizzò nel 1987 dal titolo “All the Submarines of the United States of America”.

Seicentoventicinque sottomarini in miniatura (esattamente il numero di quelli costruiti fino a quel momento dagli USA) appaiono sospesi come se stessero navigando nell’aria.

Basate sull’osservazione degli oggetti di uso comune, sono invece le installazioni di Damian Ortega che si diverte a proiettare in tutte le direzioni i pezzi di un Maggiolino come fosse un esploso assonometrico, o a far schizzare in giro vecchi attrezzi.

Cornelia Parker, della quale ho inserito all’inizio dell’articolo una distesa di pietre a mezz’aria, lavora spesso con oggetti metallici schiacciati da una pressa e sollevati da fili invisibili.

In “Trenta pezzi d’argento” (1990) piatti, posate e coppe d’argento ridotti a sagome bidimensionali si sollevano da terra in trenta gruppi circolari creando un’atmosfera decisamente straniante.

Avete notato che queste installazioni oscillano spesso tra il fiabesco e l’inquietante? L’oggetto sospeso può fare la differenza, così come la disposizione dei multipli e l’ambiente in cui sono inseriti.

Gli esempi sottostanti possono chiarire questo concetto. E non è detto che persone diverse non possano provare sensazioni opposte davanti alla stessa installazione.

Credo che tutti, invece, concorderanno sull’aspetto terribilmente inquietante di questa distesa di affilatissime forbici penzolanti sull’artista…

Tra il divertente e il terrificante si colloca “Floating Heads”, un’installazione della scozzese Sophie Cave realizzata con decine di teste dalle espressioni più varie, sospese all’interno del Kelvingrove Museum a Glasgow.

Qui entra in gioco anche la luce dato che le teste, completamente bianche, sembrano quasi cambiare espressione nel momento in cui sono illuminate di blu o di viola…

E proprio la luce è protagonista di un’infinità di installazioni sospese. Come tante lucciole danzanti nella notte, migliaia di oggetti luminosi si stagliano nel buio… ecco alcuni esempi.

Insieme a quella della luce è senz’altro molto d’impatto l’immagine di bolle o palline sospese nello spazio. Anche questa suggestione è stata impiegata dagli artisti che ne hanno dato le versioni più differenti.

Sembra esserci, in tutte queste opere, quella “ricerca della leggerezza come reazione al peso di vivere” di cui scrisse Italo Calvino in Lezioni Americane, nel capitolo dedicato proprio alla leggerezza.

Leggerezza che può trovarsi ovunque. C’è qualcuno che l’ha cercata in mezzo alla natura

… e chi ha provato a rendere leggero l’impossibile (naturalmente con abili fotomontaggi) come case

… o persone! Certo, non sono distese di oggetti uguali ma è talmente sorprendente vedere edifici o persone volare che non serve neanche moltiplicarli.

Potrei continuare all’infinito perché le installazioni di oggetti sospesi sono una quantità sterminata.

Avrò sicuramente trascurato dei lavori interessanti o degli artisti importanti ma tutto sommato non serve al mio scopo, quello di proporre ai miei studenti di mettersi in gioco, di provare a creare qualcosa di semplice ma emozionante come un’insieme di cose che volano.

Perché come disse Mary Lou Cook “creatività è inventare, sperimentare, crescere, assumersi dei rischi, rompere regole, fare errori e divertirsi“. Soprattutto DIVERTIRSI, aggiungo io.

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17 Risposte

  1. marco ha detto:

    Appunto la vita è già complessa di suo, cerchiamo di raggiungere la leggerezza del corpo e dello spirito.
    L’arte ci aiuta in questo, ed anche quello che ci appare sorprendentemente inutile puo’ farci star bene.
    Mi è piaciuta questa carrellata di opere, un pezzo ben costruito.
    Io comunque complimenti non te ne faccio più…sono stufo di ripetermi.
    Ti dico solo grazie…

    marco

  2. ciro ha detto:

    bello, come sempre. mi permetto di segnalare anche un artista che realizza delle sorprendenti installazioni, in particolare alla triennale di milano e a berlino (cloud cities – utile anche anche nella lezione sulle nuvole)…

    • didatticarte ha detto:

      Sì, sono bellissime: trasparenti e leggere. Mi piacerebbe prima o poi poterci saltellare sopra!
      Magari le inserirò in un altro articolo… si prestano a tente interpretazioni

  3. Angustias Chía ha detto:

    Una instalación realizada en nuestro centro de secundaria con los alumnos.
    http://valleplastica.blogspot.com.es/2011/06/bosque-suspendido.html
    Saludos.

  4. AGOSTINO ha detto:

    ———— 8 ———-

  5. laura pennesi ha detto:

    emozionante..!!

  6. Mi sono imbattuta quest’anno in alcune installazioni di Calder al museo Granet di Aix-en-Provence e ne sono rimasta colpita: vedere queste opere fra loro connesse e confrontate aggiunge, oltre che informazioni che altrimenti non avrei mai trovato, l’idea che appartengano ad una dimensione artistica complessa e, quindi, ancor più affascinante. Un bell’esperimento da fare in classe, come dici tu!

  7. Maria Meloni ha detto:

    Molto accurate ed esplicative le immagini e i percorsi concettuali e argomentativi.

  8. Gianfranco ha detto:

    Trovo che il filo conduttore di questo splendido post tocchi contemporaneamente quelli che per me sono i tre karma di eccellenza in arte: idea (o fantasia), luce e, appunto, leggerezza.
    Ci siamo già confrontati, bravissima Emanuela, nei tuoi post su Manzoni (l’idea che diventa arte) o sulla luce appunto, o su Hopper (l’attimo fuggente) o ancora sull’arte islamica (l’astrazione dell’infinito). Ogniqualvolta il genere umano coniuga questi tre elementi, ne nascono capolavori assoluti. Mi balzano anche alla mente la Nike di Samotracia o Leonardo da Vinci.
    Ti lascio anche uno spunto sulle Lezioni Americane:
    https://images-na.ssl-images-amazon.com/images/I/51l-eKeaTDL.jpg
    La copertina originale Mondadori di ogni libro di Calvino rappresenta un’opera di Fausto Melotti, roveretano, ingegnere come Calder e come lui maestro indiscusso della leggerezza.
    “Mi veniva da scrivere come le sue sculture” scrive Calvino a proposito del Maestro, da lui stesso definito come “l’acrobata dell’invisibile”.
    Chissà che nell’insostenibile leggerezza delle “Città invisibili” (per te, architetto, dovrebbero innescare percorsi mentali straordinari) non vi sia un ineffabile riferimento all’amico Melotti:
    https://images-na.ssl-images-amazon.com/images/I/61wvhnEdHsL.jpg
    “È delle città come dei sogni: tutto l’immaginabile può essere sognato ma anche il sogno più inatteso è un rebus che nasconde un desiderio, oppure il suo rovescio, una paura. Le città come i sogni sono costruite di desideri e di paure, anche se il filo del loro discorso è segreto, le loro regole assurde, le prospettive ingannevoli, e ogni cosa ne nasconde un’altra.” Le Città Invisibili, Italo Calvino

    • Affascinante Calvino, in ogni suo scritto. L’ho ripreso tante volte tra i vari articoli.
      La luce, poi, è la mia vera specializzazione. Molto prima della storia dell’arte. In verità scriverei solo di quella!

  9. Gianfranco ha detto:

    Ah! A proposito di luce (e idea e leggerezza), tra i capolavori assoluti dimenticavo il “tuo” Tubo al Neon di Lucio Fontana…

  10. Gianfranco ha detto:

    …l’impero di Kublai “…è ricoperto di città che pesano sulla terra e sugli uomini, stipato di ricchezze e d’ingorghi, stracarico d’ornamenti e d’incombenze, complicato di meccanismi e gerarchie, gonfio, teso, greve. È il suo stesso peso che sta schiacciando l’impero, pensa Kublai, e nei suoi sogni ora appiaiono città leggere come aquiloni, città traforate come pizzi, città trasparenti come zanzariere, città nervatura di foglia, città linea della mano, città filigrana da vedere attraverso il loro opaco e fittizio spessore”, Marco Polo in Le Città Invisibili (Italo Calvino).

  1. 10 settembre 2016

    […] article  on […]

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