Solo con una linea…

Ho già spiegato ampiamente l’importanza didattica del disegno, il suo profondo legame con la storia dell’arte e la sua utilità nell’apprendimento.

Oggi voglio perciò approfondire l’argomento esplorando tutte le potenzialità espressive della linea, il segno più semplice, più elementare che l’arte conosca.

La linea è innanzitutto contorno delle cose, margine tra ciò che è e ciò che non è. Dunque tracciare una linea significa rappresentare visivamente un ragionamento astratto, filosofico. Nulla possiede una linea di contorno e definirne una diventa un atto altamente creativo.

Da questo punto di vista, però, la linea ha dei limiti: non può rappresentare (in teoria) le modulazioni della superficie. E gli Egizi, con la loro raffigurazione delle figure umane per mezzo della linea di contorno, se n’erano resi subito conto.

Non potendo disegnare efficacemente le parti sporgenti del corpo (come il naso o i piedi) utilizzando un’unica spessa linea, risolsero la questione rappresentando queste parti di profilo ma lasciando le spalle in vista frontale (altrimenti la spalla di profilo sarebbe diventata una nuova sporgenza). Il risultato? Figure umane completamente piatte.

Praticamente è la stessa linea di contorno che con Osvaldo Cavandoli si anima e diventa personaggio! 😉

 

Ma torniamo al passato… con i Greci la linea, da semplice contorno delle figure (che restano fondamentalmente bidimensionali), inizia progressivamente a diventare volume, modellato.

E la cosa è ancora più evidente nel passaggio intorno al 530 a.C. dalla ceramica a figure nere, nella quale i dettagli vengono ottenuti graffiando con una punta metallica la vernice scura e producendo solo linee di uguale spessore ed un effetto molto “grafico” e bidimensionale, alla ceramica a figure rosse che richiede, invece, l’uso del pennello dando la possibilità di variare lo spessore e la densità del tratto, conferendo con ciò alle figure un maggiore realismo e una notevole tridimensionalità.

La linea greca, dunque, si fa volume nel momento in cui abbandona il profilo esterno delle figure per penetrare al loro interno, interrompendo il percorso della linea vicina. In tal modo si crea un “davanti” e un “dietro”, termini che denotano distanze, dunque spazio e volume.

Non troppo diversa dalla linea greca è quella, recente, di Alexander Calder e dei suoi lavori in fil di ferro. Anche se sviluppati nello spazio si tratta sempre di disegni nei quali la linea suggerisce alcune parti della figura lasciando alla nostra percezione il compito di completarne la forma.

A questi esperimenti sono ispirate tante altre esperienze simili: volumi creati col filo metallico che descrive nello spazio un disegno tridimensionale.

Ma torniamo al passato: anche quando l’arte acquisì l’uso del chiaroscuro pittorico, alcuni artisti continueranno a circondare le loro figure con una evidente linea di contorno proprio allo scopo di renderne la leggerezza, suggerendone quasi la bidimensionalità (come fa Botticelli) o, al contrario, ottenendo un vigoroso stacco dallo sfondo che enfatizza la plasticità dei corpi (come fa Michelangelo).

Mentre nella tradizione fiorentina, e soprattutto per Leon Battista Alberti, la linea di contorno era “circumscriptione”, ossia un segno che individua l’oggetto, lo definisce e lo razionalizza, per Leonardo, da fine osservatore del mondo reale e dei suoi fenomeni, la linea è strumento di progetto, metodo di rilievo dell’esistente ma mai margine e delimitazione delle figure dipinte!

La Gioconda, anzi, sembra essere un tutt’uno con il paesaggio che la circonda avvolgendola. Ed anche nei disegni la linea di Leonardo non è mai netta e continua ma tende a suggerire, a far vibrare, a dare un’immagine pulsante delle forme naturali che vediamo intorno a noi.

Sulla stessa lunghezza d’onda saranno gli Impressionisti che sull’abolizione della linea di contorno hanno costruito un nuovo linguaggio fatto di forme indistinte eppure vitali e verosimili.

Torniamo, adesso, agli artisti che prediligono la linea. Come dicevo all’inizio è difficile rendere la tridimensionalità di una figura solo attraverso l’uso di linee.

Eppure si può creare il volume e il chiaroscuro anche utilizzando solo linee e tratteggi incrociati, metodo utilizzato da tutte quelle tecniche come l’inchiostro o l’incisione nelle quali non sono realizzabili forme di velature o di sfumato.

Ecco come prendono volume un paio di brocche in un’incisione di Morandi del 1959.

Utilizzando linee ondulate (quasi delle curve di livello altimetriche) si può creare, invece, la sensazione del volume senza ricorrere al tradizionale chiaroscuro.

Avvicinare ed allontanare linee curve produce, in effetti, delle sensazioni molto plastiche come si può osservare nelle immagini qui sotto.

Osservate quella di destra: è un pavimento perfettamente piano ma la forza percettiva delle linee deformate è tale da dare la netta impressione che la superficie sia tutta ondulata!

Questi effetti sono stati portati all’esasperazione in tanti esempi di op-art nei quali l’effetto dinamico è tale da produrre vibrazioni quasi fastidiose!

Questi fenomeni di interferenza possono essere creati anche attraverso il cosiddetto effetto Moiré. Due retini rigati sovrapposti generano, muovendosi l’uno sull’altro, delle vibrazioni dinamiche davvero particolari. Guardate in cosa consiste.

 

Torniamo a disegni più “rilassanti”. Ecco altri esempi di volto la cui tridimensionalità è resa con tecniche molto differenti capaci, però, di produrre un effetto di volume.

Oltre alla linea come contorno e alla linea come suggerimento di volume esiste una terza via, la linea-oggetto, quella linea che riassume attraverso il suo spessore un’intera figura.

Questo accadeva in genere con i graffiti rupestri nei quali, per la semplificazione delle figure, bastava un singolo tratto a delineare il corpo e gli arti di un uomo. Non mancano, naturalmente, anche esempi molto recenti nei quali la linea-oggetto è stata utilizzata con la stessa identica finalità!

Fin qui abbiamo visto linee funzionali al disegno di figure umane, oggetti o altro. Insomma, la linea come strumento figurativo.

E che strumento!

Guardate come gioca con le linee Picasso passando da un disegno all’altro…

 

Ma nel Novecento dobbiamo fare i conti anche con l’esplorazione di nuove potenzialità espressive della linea, quelle nelle quali questa, in maniera autoreferenziale, rappresenta solo se stessa.

Sto parlando degli esperimenti di Kandinsky con i quali cerca, addirittura, di paragonare la linea melodica della Quinta di Beethoven ad una linea disegnata che sale, scende e s’inspessisce per esprimere le stesse tensioni sonore del celebre brano.

Ecco come Kandinsky descrive la linea che vedete qui sotto a sinistra (e che poi diventa la base di numerose opere grafiche, come quella a destra): “Linea curva, liberamente ondulata. Dopo una prima ascesa in direzione di sinistra, tensione risoluta, immediata e grandiosa verso l’alto e la destra. Rilassamento circolare verso sinistra. Quattro onde sono subordinate energicamente a una direzione da sinistra in basso a destra in alto”.

Dunque la linea può comunicare sensazioni e movimento: la linea verticale può esprimere elevazione, tensione spirituale; quella orizzontale è la quiete; quella obliqua può indicare ascesa e caduta, tensione e dinamismo.

Le linee ondulate esprimono armonia, fluidità mentre le spezzate asprezza ed energia. Ecco come le utilizza l’artista in un eccezionale video che lo vede all’opera.

 

Anche per Paul Klee la linea contiene una grande potenza espressiva.

Il consiglio che dava ai suoi studenti della Bauhaus era “prendete una linea e portatela a fare una passeggiata”. E, in effetti, le sue opere partono sempre da una linea o una figura geometrica, ne rivelano il potenziale evocativo e poi proseguono in direzioni totalmente imprevedibili.

Nello stesso ambito concettuale si muove anche l’italiano Piero Manzoni (quello della merda d’artista, per intenderci).

Ecco cosa sostiene in proposito: “Quello che più mi interessa sono le Linee: credo siano il punto culminante di tutta la mia pittura, il punto che fa anche comprendere i miei quadri bianchi, che per me non sono quadri di materia, ma quadri antimateria, quadri “achrome”.”

Eppure anche negli achrome le pieghe del tessuto generano linee. Sono alternanza di luci ed ombre ma sempre linee…

Come sono linee quelle che crea Lucio Fontana quanto taglia le sue tele. Sono assenze di materia, spazi vuoti tra un lembo ed un altro, ma, anche in questo caso, sempre linee.

Dopo tanta astrazione vi rivelo un segreto: io amo di più la linea che disegna, quella che, ridotta al minimo assoluto, senza ombre, senza volumi, riesce comunque a raccontare un mondo.

Se devo pensare ad una linea che ha vita propria, penso a Saul Steinberg, uno dei più grandi disegnatori del Novecento, colui che disse: “Il disegno, come esperienza e occupazione letteraria, mi libera dal bisogno di parlare e di scrivere”.

E per me il senso della linea è proprio questo: un linguaggio alternativo capace di arrivare all’essenza delle cose.

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21 Risposte

  1. Maresa ha detto:

    Ho linee negli occhi ma non riesco ancora a farle arrivare alla mia mano!

  2. Alessandra ha detto:

    Ah, la Linea di Cavandoli era la mia passione! 😀 Mi fa piacere che te ne sia ricordata.
    Insomma, dopo il quadrato, abbiamo capito che anche la linea è molto importante e strumento versatilissimo per l’artista. Ho sempre subito il fascino dei disegnatori che, con poche linee, tratteggiano personaggi e situazioni.
    Sempre vasti e ricchissimi i tuoi itinerari, cara prof.

    • didatticarte ha detto:

      Anch’io adoravo la Linea e mi faceva impazzire il fatto che l’audio era del tutto superfluo sia perché non si capiva nulla sia perché il disegno parlava comunque da solo.
      Disegnare con poche linee è molto più difficile di quanto non si creda… ad aggiungere in fin dei conti non ci vuole molto; è a togliere che si vede il talento!
      Grazie come sempre per le tue riflessioni 😉

  3. Ana Bazzano ha detto:

    Me encantaron los trabajos! muy buenas ideas! Ana

  4. marco ha detto:

    Nel 2012 vistai « PICASSO e VOLLARD, Il genio e il mercante » a Venezia presso l’Istituto Veneto di Scienze Lettere ed Arti, Palazzo Cavalli Franchetti.
    Rimasi senza parole davanti i disegni del maestro. Con apparente semplicità e senza mai staccate la penna dal foglio riusciva a dare corpo con un solo passaggio a quello che aveva in testa senza esitazione, senza alcun tremor, e senza una minima sbavatura. Segno indubbio di Vocazione.

    • didatticarte ha detto:

      Ecco che ritorna quella vita intera che c’è dietro un gesto rapido e sicuro. La sequenza dei tori di Picasso mi ha sempre affascinata: togliere, togliere, togliere finchè del toro resta l’essenza e la pura forma.
      Sì, non è da tutti. Solo un Maestro raggiunge queste vette.

  5. Sally Felton ha detto:

    Che bella presentazione!

  6. Paolo ha detto:

    Manu sei grande! !!!!!

  7. g g ha detto:

    che bello! come si chiamano i due disegni di kandinsky?

  8. silvana madìa ha detto:

    la linea non è altro che un susseguirsi di punti, la mano dietro suggerimento della mente e dell’anima lascia una traccia nello spazio: la sua immagine , a quel punto sono gli sguardi altrui che la rapiscono per portarla in altre menti e in altre anime in un processo continuo e circolare

  9. Marco ha detto:

    Bellissimo articolo.
    Avresti da consigliarci anche una bibliografia in supporto al tuo articolo?
    Grazie

    • didatticarte ha detto:

      Grazie per l’apprezzamento. Gli argomenti di questo articolo sono quelli classici del linguaggio visivo. Dunque Rudolf Arnheim “Arte e percezione visiva”, Wassily Kandinsky “Punto linea superficie”, Paul Klee “Teoria della forma e della figurazione, vol.2”.

  10. Ivano ha detto:

    Per me il tratto è allo stesso tempo segno di demarcazione e ponte, come a dire, siamo diversi ma uniti da una materia comune. Grazie per questo interessantissimo articolo che mi ha lasciato affascinato.

  11. Simona Andrei ha detto:

    Mi piace molto, chiaro ,efficace, ben fatto.
    Bravi!

  12. Tuta ha detto:

    Molto interessante , approfondito.
    Grazie

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