Scrittori che disegnano: Günter Grass

Premio Nobel per la letteratura nel 1999, il tedesco Günter Grass (1927-2015) è celebre soprattutto per il romanzo Il tamburo di latta del 1959.

Ma, ancora prima di diventare un affermato scrittore, Grass si è formato presso la Kunstakademie di Düsseldorf studiando grafica e scultura, arti che non ha mai abbandonato durante la sua lunga carriera letteraria.

Un artista grafico che è anche scrittore è uno che non cambia inchiostro“, diceva in proposito. I suoi disegni, infatti, raccontano lo stesso mondo contemporaneamente vero e straniante dei suoi romanzi. Per i suoi testi ha creato anche le illustrazioni di copertina usando uno stile espressionista sintetico e deformante. Le più celebri sono quelle ideate per la trilogia di Danzica: Il tamburo di latta, Gatto e topo e Anni di cani.

Il piccolo tamburo rosso, tra l’altro, è diventato il marchio della casa-museo di Grass a Lubecca, in Germania.

La cosa che mi ha colpito di più, però, è la grande varietà di linguaggi usata da Grass e la frequente fusione tra testi e immagini che trasformano la scrittura in pura illustrazione.

Tuttavia i soggetti più frequenti nelle opere grafiche (e scultoree) di Günter Grass sono gli animali.

Metafore potenti della condizione umana, diventano interlocutori e protagonisti in tanti romanzi e altrettanti disegni. “Ho sempre pensato che parliamo troppo di esseri umani – sostiene lo scrittore – Questo mondo è affollato di esseri umani, ma anche di animali, uccelli, pesci e insetti. Erano qui prima di noi e saranno ancora qui se verrà il giorno in cui non ci saranno più esseri umani“.

Ecco dunque che accanto a titoli come Dal diario di una lumaca, Il rombo (inteso come pesce), La ratta (cioè la femmina del ratto…), Il passo del gambero e i già citati Gatto e topo e Anni di cani, compaiono immagini e sculture che si riferiscono proprio agli stessi animali.

Uno di quelli più rivisitati da Grass è il rombo, un pesce piatto come una sogliola, con gli occhi posti sullo stesso lato e la tipica forma romboidale. Questo curioso animale compare spesso con un autoritratto dell’artista al suo interno. È l’uomo che ritorna alle sue origini? È la sua coscienza? È un narratore? È il bisogno dell’autore di acquattarsi sui fondali, come fa il rombo?

Dello stesso pesce Grass ha realizzato anche una versione scultorea. Una sorta di totem, con un braccio che sostiene in alto l’animale.

E poi c’è il rombo-scrittura, un disegno che è anche una raccolta di pensieri, realizzato secondo quella integrazione tra testo e immagine che abbiamo già visto sopra.

La sua ratta, invece, cammina sulle lettere dell’alfabeto e sopra i libri, quasi a significare la superiorità dei topi sugli uomini, la loro maggiore capacità di sopravvivenza in caso di catastrofe naturale.

Al libro come oggetto, per altro, Grass ha dedicato molte opere, in particolare una scultura in bronzo che trasforma le pagine in un solido ondulato e la scrittura in una profonda incisione.

Il rapporto tra scrittura e disegno ritorna in un’altra illustrazione nella quale la mano emerge dal terreno assieme a una piuma. La penna d’oca diventa così il simbolo dell’esistere e del sopravvivere. Anche perché i sassi somigliano a un magma che potrebbe risucchiare giù la mano da un momento all’altro.

Non scriverò più romanzi, ma disegnando e dipingendo acquerelli ho già prodotto testi“, scrive Grass negli ultimi anni della sua vita. E questo è ancora più vero dal momento che le parole continuano sempre ad aleggiare sulle immagini diventando immagine esse stesse, come in questo disegno dal titolo Tango.

Ed è una cosa che non smette mai di affascinarmi. Perché l’incontro di due linguaggi così affini, come la scrittura e il disegno, dà luogo a una ‘comunicazione aumentata’ di straordinaria potenza. È un racconto al quadrato, qualcosa che leggi e guardi evocando una storia su due binari paralleli. Certo, in questo caso non leggo granché perché non conosco il tedesco, ma l’effetto rimane ed è un piacere e una sorpresa.

 

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7 Risposte

  1. Michael ha detto:

    Sono davvero senza parole. In senso buono ovviamente! Volevo inoltre, complimentarmi per il contenuto di questo articolo. Davvero. Grazie.

  2. Ugo Adamo ha detto:

    Ciao Emanuela, imperdibile chicca. Vedendo le immagini e gli scritti sovrapposti mi è venuto in mente il futurismo, ma credo che la funzione non sia la stessa. Che mi dici?

    • In effetti le “parolibere” di Marinetti tendono a superare il significato delle parole per trasformarle in puro segno e comporle a creare un’immagine. In questo caso il testo mantiene la sua funzione comunicativa ma si intreccia al disegno in un dialogo continuo tra i due linguaggi.

  3. Paolo Bettini ha detto:

    Ottima scelta dell’argomento. Ottimamente trattato, come sempre. Vorrei proseguisse con altri scrittori, penso Goethe, a Hugo (sui cui disegni ha scritto nientemeno che Focillon), a Lewis Carroll (con le sue poesie visive), a Edward Lear…

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