L’isola inafferrabile, Mont Saint-Michel vista dagli artisti

Ci sono capitata in un un giorno di bassa marea. Quando, invece di emergere dall’acqua, Mont Saint-Michel svettava su un’infinita distesa di sabbia.

mont saint-michel foto 1

Niente riflessi da cogliere a pelo d’acqua, come piace fare a me…
Ma almeno ho potuto girarci attorno a 360° e scoprire il lato selvaggio dell’isola, quello che guarda verso La Manica, a nord.

mont saint-michel 2

Dell’arrivo della marea ho potuto vedere solo foto e video. Come questo, trovato su YouTube:

Ma la visita è stata comunque entusiasmante. Perché Mont Saint-Michel, patrimonio dell’umanità dal 1979, è un luogo magico, dove l’architettura è riuscita a esaltare la natura come accade solo con i veri capolavori. Un capolavoro che ha oltre mille anni di storia.

evoluzione di Mont Saint-Michel

Tutto ha inizio nel Medioevo quando, secondo la leggenda, San Michele arcangelo appare al vescovo Aubert e questi, nel 708, fa edificare sul Mont-Tombe un piccolo santuario. Ma l’abbazia benedettina arriverà solo nel 966. Questa prima costruzione, nota come Notre-Dame Sous-Terre, è stata inglobata in quelle successive.

L’intensificarsi dei pellegrinaggi portò ben presto alla nascita di un villaggio per ospitare i fedeli e alla riedificazione dell’abbazia nel corso dell’XI secolo.
Della chiesa romanica rimane oggi la navata, coi suoi possenti archi a tutto sesto, il soprastante matroneo e il cleristorio con monofore. Il coro, invece, fu ricostruito nel XV secolo in stile gotico fiammeggiante dopo un crollo che aveva interessato tutta la parte orientale dell’edificio.

navata della chiesa di Mont Saint-Michel

Il confronto tra il linguaggio delle due parti mostra in modo evidente due diverse concezioni dell’architettura: una fatta di pieni, l’altra fatta di vuoti.

confronto romanico gotico

Il coro, con il suo slancio verticale e la sua trasparenza, rispecchia fedelmente lo schema gotico: deambulatorio, cappelle radiali, triforio finestrato e cleristorio interamente vetrato. Naturalmente volte ogivali a copertura.

Mont Saint-Michel coro

Nel frattempo erano sorti anche tutti gli annessi, distribuiti insolitamente su vari livelli.

sezione

Quello più alto è occupato dalla chiesa, dal chiostro e dal refettorio, mentre più sotto si trovano altri ampi saloni per tutte le necessità dell’abbazia.

piante Mont Saint-Michel

Il chiostro, che in genere è a destra della navata, qui si trova a sinistra, a copertura degli spazi edificati a nord e noti come Merveille (“meraviglia”), per la loro spettacolare conformazione.

chiostro Mont Saint-Michel

Da qui si accede all’ampio refettorio, uno spazio austero coperto da una grande volta a botte perlinata (cioè rivestita da sottili doghe di legno), simile a quella che chiude la navata della chiesa.

refettorio Mont Saint-Michel

Scendendo di un livello si entra nel vivo della Merveille. Qui si trova la Sala degli Ospiti, un arioso salone a due navate con vista mare dove venivano ricevuti i visitatori illustri.

sala degli ospiti

Più massiccia è invece la Sala dei cavalieri, dove i monaci studiavano e lavoravano.

sala dei cavalieri

L’intera isola venne fortificata nel corso del XIV secolo, con lo scoppio della Guerra dei Cent’anni tra inglesi e francesi. Il complesso riuscì a mantenersi in discrete condizioni fino al 1791 quando, dopo la rivoluzione francese e la soppressione degli ordini religiosi, gli ultimi monaci furono cacciati dall’isola. Questo, assieme alla trasformazione dell’abbazia in carcere, ne accelerò il processo di degrado.

Il carcere venne chiuso nel 1863 e iniziarono subito i restauri. Come in tanti altri casi  vennero realizzate delle aggiunte “in stile”, come l’alta guglia che oggi caratterizza l’isola, che non c’erano mai state in precedenza.
Questo confronto tra il prima e il dopo mostra l’incisività dell’intervento.

prima e dopo i restauri

Un luogo del genere, denso di spiritualità e di mistero, non poteva passare inosservato agli occhi degli artisti, soprattutto i paesaggisti dell’Ottocento.

Il primo a occuparsene è stato il mio adorato William Turner. Si recò in Normandia intorno al 1826 e cominciò a disegnare e dipingere dal vero quell’isola di pietre e di torri.

schizzo Turner

Naturalmente la forma è quella precedente ai restauri, senza la guglia puntata verso il cielo. Da buon romanticista la coglie tra la bruma, in quell’atmosfera nordica che ama tanto, con alcuni veloci acquerelli.

Turner acquerello

Ma in altri dipinti racconta un’isola spettrale, che si erge dalla sabbia umida come una fortezza inaccessibile.

dipinto Turner

La versione tempestosa, con gente che cammina a pelo d’acqua, è piuttosto frequente. Più per le normali condizioni climatiche sul canale della Manica che per scelta degli artisti.

tempesta Webb

Deane

In altri casi la tempesta si sta già quietando e le persone possono percorrere la striscia di sabbia che consentiva il passaggio a piedi.

Bentley

Quando è sereno il viavai si intensifica. Carri di merci e pellegrini carichi di ceste percorrono scalzi quelle sabbie perennemente inzuppate.

Cooke

Nelle giornate migliori l’isola cambia completamente aspetto, diventando una rocca calda e luminosa. Camminare sulle acque diventa quasi un bel gioco.

Roberts

Altri autori preferiscono rappresentare l’isola senza figure umane. Una struttura geologica, quasi un’immensa stalagmite che emerge dalla sabbia durante la bassa marea.
Qualcuno sceglie di darne una visione inquietante…

Rousseau

… qualcun altro la trasforma in un grande oggetto metafisico.

Haseltine

Sembra richiamare la più antica rappresentazione dell’abbazia, quella miniata dai fratelli Limbourg tra il 1411 e il 1416 per il famoso Tres Riches Heures del Duca di Berry. È l’unico caso in cui compare anche San Michele, con un drago simbolo del male.

duc de berry

Pochi sono gli esempi in cui l’abbazia è stata dipinta dall’isola stessa. In quelle opere svetta ancora più minacciosa sull’abitato, con i suoi contrafforti e i suoi pinnacoli.

Danvin

In alcuni casi, come per John Ruskin, questo avvicinamento serve a osservare meglio l’architettura.

Ruskin

Ma nella maggior parte dei casi l’obiettivo è quello di tradurre in pittura uno spettacolo potente e suggestivo.

Brangwyn

Bisogna aspettare nuove tecniche pittoriche per vedere qualcosa di diverso. Ed è grazie a Paul Signac che Mont Saint-Michel si riveste di un delicato manto puntinista.

Signac 1

È lo stile perfetto per un soggetto spesso rarefatto e avvolto dalla foschia.

Signac 2

Com’era immaginabile con la fine dell’Ottocento Mont Saint-Michel perse ogni attrattiva verso gli artisti, presi com’erano a rifondare il concetto stesso di pittura.
Rimane giusto qualche ultimo dipinto sempre più essenziale (e con l’alta guglia nuova di zecca).

Gagnon

L’uomo con lo zaino e il cavalletto sulle spalle ci ricorda, però, che i pittori continuavano ad andarci. Non quelli blasonati, forse. Ma tutti quelli che volevano mettersi alla prova con uno dei soggetti più pittoreschi e quindi più difficili.
Eccone un bel po’, nei quadro qui sotto, di ritorno dalla loro seduta en plein air.

Deneux

Come sempre il soggetto passa in mano ai fotografi, anche se le prime testimonianze sono più storiche che artistiche e riguardano la liberazione dell’isola da parte degli alleati nel 1944.

liberazione

Dopo, con l’aumento esponenziale del turismo, anche la quantità di fotografie s’impenna. Ed è difficile fare un brutto scatto a un soggetto così fotogenico. Per questo ne ho scelta una sola, di Michael Kenna, un artista che apprezzo per l’aspetto geometrico e minimalista delle sue immagini.

Kenna

Ma non c’è foto né dipinto capace di raccontare pienamente cosa sia Mont Saint-Michel. Se ne può cogliere un aspetto alla volta. Quell’isola si può reinventare, trasfigurare, sognare.
Ma, come scrisse Henry James, “… bisognerebbe aver vissuto ottocento anni per comprendere quanto questa massa incrostata di architettura significhi per chi l’ha costruita”.

 

Potrebbero interessarti anche...

12 Risposte

  1. Antonietta ha detto:

    Piacevole scoperta! Grazie

  2. Nicoletta ha detto:

    Splendida rassegna, complimenti.

  3. Fabrizio ha detto:

    Loredana,bellissimo il tuo reportage sul Monte….viso e rivisto diverse volte…grazie

  4. Domenico Cassese ha detto:

    Stupendo!!!

  5. sileno ha detto:

    Mi hai lasciato un inteso desiderio di andare a Mont Saint-Michel. Grazie per questa splendida rassegna.

  6. Marino Calesini ha detto:

    Un lavoro impeccabile , come sempre. Grazie

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.