Vedere l’arte nel suo contesto

Quando ero una studentessa mi dovevo accontentare: sui libri le immagini delle opere d’arte erano delle figurine decontestualizzate. I quadri erano senza cornice e senza ambiente, le sculture senza piedistallo, le architetture senza dettagli.
Certo, l’ideale sarebbe stato partire e vedere ogni cosa dal vero, ma è chiaro che non era una cosa alla portata di una liceale.

Poi è arrivato Internet. Poi sono diventata un’insegnante. E ho scoperto che dal web avrei potuto ricavare tutte quelle informazioni che in genere non si mettono nei libri, quel contesto capace di ridare concretezza alle opere d’arte.
Un esempio? Ecco, questo è lo Stendardo di Ur, un manufatto sumero risalente al 2500 a.C. con scene di guerra e scene di pace realizzate a intarsio.

stendardo di ur

Sui libri e sul sito del museo sono riportate le misure esatte: 21,7 cm di altezza, 50,4 di larghezza, 11,6 di profondità alla base e 5,6 in cima. Dunque è un oggetto relativamente piccolo. Ma i numeri non riescono comunque a darci l’idea delle dimensioni quanto un’immagine come questa.

stendardo di ur nel museo

Ogni volta che la faccio vedere in classe i ragazzi, che conoscono già lo stendardo dai libri di storia delle medie, esclamano in coro “Ahhhhh, ma è fatto così???!!!”.
Idem per la Gioconda. Vederla solo scontornata o vederla anche nella sala del Louvre dove è esposta, magari con la folla adorante, è tutta un’altra cosa.

La Gioconda al Louvre

A colpo d’occhio si capisce che non è un quadro molto grande, cosa che chi visita il Louvre spesso scopre con disappunto esclamando: “ma è piccola!”. Ma soprattutto si percepisce come quel povero dipinto sia diventato un feticcio, idolatrato da milioni di visitatori che spesso non sanno nulla del Rinascimento o della prospettiva aerea.
Insomma, ne può nascere in classe un bel dibattito sul rapporto che abbiamo oggi con le opere d’arte. Su quanto sia sano o malato. E si scopre, così, che ogni oggetto artistico ha una seconda vita, della quale l’autore nulla poteva prevedere, che accade dentro i musei, sui social e nell’obiettivo dei nostri telefonini.

Botticelli agli Uffizi

In altri casi mostrare l’opera nel contesto può servire a ricondurla nell’ambito del linguaggio visivo. Nel caso de L’origine del mondo di Gustave Courbet, gli studenti (che inevitabilmente provano imbarazzo davanti a quel dipinto) ne colgono subito l’aspetto oggettuale se l’opera è calata nel contesto museale. La cornice, l’osservatore, la parete, fanno capire subito che quello non è un pube, ma la rappresentazione di un pube.

Visitatore davanti all'origine del Mondo

Per questo motivo ho raccolto in una pagina del blog tutti i siti che permettono di fare la visita virtuale nei maggiori musei: per avere la possibilità di muoversi dentro sale e corridoi, girare attorno alle sculture e percepire rapporti dimensionali, sequenze espositive e dialoghi tra opere d’arte.

dentro i musei Capitolini

Per non parlare di affreschi e opere nate per un luogo specifico. Poter osservare quel sito è parte dello studio dell’opera. Immergersi nel colore della cappella Brancacci è indispensabile per capire il Tributo di Masaccio.

cappella Brancacci

Un altro genere di foto “di contesto” sono quelle che mostrano la vita quotidiana di un’opera d’arte in un museo. Ad esempio le operazioni di pulitura del David di Michelangelo. Immagini che, oltre a darci le proporzioni della scultura dal confronto con quelle delle operatrici, raccontano ciò che accade nei musei quando non ci sono i visitatori.

pulitura del David

Ancora più sconvolgente, per gli studenti, è vedere questa foto del 1925 scattata durante un’ispezione dei tecnici nel Pantheon per verificare le condizioni di una frattura nella cupola. I famosi cassettoni, dei quali i ragazzi al massimo ricordano che sono disposti in cinque giri da 28, diventano improvvisamente enormi e solo in quel momento si percepisce la grandiosità di quell’architettura.

un cassettone del Pantheon

Restando alle foto antiche trovo molto interessante mostrare il contesto della scoperta archeologica di un’opera d’arte. Non trovo sufficiente parlare del Moschophoros mostrandolo solo nella sua immagine musealizzata. Al contrario, una foto del 1865 può svelare la realtà del suo ritrovamento, inclusa la nonchalance con cui venivano trattati nell’Ottocento i reperti antichi.

ritrovamento del Moschophoros

Ma come si fa, andando sul lato pratico, a proporre agli studenti questi materiali? È chiaro: serve un videoproiettore o una LIM e un computer o anche uno smartphone da poter collegare.
Molti di questi esempi stanno già nelle mie presentazioni di storia dell’arte, altri si possono facilmente trovare in rete seguendo le istruzioni per una buona ricerca iconografica. Il mio consiglio è di crearsi un archivio personale da poter usare all’occorrenza.

Vorrei dare un ultimo avvertimento: questo approccio non è un escamotage per catturare l’attenzione degli studenti, né un’occasione per mostrarsi aggiornati usando gli strumenti digitali. È invece un modo per ridare sostanza e vita alle opere d’arte, spesso trattate come oggetti immaginari, nati, vissuti e sepolti in un lontano passato.

 

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23 Risposte

  1. Michele Danieli ha detto:

    Niente allontana le persone dalla storia dell’arte quanto quell’alone malcompreso di misticismo religioso che si traduce in regole da bambini. Non toccare! Non fotografare! Stare lontani! Non alitare sulle opere! Non trattenersi troppo nella sala!
    Toccare con mano un dipinto (senza sfasciarlo, ovviamente) permettere di comprendere un sacco di cose.
    Scusandomi per l’intrusione,
    MD

  2. Andrea ha detto:

    Interessantissimo come al solito, complimenti! (Vista così la Gioconda è uno shock).

    Andando leggermente OT, se uno fosse interessato al tuo libro non per esigenze scolastiche ma personali (sono un papà ma digiuno di storia dell’arte e il tuo blog mi sta spingendo ad approfondire) cosa consigli di comprare? Su Amazon vedo due versioni una da 28,50€ e una da 21,85€ ma non capisco la differenza.

    • Grazie Andrea 🙂
      La versione di prezzo maggiore, oltre al volume A di storia dell’arte, include anche il volume B di linguaggio visivo e tecniche artistiche, mentre quella con il prezzo inferiore è solo il volume A.

  3. Non smetti mai di colpirmi per la tua grande sensibilità nel presentare l’opera e nell’affrontare al contempo il modo di comunicarla: anche stavolta hai messo in luce un aspetto che rimane sempre privo di considerazione e mi hai dato modo di comprenderne il valore. Complimenti! 🙂

  4. Grazie per le tue osservazioni sempre interessanti e soprattutto per aver trascritto un elenco di musei virtuali. Mi piacerebbe poter fare analoga operazione per i principali teatri italiani e non, ma non so se, per questo tipo di edificio, sia prevista una visita virtuale. Hai qualche suggerimento per orientare la mia ricerca?. Grazie in anticipo. Saluti

  5. Giuseppe Vaccaro ha detto:

    Perfettamente d’accordo con te. Ritengo tutto ciò ancora più importante per le opere architettoniche. Senza essere immersi realmente nello spazio architettonico, difficilmente si riesce a coglierne il valore.

  6. Edy ha detto:

    Grazie infinite per la lista dei tour virtuali! Un lavoro incredibile.

  7. Mafalda ha detto:

    Bravissima, Emanuela! Sempre illuminante! Grazie

  8. Stefano Moro ha detto:

    Articolo interessante e necessario. Grazie.

  9. Marino Calesini ha detto:

    Sempre interessantissimo

  10. Emanuela Bussolati ha detto:

    Grazie delle tue sempre interessantissime proposte. E soprattutto della precisazione dell’ultimo capoverso. Indispensabile, rivela la cura a che non si prendano le indicazioni come “formule magiche” risolutive ma si cerchi una modalità comunicativa che abbia senso sia per chi dice, sia per chi ascolta.

  11. Elisa ha detto:

    Sono in vacanza, ma non posso fare a meno dei tuoi preziosi articoli!!!! ; )

  12. luisa ha detto:

    Concordo in pieno. Poter vedere le opere d’arte dal vero in un museo o in una mostra itinerante è un’esperienza fondamentale per arricchire il bagaglio culturale e le conoscenze dei nostri alunni e soprattutto per consolidare la consapevolezza di sentirsi cittadini di un mondo anche al di fuori dei “propri confini”. Quindi quando si crea l’occasione, porto sempre i miei alunni a vedere dal vero le opere d’arte. Certo, è una gran fatica per noi insegnanti, ma poi ripaga…osservando lo stupore che trasmette un’opera d’arte studiata nel libro e poi vista dal vero. Grazie Emanuela.

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