Fare un blog per l’alternanza scuola-lavoro

Quello dell’alternanza scuola-lavoro non è un tema che mi appassiona tanto. Troppo delicato, troppo complesso. Non me ne sono mai occupata in prima persona. Però ho sempre pensato che possa essere un’occasione per gli studenti, a patto di progettarla con intelligenza e non di affrontarla come un dovere da assolvere in ogni modo possibile, anche il più incongruo.

Un modo intelligente di pensare un’alternanza è proporre ai ragazzi esperienze lavorative che diano loro competenze utili, a prescindere dai percorsi che sceglieranno. Competenze che a scuola si sviluppano poco. Quali potrebbero essere? Per me è fin troppo ovvio: quelle sulla comunicazione con gli strumenti digitali.

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Nella mia scuola hanno già lavorato in passato su questo fronte, ma facendo un’operazione che trovo del tutto inefficace, una finzione: un’impresa simulata che avrebbe dovuto sviluppare una non meglio specificata app. Naturalmente non era previsto che qualcuno dovesse davvero insegnare ai ragazzi a fare un’app e tutto si è tradotto in un lavoro puramente concettuale da caricare su un sito sotto forma di relazione.

E se invece realizzassero un blog?

Dato che esiste il mestiere di blogger, provare a fare un blog significa affrontare un’attività lavorativa a tutti gli effetti. Un’attività che non sarebbe simulata, ma reale, concreta.
Un’attività che mette dentro capacità di gestione di una piattaforma tipo WordPress (quindi tutti gli aspetti tecnico-informatici di base), saper scrivere per il web (dunque lavorare sul linguaggio, sulla comunicazione),  scegliere siti autorevoli  per trovare informazioni (cioè saper fare ricerche corrette, senza incappare nelle fake-news), selezionare le immagini (quindi conoscere le norme sul copyright, le caratteristiche dei file di immagine e un minimo di fotoritocco), moderare i commenti (imparare a dialogare in modo corretto e mai offensivo).

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Naturalmente esistono già esperimenti in questo senso ad esempio quello di 383 blog per Gela, anche se in quel caso si tratta di blog individuali che non si sviluppano nell’intero triennio.
Credo che un blog di classe, al contrario, sia un’esperienza più ricca, perché occorre lavorare su una programmazione comune, su un piano editoriale e su un’attenta divisione dei compiti.
Chiaramente anche il blog di classe esiste già da tempo. Qui ce n’è un lungo elenco.
Ma il blog come progetto di alternanza scuola-lavoro richiede un approccio più sistematico e in particolare incontri con i professionisti del settore, sia blogger di fama (da Salvatore Aranzulla a Riccardo Scandellari) che esperti di scrittura e comunicazione (come Annamaria Testa e Luisa Carrada), che di grafica e comunicazione visiva (ad esempio Riccardo Falcinelli).

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Tra l’altro il blog non si conclude mai in se stesso, ma va promosso attraverso tutti i canali social. Dovrà avere il suo account curato in modo altrettanto professionale. Dovrà avere uno stile, un’identità riconoscibile perché basata su un argomento chiaro, forte e articolato.
Non si può fare, infatti, un blog e basta. Prima occorre trovare l’argomento centrale. Questo mio, ad esempio, gira tutto attorno alla didattica dell’arte, al linguaggio delle immagini. Per il blog dell’alternanza serve un tema altrettanto definito ma di ampio respiro.

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E perché tutto questo dovrebbe servire al futuro lavorativo degli studenti? Beh perché qualsiasi cosa sceglieranno di fare dopo il liceo, dal medico al giornalista, dall’ingegnere al traduttore, non potranno fare a meno di usare la comunicazione digitale per promuovere la loro professione, per connettersi con reti lavorative, per raccontare il loro punto di vista. E un blog è la palestra migliore per imparare a comunicare nel mondo digitale.

Parola di blogger!

 

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4 Risposte

  1. Rossella ha detto:

    Ok. Adesso siamo in fase di revisione di bozze, i libri saranno stampati per febbraio, ti faccio sapere. Buona serata.

  2. Marino Calesini ha detto:

    Interessante

  3. rossella kohler ha detto:

    Cara Emanuela, non posso non scriverti dopo questo post. Infatti ho appena finito di completare un corso di blogging per il nuovo testo di geografia turistica per la DeAgostini, un laboratorio proprio nell’ottica della scuola-lavoro. Trattandosi di geografia turistica la proposta è, naturalmente, di un travel blog. Il corso è strutturato su due anni, per complessive trenta pagine, e guida passo passo i ragazzi, a gruppi, nella creazione di un blog. Si parla di tutto, dalla scelta del nome all’etica del blogging, da come si scrive un articolo ai social network, ecc. Io mi sono divertita da pazzi e spero funzioni anche in classe, vedremo l’anno prossimo. Se vuoi saperne di più fammi sapere. Un abbraccio.

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