Strane notizie d’arte sul web: ci possiamo fidare?

Articoli sensazionalistici che ribaltano le nostre conoscenze d’arte tramandate dai libri. In rete capita anche questo.
D’altra parte la mania della contro-informazione è dilagata ormai in qualsiasi campo, dalla medicina alla politica, dalla storia alla scienza; perché quello dell’arte avrebbe dovuto restarne immune?

Rockwell critico d'arte

Capita così di imbattersi in quelli che ti dicono che Picasso ha dipinto Guernica in ricordo di un amico, un torero morto durante una corrida, e non in seguito al bombardamento della cittadina basca; poi leggi che il bronzo del Pantheon non è stato usato per realizzare il baldacchino di San Pietro ma armi e cannoni; che i coniugi Arnolfini non sono mai esistiti; che l’orinatoio di Duchamp sarebbe opera di una donna; che tanti dipinti attribuiti a Modigliani e presenti nelle mostre sono falsi; che una nuova scultura preistorica potrebbe riscrivere la storia dell’umanità…

falsi Modigliani

Naturalmente non è tutta fuffa: alcune delle notizie citate sopra non lo sono (ma non mi interessa qui entrare nel merito), tanti esperti seri e e qualificati lavorano quotidianamente per confermare o confutare informazioni date per sicure per tradizione più che per reale consistenza dei fatti.
Ma se noi non siamo studiosi sufficientemente preparati come facciamo a riconoscere l’attendibilità di una di queste notizie? Come si valuta la credibilità di un testo? Insomma, come si smascherano, anche nel campo dell’arte, le fake-news?

Falsa donazione di Costantino

Un bell’articolo su La Ricerca – Loescher ci spiega come valutare la qualità di un sito con una bella scheda che riporto qui sotto.

In pratica ci sono sette punti da considerare prima di credere all’ennesimo scoop:

  1. AUTORE – la prima cosa da fare leggendo il pezzo è cercare informazioni sull’autore: curriculum, pubblicazioni, ruoli istituzionali. Se la persona è titolata a parlare di arte abbiamo un primo punto a favore della credibilità dell’informazione. Ça va sans dire che se l’articolo non è firmato dobbiamo diffidare dei suoi contenuti.
  2. SITO – in generale una testata istituzionale (il sito di un museo, di un’università, di un importante quotidiano, di una casa editrice) è più autorevole di un portale generalista (ad esempio un magazine femminile) o di un sito individuale (anche questo che state leggendo 😉 ).
  3. COMMENTI E CONTATTI ATTIVI – quando si tratta di un blog la possibilità di contattare l’autore dell’articolo e di commentare l’articolo stesso è generalmente un aspetto positivo in quanto indice di disponibilità dell’autore verso correzioni o smentite sulle affermazioni più temerarie del suo testo.
  4. PUBBLICITÀ – una quantità selvaggia di inserzioni pubblicitarie – magari per nulla pertinenti al mondo dell’arte – deve renderci molto sospettosi. È probabile che la notizia clamorosa sia costruita ad arte solo per alimentare il meccanismo del clickbaiting, cioè attirare lettori per guadagnare con la loro visita.
  5. LINGUAGGIO – un titolo clamoroso e toni sensazionalistici non sono quelli tipici degli studiosi accreditati. Questi aspetti, al contrario, sono frequenti nei siti acchiappa-click, quelli pieni di pubblicità, come visto nel punto precedente. Dobbiamo essere scettici anche quando viene usato un linguaggio poco appropriato o con errori ortografici.
  6. LINK ESTERNI – la presenza o meno di link ad altre fonti (ovviamente altrettanto autorevoli) è indice di una ricerca approfondita che si avvale di altri pareri, di fonti originali anche in altre lingue, piuttosto che una solitaria intuizione fantasiosa.
  7. CONTENUTO – le informazioni dovrebbero essere verificabili attraverso il riferimento a testi, siti, ricercatori, dati. Un tono generico e la mancanza di approfondimento rende l’intero contenuto poco affidabile.

Dunque, ricapitoliamo. Se l’articolo che state leggendo non soddisfa anche solo tre di questi requisiti allora è meglio lasciar perdere: la probabilità che si tratti di una bufala artistica è altissimo.

Questi aspetti sono utili anche a scovare i copiatori seriali di post altrui, come spiegato meglio in questo interessante decalogo di Finestre sull’arte. Ma servono in generale a leggere con atteggiamento critico qualsiasi contenuto, di qualsiasi argomento. Altrimenti rischiamo di fare la fine dei creduloni: manipolati e raggirati. Sapete a cosa mi riferisco…

 

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10 Risposte

  1. Marino ha detto:

    Grazie !

  2. Sileno ha detto:

    Se c’è un sito del quale non diffiderò mai è: didatticarte!
    Grazie per tutta la cultura che mi regali.

  3. Enrica Caterina Corà ha detto:

    Non smetterò mai di ringraziarti!

  4. Luisa ha detto:

    Grazie Emanuela per aver affrontato l’argomento. La rete è una fonte preziosissima di notizie e informazioni e purtroppo sappiamo che non sempre sono vere. A settembre riprenderò questo tuo contributo con i ragazzi, spero capiscano l’importanza di verificare la validità delle fonti a cui attingono per approfondire gli argomenti che trattiamo in classe. Grazie ancora.

  5. marina lo blundo ha detto:

    Sono d’accordo su tutta la linea! In archeologia, come puoi immaginare, abbiamo lo stesso identico problema nonché una consolidata tradizione di fantarcheologia su più fronti. Da anni quando parlo di blog di archeologia mi concentro proprio sul punto dell’autorevolezza dell’autore, sulla documentazione di ogni singolo post, sulla cura assoluta in ogni aspetto e del singolo post e dell’intero blog. Non ho mai preso in considerazione, invece, l’aspetto della pubblicità, però in effetti è una riflessione su cui vale la pena di soffermarsi. Spero che grazie a post come questo possa riaprirsi il dibattito sulla lotta alle fake news in campo culturale. Anzi, sarebbe opportuno che archeologi e storici dell’arte cominciassero a frequentarsi di più, anche qui sul web 2.0

    • Brutta bestia la fantaercheologia. Fa molta presa sul pubblico dei non addetti perché è carica di quel fascino del mistero che l’arte più vicina a noi non può avere.
      Quanto alla pubblicità sui siti è bene fare una precisazione: ci sono ottimi siti che la mettono giusto per ripagarsi un po’ le spese, ma non è invadente e soprattutto è pertinente. Sono l’eccesso e la non pertinenza che devono destare più di un sospetto 😉

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