Maturità 2018, solitudini dipinte e raccontate.

Quest’anno sono commissario interno di due quinte. Sto alla cattedra, assieme agli altri docenti, ma mi diverte sempre immaginarmi tra i banchi, di nuovo alla prova, come ventisei anni fa…

aula esami

E allora ho provato a svolgere anch’io la prima prova. Quell’articolo di giornale di ambito artistico-letterario che quest’anno è dedicato ai diversi volti della solitudine. Eccolo.

 

La solitudine di una donna al bar

Crescere è imparare a stare soli.
Non ricordo se l’abbia detto mia nonna o qualche autore famoso.
Frase banale, a prima vista. Ma a ragionarci bene contiene un concetto profondo: la solitudine è un’arte, non si improvvisa, si apprende con pazienza ed esercizio come si impara a camminare e ad allacciarsi le scarpe.
E si impara che esiste una solitudine desiderabile, quella che coincide con la libertà; un isolamento che è quasi un’esperienza mistica, capace di “spingere l’animo tra le cose celesti”, come scrive Petrarca. È la “felicità d’esser solo”, l'”ozio sereno” di chi da un “posto di vedetta” osserva dall’alto gli altri affannarsi.
Ma basta distrarsi un attimo e finisci trascinato in una vita turbinosa, ti trovi “a un banchetto mentre preferiresti aver fame, costretto a parlare mentre brameresti star zitto, o salutato in un momento inopportuno, o afferrato e trattenuto agli angoli delle strade”, scrive ancora il nostro. La solitudine, dunque, è un bene prezioso, è ciò che consente di “essere padrone di te”.

Per Alda Merini, che le dà del tu e la chiama affettuosamente “solitudine mia”, anche l’amore può arrivare a minacciarla. Ma lei la rassicura: “… i sentimenti cedono, tu resisti”. Non è la condizione esaltante di Petrarca ma è pur sempre un porto sicuro. “Tornerò, stanne pur certa”.
Sembrano ribaltarsi i ruoli: Alda non vuol lasciar sola la solitudine. Le parla con la tenerezza che si usa verso una sorella minore.

Anche quella di Pirandello è altro da sé, “non è mai con voi; è sempre senza di voi, e soltanto possibile con un estraneo attorno: luogo o persona che sia, che del tutto vi ignorino, che del tutto voi ignoriate”. Questa entità estranea, che prende forma proprio nel momento in cui non si è soli, per contrasto, genera “un’incertezza angosciosa”, privando l’uomo della sua stessa identità. Stavolta è una solitudine spaventosa, panica.
Che poi è lo stesso concetto espresso visivamente da Munch in Sera sul viale Karl Johan: la solitudine si manifesta proprio nel luogo di massima socializzazione, la strada principale di Oslo, quella in cui i borghesi eleganti vanno a passeggiare e a esibire il proprio status. Ma non riescono a comunicare; sono automi, spettri senz’anima, col volto emaciato simile a quello dell’Urlo e gli occhi vuoti e sgranati. Nessuno parla, nessuno guarda i suoi vicini. La folla è il luogo dove si può provare la solitudine più profonda.

solitudine in Munch

Ma c’è solitudine e solitudine. C’è anche quella che coincide con l’essere assolutamente soli, con la “segretezza polare che è un’anima al cospetto di se stessa” per dirla con Emily Dickinson. “Ha una sua solitudine lo spazio, solitudine il mare, e solitudine la morte – eppure tutte queste son folla in confronto a quel punto più profondo…”.
Sembrano gli stessi pensieri dell’uomo di fronte al mare ritratto da Fattori. Un cielo rosato dal tramonto, una distesa infinita di acqua. Ma nulla è tanto vasto della “infinità finita” dell’incontro con noi stessi.

solitudine di Fattori

Quel raggio di sole che per Quasimodo trafigge l’uomo, “solo sul cuor della terra”, è, quindi, questo senso di solitudine come essenza della vita in tutto il suo corso, fino alla sua rapida sera. Una solitudine che va guardata negli occhi e vissuta giorno dopo giorno. Perché è inevitabile, connaturata con il nostro essere. Accettarla e forse anche amarla diventa una sfida quotidiana. Se poi riesce ad innalzarsi a simbolo, a paradigma, allora diventa anche opera d’arte.

Come quella donna sola in un bar americano, nel silenzio di una luce fredda, davanti a una sedia vuota. Hopper ci racconta la solitudine nella sua forma più nitida e contemporaneamente nella sua massima bellezza.

solitudine di Hopper

Cosa prova questa donna? Ama la sua solitudine come Alda Merini ed Emily Dickinson? Oppure prova la solitudine assoluta di Pirandello e di Quasimodo? E se la sua presenza solitaria fosse invece carica di quella serena solitudine di Petrarca? Volendo potrebbe incarnarle tutte.
Perché se imparare a stare soli in fondo è un’arte, è arte anche imparare a raccontare ogni solitudine del mondo.

 

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31 Risposte

  1. Antonella A. ha detto:

    …vedendo il quadro di Fattori mi viene in mente anche Caspar David Friedrich la solitudine del Monaco in riva al mare o Il viandante nel mare di nebbia.

  2. Gianfranco ha detto:

    Manu, leggo ora.
    Incredibilmente appropriato.
    Gianfranco

  3. maxc ha detto:

    Lo avevo già letto il giorno stesso che lo avevi scritto e pubblicato sui social.
    Sono tornato a rileggerlo sul blog ed è stata di nuovo una grande emozione!

  4. FRANCESCA ha detto:

    ti seguo come un segugio talvolta mi appari dal nulla e la mia meraviglia fa salti di gioia…..sono ormai grandina ma coltivo il mio piccolo sogno….essere una tua alunna!

  5. Elisa ha detto:

    Mi hai commosso. Grazie!

  6. Ottimo. Chi ti segue sa quanto tu sia preparata

  7. M.Angela F. ha detto:

    Quanto sono fortunati i tuoi alunni ad avere te. E tu…semplicemente stupefacente.

  8. Rosa ha detto:

    Evocativo, bellissimo!
    Parlavo con mia nipote dell’articolo sul vento dipinto e mi ha detto che conosce didatticarte, la sua professoressa di storia dell’arte si ispira a questi articoli per le lezioni!

  9. Rossella De Giulio ha detto:

    Martedì, mi toccherà correggere i compiti dei miei alunni… ti porterò con me. Grazie.
    ps. lo posto sul mio profilo

  10. Luisa ha detto:

    Molto bella la tematica scelta, sviluppata da te in modo efficace e completo. Finalmente delle tracce che permettono di valorizzare diversi interessi e anche diverse intelligenze. Grazie Emanuela, ho apprezzato molto. Buoni esami.

  11. Marino ha detto:

    Molto interessante , belli i riferimenti ad Alda Merinoi. Grazie

  12. Maria Eugenia De Filippo ha detto:

    Tu seguo sempre con grande interesse!
    Per me e per i miei allievi rimani un punto di riferimento.
    Bellissimo il tema che hai svolto!
    Saresti un’allieva brillante!

  13. Maria Antonietta Serra ha detto:

    Finalmente quest’quest’anno compiti fattibili e intriganti, il tuo suggerimento come al solito magistrale

  14. Gianna ha detto:

    Bellissimo! Complimenti. 15/15 😉

  15. Anna Morrone ha detto:

    Bel lavoro. Complimenti! Finalmente una traccia degna di Esame di Stato.

  16. Antonietta ha detto:

    Davvero una bella traccia e complimenti per il compito svolto!

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