Un boccale come una scultura: il rhyton

Che strano modo di bere che avevano gli antichi!

Invece di portare alle labbra il bordo del boccale bevevano a garganella il liquido che usciva da un foro sottostante. Il gesto è molto elegante, per carità… ma a versarsi tutto addosso ci vuole un attimo!

rhyton-affresco

D’altra parte anche il boccale non era quello che immaginiamo. Si trattava, infatti, di un oggetto a forma di corno con la punta liscia o a testa di animale. Chiamato in greco rhyton è presente in tutte le civiltà del Mediterraneo con una varietà di forme e materiali praticamente infinita.

rhyton-tipologie

È facile immaginare il motivo di questa forma: il corno bovino è stato probabilmente il più antico recipiente usato dall’uomo per bere. E i rhyta più antichi (quelli egizi, minoici e micenei del XV secolo a.C.) riprendono proprio questo boccale naturale trasformandolo in un semplice vaso conico.

rhyton-conici

Si cominciano ad usare anche materiali diversi dalla ceramica: l’alabastro, il bronzo, l’argento e l’oro.

rhyton-materiali

Ma il divertimento vero comincia molto dopo.

Siamo in Grecia. Siamo in età classica (V-IV sec. a.C.). Siamo nel pieno della creatività artistica di questa civiltà. E, un po’ come per gli aryballoi, il rhyton diventa la base per centinaia di raffinate reinterpretazioni.

rhyton-cavaliere

La maggior parte delle versioni sono a forma di animale. Naturalmente non sono animali qualsiasi: trattandosi di un oggetto utilizzato nei banchetti e nei rituali la specie scelta assume un potente valore simbolico.

Troviamo così diversi rhyton a forma di toro, l’animale collegato alla forza e al mito del minotauro.

rhyton-toro

Non è una novità, d’altra parte. Rhyta a testa di toro erano molto frequenti già in età minoico-micenea anche se non avevano la forma conica di quelli greci ed erano privi di ansa (il manico laterale).

rhyton-toro-egeo

Il motivo più frequente, però, è sicuramente la testa di cane.

rhyton-cane

Ci sono poi quelli a testa d’asino, un animale che, a quei tempi, non simboleggiava l’ignoranza ma la tenacia.

rhyton-asino

E poi cervi, cinghiali, chele di granchio, falchi e arieti…

rhyton-animali

Forse che a bere da un oggetto del genere si possano anche assorbire le caratteristiche dell’animale scolpito? Ehm… ma che succede, allora, provando a bere da un rhyton di forma fallica???

Possiamo immaginare un istantaneo aumento della virilità…

rhyton-fallico

E il rhyton a forma di stivale? Forse propiziava i lunghi viaggi?

rhyton-stivale

O forse era solo un oggetto un po’ divertente, un po’ trasgressivo… come bere champagne da una scarpa da donna!

rhyton-bere-scarpa

In verità il rhyton faceva parte di cerimonie anche più serie. I Lari, divinità ‘domestiche’ degli antichi Romani, tengono spesso un rhyton in mano e una patera nell’altra. Un gesto sacro e beneagurale.

rhyton-lari

I Romani, inoltre, si specializzarono nella produzione di delicatissimi rhyta in vetro soffiato. La forma è di nuovo quella semplice del corno (come nell’affresco pompeiano all’inizio dell’articolo), ma con curvature e colori di una bellezza inaudita!

rhyton-vetro

Più che sculture, veri pezzi di design nei quali forma e funzione si legano in modo inscindibile.

rhyton-affresco2Ma qual è il motivo di questa estrema varietà per un oggetto che aveva sempre lo stesso uso? Non avrebbe funzionato lo stesso con una semplice forma conica? E qui sta il segreto dell’arte. La sua palese ‘inutilità’.

Sì, il rhyton poteva andar bene anche senza teste di animali, anche senza decorazioni sul corpo. Ma gli sarebbe mancata tutta quella parte comunicativa ed estetica che ce lo rende oggi così interessante. Non ci avrebbe raccontato più nulla della sua evoluzione, dei simboli e dei rituali. Non avrebbe chiesto ai nostri occhi di capirne il senso nascosto, semplicemente perché non avrebbe avuto altri significati oltre quelli più evidenti.

Anche in questi oggetti che possono apparire minori c’è tutto il senso dell’arte. C’è l’essenza di un mondo scomparso alle prese con la rappresentazione di se stesso.

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18 Risposte

  1. Salvatore Bonincontro ha detto:

    Bello! Me lo sono bevuto tutto d’un sorso!

  2. Angela ha detto:

    :-* 🙂 <3

  3. Sonia ha detto:

    Bello sì, ma i “bicchieri fallici” sarebbe impossibile farli vedere ai ragazzi. La lezione si bloccherebbe e si scatenerebbe un inferno di battute, risate, urla…sì, perché adesso la nuova “moda” è quella di urlare e fare versi (anche di animali) in classe…

  4. paola ha detto:

    I tuoi post sono sempre un regalo.

  5. giorgia ha detto:

    sempre articoli fantastici! grazie!

  6. Sileno ha detto:

    I tuoi post sono sempre una boccata di ossigeno per gli occhi e per la mente.Grazie

  7. Giovanni Mercurio ha detto:

    Bellissima idea..quasi quasi te la rubo 😉
    Come sempre interessante e mai ingessata. Brava, brava, brava!

  8. amparo Filigrana ha detto:

    Gracias, excelente información.

  1. 6 maggio 2016

    […] Dal blog Didatticarte, un articolo sull’origine degli antichi boccali, attraverso gli innumerevoli tipi che sono stati rinvenuti e scoperti nei paesi sulle sponde del Mar Mediterraneo. […]

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