Come avrei scritto il saggio di maturità

Vabbé, che ve lo dico a fare? Chiaramente avrei scelto la traccia “La natura tra minaccia e idillio nell’arte e nella letteratura“.

Troppo belli quei due dipinti per non buttarsi a capofitto nell’ambito artistico-letterario. Uno è Turner, il mio romanticista preferito, un cacciatore di tempeste, un astratto ante litteram.

L’altro è Pellizza, quello ingiustamente famoso solo per Il Quarto Stato, ma autore di scene campestri e tondi fa-vo-lo-si (non a caso proprio quello della traccia lo avevo inserito in un post sui tondi di qualche anno fa).

Avrei scritto un saggio dal titolo: Sublime o pittoresco? Colori e parole per raccontare la natura. Eccolo.

 

Una bufera di neve e una giornata primaverile. Due dipinti per due modi estremi di guardare alla natura: una natura matrigna, violenta, del tutto indifferente alla sorte degli uomini, oppure una natura materna, idilliaca, una culla che accoglie l’uomo come in un rinato paradiso terrestre.

Nel quadro di William Turner, sebbene dedicato ad un fatto storico, protagonista è una tormenta, un’onda nera di neve che si avvolge come vortice attorno all’esercito spaurito. Annibale è giusto un pretesto per raccontare la vulnerabilità dell’uomo sovrastato dagli elementi. I personaggi, infatti, sono piccolissimi rispetto alla scena raffigurata. Riusciamo ad immaginare l’urlo della bufera e il freddo che taglia la pelle.

Il tondo di Giuseppe Pellizza da Volpedo, invece, racconta già fin dalla composizione regolare e simmetrica, una natura ordinata, servizievole, ‘graziosa’, animata da un girotondo di ragazzi illuminati in controluce e ammantata tutta da un dolce chiarore diffuso. Sembra di sentire i canti e le risate squillanti.

Due parole, tipiche del Romanticismo ottocentesco, condensano queste due visioni del rapporto tra l’uomo e il paesaggio: il sublime e il pittoresco.

Sublime è quella scena in cui la natura sovrasta l’uomo con la sua forza o la sua vastità. Sublime è quella natura che al povero islandese, nel dialogo leopardiano, dice: “Quando io vi offendo in qualunque modo e con qual si sia mezzo, io non me n’avveggo, se non rarissime volte […] E finalmente, se anche mi avvenisse di estinguere tutta la vostra specie, io non me ne avvedrei”.  Non è una natura a misura d’uomo, non è domata. Anzi, dell’uomo se ne sbatte allegramente. Vive di una vita sua (anche se Leopardi l’ha comunque umanizzata, le ha dato parole e pensieri per poterla far parlare con un uomo… ma ci sta).

Per raccontare questa natura servono colori adatti, freddi, cupi e parole capaci di evocare quelle tinte. Ne Il lampo, ad esempio, Pascoli parla di terra ‘livida’, di cielo ‘tragico’ e termina con una notte ‘nera’. Nelle Ultime lettere di Jacopo Ortis, Foscolo riprende la stessa tavolozza fatta di ‘lividi’ macigni, dove ‘tutto biancheggia e si confonde’. Come in Leopardi anche questa Natura (con la N maiuscola) è umanizzata: siede solitaria e minacciosa e caccia dal suo regno (le Alpi) tutti i viventi.

E con le Alpi si ritorna al quadro di Turner. Non è una semplice coincidenza: le montagne sono il regno incontrastato della Natura, il luogo massimo di espressione del sublime. Paesaggi capaci anche di affascinare, proprio per gli stessi aspetti che incutono orrore. Un misto di attrazione e paura. Non è questo ciò che prova il Viandante sul mare di nebbia di Friedrich? In fin dei conti il sublime è bello, quanto o forse più del pittoresco.

Perché il pittoresco è sempre sul filo del lezioso, dello stucchevole. Ci vuole uno come Montale per raccontare colori e odori di un piccolo idillio di campagna senza farci venire la carie ai denti: c’è un ‘azzurro’ che inghiotte le gazzarre degli uccelli, c’è il ‘susurro’ dei rami e l’odore dei limoni, una ‘ricchezza’ a disposizione di tutti, capace di infondere una ‘dolcezza inquieta’. Il pittoresco, d’altra parte, è fatto di piccole cose: uno scorcio ridente, un gregge di pecore, un boschetto luminoso. Tanto sconfinato è il sublime, tanto misurato è il pittoresco.

Ma in fin dei conti sublime e pittoresco sono le due facce della stessa medaglia. Rivelano il bisogno di creare una relazione con la natura provando ad esorcizzarla o ad addomesticarla. Ma è tutto e solo amore. C’ è un rispetto reverenziale sia di fronte alla tempesta che davanti ad un tramonto struggente o dentro il profumo di un giardino. Ci sono emozioni. C’è ascolto.

Non era stato sempre così. Nella pittura la natura era da sempre sfondo delle imprese umane, quinta immaginaria. Pochissimi prima dell’Ottocento si erano interessati alla natura in quanto tale. Il solito Leonardo, qualche pittore nordico, ma nulla a che vedere con la sensibilità verso la natura viva e pulsante che nasce con il Romanticismo.

E noi? Pare che non abbiamo imparato granché né da Turner né da Pellizza. Con la natura abbiamo scelto una terza via che pittura e letteratura non avevano contemplato. Indifferenza. Di più: sfruttamento.

Ma questa è un’altra storia…

 

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14 Risposte

  1. Tobina ha detto:

    Direi che un 15/15 non te lo leva nessuno!!!

  2. Laura ha detto:

    Bellissimo articolo, mi hai emozionata!

  3. Francesca ha detto:

    A mio avviso i testi scelti per elaborare questo tema non aiutavano gli studenti a capirne le implicazioni oltre al fatto che le immagini (soprattutto Pellizza) raramente vengono presentate agli alunni durante l’anno. Era un bellissimo tema da sviluppare come tu proponi ma purtroppo mal presentato.

  4. luisa ha detto:

    Traccia bellissima, ricca di spunti di riflessione…di profetica attualità…natura che non rispettiamo, che sfruttiamo e di conseguenza deturpiamo quotidianamente. Come la balena spiaggiata con lo stomaco pieno di plastica….orrore, ma purtroppo,triste realtà.
    Grazie per le tue perle di saggezza.
    A presto. Luisa

  5. MARINO ha detto:

    Grazie molto interessante

  6. Ivana Trevisani ha detto:

    Come sempre, intervento creativo, ricco di ulteriori spunti da approfondire! A proposito di Natura, che ne dici di un’occhiata a questo libro di “ecopoesie”?
    Si può leggere e scaricare gratis una copia digitale:
    http://reader.ilmiolibro.kataweb.it/v/1160718/99-poesie-alla-rinfusa_1214416

  7. Renato ha detto:

    E’ quasi incredibile come questi due pittori riescano ad inserire l’uomo in un quadro dove in prima persona c’è la natura. La natura, appunto, interagisce con l’uomo, trova il giusto equilibrio facendo risultare un quadro dove l’uomo ‘fa da sfondo’ e la natura è in prima persona!!!

  8. Osvaldo Ponzetta ha detto:

    Grazie, lo farò leggere ai miei studenti l’anno prossimo, come ottimo esempio per evitare di cadere nel “copia e incolla” che spesso viene utilizzato nello svolgimento della prima prova.

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