Imparare a disegnare con le costruzioni in legno

Ve li ricordate quei blocchetti di legno colorato a forma di cubo, di arco, di cilindro o di parallelepipedo? Belli da toccare, da vedere e da assemblare. Con un po’ di fantasia ne venivano fuori costruzioni fantastiche.

Quest’anno me li sono portati a scuola per farci giocare i miei liceali. Perché mi sono resa conto che spesso hanno grosse difficoltà ad affrontare il disegno in proiezioni ortogonali o in assonometria partendo dall’immagine di un gruppo di solidi presente sul libro. Quella facoltà di astrazione, di visualizzazione mentale di forme e volumi, sembra essere drammaticamente carente.

Allora, per farli entrare nella logica del disegno tecnico, ho assegnato loro delle piccole composizioni di solidi da rappresentare in proiezioni ortogonali, anche con un disegno iniziale a mano libera. Difficile, in queste condizioni, non riuscire ad afferrare il senso della visione da tre punti di vista separati…

L’esercizio successivo è stato la rappresentazione in assonometria. Forse più semplice delle proiezioni ortogonali perché la vista rimane comunque unica e tridimensionale. La parte difficile, però, è la deformazione degli angoli dovuta alla posizione dei tre assi, in questo caso disposti a 120° avendo scelto di realizzare un’assonometria isometrica.

Mentre gli altri disegnavano, il mio alunno non vedente ha fatto un tipo di esercizio diverso: ha usato le costruzioni per realizzare dei modellini semplificati di alcune tipologie architettoniche: il tempio, l’acquedotto, la chiesa con quadriportico, il monumento su piedistallo.

Per certi versi l’esercizio somiglia a quello degli altri: raffigurare mentalmente e realizzare quelle forme immaginate. Solo che gli altri le hanno disegnate, lui le ha modellate direttamente con i pezzi di legno.

Ultimo esercizio grafico: la prospettiva accidentale a mano libera, dopo aver creato una composizione con le costruzioni in legno. Qui si sono scatenati: castelli improbabili, facciate barocche, prospetti a tappeto… per poi scoprire che si erano buttati la zappa sui piedi. Come disegnare una roba così complessa?

Così hanno semplificato un po’ le costruzioni e iniziato a disegnare. Dovevano mettersi ad angolo e tenere d’occhio i due punti di fuga necessari a creare un disegno corretto.

Forse partendo dal concreto l’astratto si raggiunge più facilmente. Non solo: questo tipo di attività insegna che non esiste un unico modo per raccontare graficamente la realtà. Tutto dipende dal punto di vista.

Una lezione che credo vada anche oltre il disegno tecnico: spesso per affrontare correttamente un problema non bisogna cercare la soluzione giusta ma semplicemente il punto di vista migliore.

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11 Risposte

  1. Antonella Mazzobel ha detto:

    “Qualsiasi sciocco può fare qualcosa di complesso; ci vuole un genio per fare qualcosa di semplice.”
    Mitica! Magica!

  2. Pablo ha detto:

    Tecnicamente bello!!!

  3. Marino Calesini ha detto:

    molto interessante

  4. Elisabetta Nicoli ha detto:

    Bravissima, come sempre!

  5. Carmen Ametrano ha detto:

    Brava! Utilizzerò questa tecnica anch’io!

  6. Elisa ha detto:

    …E guai accontentarsi di un solo punto di vista ; )

  7. maria teresa alicata ha detto:

    Ai tempi con Purini, per disegno e rilievo, si faceva appunto disegno dal vero ! con tanto di tecniche per realizzare prospettive dirette ecc. Questo esercizio e’ davvero ottimo e sicuramente divertente per i ragazzi ! hai alunni fortunati !

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