Fotografare nei musei, quando i visitatori diventano arte

Poter scattare liberamente foto nei musei: una possibilità che aspettavamo da tanto tempo e che, finalmente, è diventata realtà anche in Italia.

Ma attenzione, non è detto che quest’opportunità migliori il nostro rapporto con le opere d’arte… poterle fotografare a piacimento, difatti, potrebbe paradossalmente portare ad osservarle con meno attenzione, delegando ai pixel il ruolo di archivio della nostra memoria visiva.

Secondo la psicologa Linda Henkel, infatti, “nonostante il tempo impiegato a trovare l’angolatura giusta, a mettere a fuoco e catturare l’oggetto, l’atto del fotografare sembra creare un processo in base al quale le persone si sentono giustificate a dimenticare ciò che hanno visto”.

Di contro “la macchina fotografica può rivelare i segreti che l’occhio nudo o la mente non colgono”, come sostiene la scrittrice Isabel Allende.

Insomma, come sempre, dovrebbe prevalere il buon senso: fotografare magari ciò che ci colpisce particolarmente, che vogliamo approfondire in seguito, che non è facile da ritrovare in rete perché è un’opera minore o un dettaglio e non, al contrario, scattare indiscriminatamente senza aver neanche dato un’occhiata!

Osservando meglio le opere esposte, ad esempio, ne possono uscire fuori delle foto ironiche e un po’ irriverenti come i finti selfie dei personaggi ritratti.

Su Museum of selfies sono raccolte centinaia di queste foto mandate dai musei di ogni parte del mondo. Eccone alcune.

Ma forse, nei musei, ci sono soggetti ancora più interessanti delle opere stesse, soggetti che vale la pena fotografare immediatamente altrimenti li avremo persi per sempre. Quali? Ma i visitatori, naturalmente!

A volte si comportano in modo così inconsapevolmente comico o deliziosamente naturale da diventare dei veri capolavori viventi!

Possono rivelare gli istinti più scontati…

… o compiere gesti involontari molto divertenti.

I bambini, poi, sono davvero spettacolari. Sono attratti dalle sculture antiche e contemporanee come dalle griglie d’aerazione…

Ci vuole occhio allenato e approccio da antropologo per accorgersi di tutto ciò che accade nelle sale di un museo. Bisogna essere curiosi verso il mondo e verso i comportamenti umani ma soprattutto occorre saper vedere.

E per fare una buona foto bisogna saper vedere molto rapidamente perché quello sguardo, quel gesto così significativo non dureranno per sempre! Beh, nel caso di gente sfinita che ronfa su una panca c’è tutto il tempo di studiare lo scatto ma, per fortuna, non capita sempre 😉

Alcuni fotografi hanno dedicato interi servizi ai visitatori dei musei. Alécio De Andrade, ad esempio, ha realizzato un progetto durato oltre tre decenni dal titolo “Il Louvre e i suoi visitatori” con alcuni scatti davvero memorabili.

Davvero adorabili sono tutte le scene con i visitatori che si confrontano con dei nudi scolpiti. Ne escono fuori dei capolavori della fotografia come quelli qui sotto.

Alcuni quadri un po’ osé, come “L’origine del mondo” di Gustave Courbet, mettono costantemente alla prova i visitatori. È proprio interessante osservarli mentre osservano…

A volte, invece, sono i custodi ad essere i soggetti più stimolanti della scena. Annoiati, distratti, con un rapporto particolarmente confidenziale con le opere d’arte, spesso si esibiscono in atteggiamenti molto interessanti.

Stesso discorso vale per il personale delle pulizie. La loro familiarità con gli ambienti dei musei si accompagna ad un’intesa silenziosa e privilegiata con le opere d’arte.

A volte sono dettagli secondari quelli che attraggono l’attenzione del pubblico. Persino una cornice vuota sembra più coinvolgente dei quadri completi!

Altre volte il dialogo con l’opera si fa così intenso che il visitatore diventa quasi un completamento dell’allestimento. Vien voglia di chiedergli di restare là per sempre…

Il rapporto con il museo cambia anche in base alle condizioni sociali. Ci sono gruppi di visitatori che mostrano insieme soggezione e curiosità ed altri che ostentano sicurezza e appagamento.

Ci sono anche visitatori talmente immersi nei loro pensieri da scambiare i pezzi esposti per comodi appoggi…

Ma ci sono anche quelli che ci tengono a leggere bene le targhette informative chinandosi accuratamente verso la minuscola didascalia.

Improvvisamente le sculture sembrano prendere vita e dare persino ordini molto chiari!

Altre volte vogliono solo un po’ di compagnia… soprattutto se sono timide e gigantesche come quelle di Ron Mueck.

Capita anche che alcune sculture invitino l’osservatore a ripeterne la posizione. Sarà per via dei neuroni-specchio che ci portano ad imitare i gesti degli altri? O sarà una forma di gioco con l’opera d’arte?

La cosa più bella, però, è osservare giovanissimi visitatori intenti a conoscere e capire quello che hanno davanti.

Ed anche quando si è davvero distrutti…

… non si deve perdere mai la voglia di imparare!

Potrebbero interessarti anche...

18 Risposte

  1. Mario Rotta ha detto:

    Segnalo volentieri anche un mio modesto contributo sullo stesso tema:
    http://www.mariorotta.com/scritture/?p=811

  2. Giuseppe Vaccaro ha detto:

    Felice di averti “conosciuta”. I tuoi post sono una miniera infinita…….a dimostrazione del fatto che anche gli architetti (al di là di quello che si pensa) sono in grado di insegnare, ad un alto livello, la Storia dell’Arte (o delle Arti).
    Ne approfitto per inviarti i più sinceri auguri di Buon Anno.

  3. Marco ha detto:

    Scusa se mi cito nuovamente, ma i visitatori delle mostre hanno affascinato anche me. Con risultati ben diversi!

    La migliore che mi è venuta è questa: https://www.flickr.com/photos/_marco_/3900430801/in/set-72157622192931931/lightbox/
    ma con i bambini è facile fare belle foto.

    Poi c’è il visitatore che è opera d’arte:
    https://www.flickr.com/photos/_marco_/3900370145/in/set-72157622192931931/lightbox/

    E la madre con gli anatroccoli, cioè i figli:
    https://www.flickr.com/photos/_marco_/3901108350/in/set-72157622192931931/lightbox/

    E non sempre l’arte appassiona: https://www.flickr.com/photos/_marco_/3902711485/in/set-72157622192931931/lightbox/

  4. Stefano ha detto:

    ritengo siano fantastiche davvero
    è molto bello trovare l’aspetto di curiosita’
    e varieta’ nel modo di vivere un museo
    dalle persone
    veramente molto simpatico

  5. Roberta Zorcolo ha detto:

    Ho sempre pensato a delle foto ai visitatori e mi sono piacevolmente trovata a scorrere le tue che ho trovato stupende, grazie anche per la carica ironica.
    auguri a tutti anche per la fine delle feste.

  6. enrica ha detto:

    In una mattina incerta, mi hai fatto ridere… Grazie di cuore.

  7. gengen ha detto:

    Semplicemente fantastico. Leggendolo e guardandolo mi sono ritrovato a sorridere sempre di più, immaginandomi nelle varie situazioni e ricordando il mio stesso comportamento in molte delle foto proposte. La didatttica è una grande arte, bravi.

  8. Fantastico lavoro, grazie Didatticarte per il tuo blog!

  1. 4 febbraio 2015

    […] “Da Giotto a Gentile” , Fabriano 6 settembre 2014 http://www.didatticarte.it/Blog/?p=4406 http://www.didatticarte.it/Blog/?p=4406 […]

  2. 8 marzo 2015

    […] In pratica ha “affettato” il capo in una serie di cilindri sovrapposti (come una TAC…): un lavoro mastodontico e improponibile se non come dimostrazione geometrica! Dunque la rappresentazione del corpo umano di scorcio non può che essere affidata in massima parte all’occhio dell’artista. Fotografare nei musei, quando i visitatori diventano arte. […]

  3. 22 giugno 2016

    […] modo che l’osservatore possa leggerne il testo. Per questo motivo, davanti a questo quadro, i visitatori del Museo Reale delle Belle Arti del Belgio, stanno sempre con la testa piegata verso […]

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *