La torre di Babele, iconografia di un mito senza tempo

I miei lettori di vecchia data già sapranno quanto vada matta per i percorsi iconografici. Mi piace osservare come uno stesso soggetto venga ripreso più volte nel corso della storia in una visione sempre nuova ed originale strettamente legata al periodo sociale ed artistico e alla sensibilità individuale dell’autore.

Ho seguito questo percorso per le tre Grazie, le nuvole, le notti stellate e l’albero della vita. Oggi voglio esplorare il tema della torre di Babele, un soggetto vecchio come il mondo, un mito di origine biblica  ma anche una metafora sempre attuale.

Rappresenta ancora la prepotenza, l’arroganza dell’uomo che sfida la natura, che si spinge oltre i limiti che gli pone la sua morale o la sua religione.

Nel libro della Genesi (11,1-9) si può leggere come gli uomini si sarebbero accinti a costruire una torre la cui cima toccasse il cielo e come il Signore, offeso da tanta presunzione, avrebbe posto fine alle loro intenzioni semplicemente confondendo le loro lingue.

Le più antiche immagini che fanno riferimento al racconto biblico risalgono ai codici miniati medievali francesi e inglesi. Qui la torre somiglia molto ad una normale costruzione stretta e alta, magari con merlature. Insomma, non esiste ancora un’immagine “ufficiale” di questa architettura.

Nel XV secolo, nonostante l’avvento del Rinascimento, l’iconografia della torre di Babele rimane piuttosto variabile e ancora simile alle torri o ai castelli medievali: edifici cilindrici o poligonali con finestre bifore in stile gotico.

Improvvisamente nell’area delle Fiandre, durante la seconda metà del XVI secolo, appare una quantità inaudita di dipinti con questo soggetto e con un’iconografia del tutto nuova: la torre di Babele in queste opere è una costruzione immensa, a pianta generalmente circolare (ma a volte quadrangolare) ed andamento spiraliforme, con archeggiature classiche che ne ritmano le superfici perimetrali.

Si direbbe una sorta di fantasiosa commistione tra il minareto di Samarra (IX sec., nord di Bagdad) e il Colosseo! Forse perché i due edifici simboleggiavano i nemici della fede cristiana: l’uno i conquistatori islamici del Santo Sepolcro e l’altro i persecutori pagani dei primi cristiani.

E proprio il Colosseo sarebbe stato visitato tra il 1552-53 da Pieter Bruegel il Vecchio, colui che è considerato l’inventore dell’icona della torre come si è tramandata nell’immaginario collettivo. Che potesse conoscere anche il maestoso minareto è davvero incredibile!

In realtà questa nuova conformazione appare per la prima volta in un dipinto di Joachim Patinir del 1524, ma la struttura sembra una sorta di montagna terrazzata: manca l’articolazione esterna che renderà celebri le due versioni di Bruegel.

In un’incisione di Hans Holbein del 1538 torna l’immagine della torre come piccola costruzione a a misura d’uomo nel tipico stile dell’epoca.

Altre immagini di autori sconosciuti coevi continuano a mostrarci una torre a scala urbana.

Sembra composta da una sovrapposizione di anfiteatri la torre che crolla nell’incisione di Cornelis Anthonisz (1505–1553) del 1547.

Le due opere di Bruegel del 1563 (una terza è andata perduta) appaiono, dunque, come un fulmine a ciel sereno. Da quel momento in poi chiunque abbia dipinto la torre ha dovuto fare i conti con un’immagine talmente forte da superare qualsiasi confronto.

Ecco, così, la “Piccola torre di Babele”. Ancora in costruzione, è già minacciata da scure nubi che la circondano. In alto se ne vede lo scheletro interno in mattoni, con setti radiali e deambulatori anulari di derivazione chiaramente romana.

Guardandola con attenzione ci si accorge che non c’è la monotonia delle arcate di un anfiteatro: le finestre inserite al loro interno sono continuamente variabili in forma, dimensioni e numero; quasi un segno della confusione che già cominciava a regnare…

Confusione che emerge maggiormente nell’altro dipinto, la “Grande torre di Babele“.

In questa seconda versione la roccia affiora dalla struttura della costruzione che, sebbene più regolare nel suo paramento murario esterno, appare molto più incompiuta ed instabile.

Il brulichio intorno all’edificio è palpabile: un’intera città dagli aguzzi tetti nordici circonda la torre, gli operai si muovono ad ogni livello con tanto di macchine edili dell’epoca e, in primo piano, appare il re Nimrod, il discendente di Noè che ordinò la costruzione della torre. Il tutto rappresentato con la tipica cura maniacale dei fiamminghi per ogni dettaglio.

Probabilmente Bruegel non sapeva che la torre era realmente esistita. Certo non ci fu nessuna divinità ad interromperne la costruzione ma, sicuramente, doveva trattarsi di una colossale ziqqurat, un tempio mesopotamico di origine sumera a forma di piramide a gradoni.

La ziqqurat del dio Marduk ricostruita da Nabucodonosor (VI sec. a.C.) era alta 91 metri (come un palazzo di trenta piani!) ed aveva il lato della base quadrata della stessa misura e dimensione decrescente per ognuno dei sette livelli. Questa costruzione era stata vista dagli Ebrei, a quel tempo deportati in Babilonia, come manifestazione della superbia umana.

Ne abbiamo una possibile ricostruzione grazie ad una stele originale nella quale era tracciata sia la pianta che l’alzato.

Definitivamente demolita nel 478 a.C. dai Persiani di Serse sarà probabilmente stata di ispirazione al racconto biblico, arricchito naturalmente da un finale moralizzante.

Di simile alle torri fiamminghe c’è solo l’andamento piramidale. E d’altra parte sarebbe stato difficile, all’epoca, costruire strutture alte dalle pareti verticali (come ci insegna la torre di Pisa). L’inclinazione delle murature e la progressiva contrazione planimetrica dei vari livelli (sovrapposti o a spirale che fossero) era garanzia di stabilità.

Così, dopo l’archetipo bruegeliano, troviamo Hendrick van Cleve (1525–1589) che ne dipinse quasi una ventina, alcune con differenze davvero impercettibili.

Ci sono poi Lucas van Valckenborch (1535-1597)…

… e suo fratello Marten van Valckenborch (1535-1612).

Un altro prolifico autore di immaginifiche torri di Babele è Abel Grimmer (1570-1619). Ecco alcune delle sue tele.

Nei secoli successivi le immagini della torre si fanno un po’ più rare e la forma tende ad irrigidirsi.

Solo con Gustave Doré (1865) si recupera la visionarietà dei fiamminghi unita ad un gusto romantico per il pathos e la maestosità delle forze che soverchiano l’uomo.

L’Impressionismo, l’Art Nouveau e le Avanguardie storiche ignorarono il tema della torre. Troppe implicazioni morali e religiose per movimenti legati al mondo borghese o all’autoreferenzialità della ricerca sul linguaggio artistico.

Unico esempio è una xilografia di M. C. Escher del 1928 nella quale la torre è una costruzione piuttosto anomala inquadrata in un’ardita prospettiva a quadro inclinato.

Un altro esemplare, abbastanza tardivo, è una gouache del 1964 di Salvador Dalì, non a caso uno dei personaggi più visionari del Novecento, facente parte delle sue illustrazioni per la Bibbia.

Un improvviso recupero di questo soggetto è avvenuto solo negli ultimi venti anni con opere che lo ripropongono in tutte le salse: da fotomontaggio all’installazione, dal pittogramma all’illustrazione. Chissà perché proprio adesso?

Forse sentiamo la stessa incertezza con cui si concluse a fine Cinquecento l’epoca felice del Rinascimento? Forse abbiamo sperimentato un po’ troppe volte cosa significa sfidare le leggi della natura arrivando al limite con l’autodistruzione? Forse ci piace giocare con l’immaginazione e recuperare un mondo fantastico a noi precluso? O forse tutt’e tre queste cose insieme?

Qualunque sia il motivo è interessante osservare l’estrema versatilità di questo tema iconografico. Trovo molto accattivanti, ad esempio, le versioni tridimensionali della torre (anche se, in alcuni casi, l’ispirazione non è dichiarata). Installazioni o sculture che siano, sono opere davvero originali.

Interessanti quelle composte da libri: sembrano essere una materializzazione della borgesiana Biblioteca di Babele, sebbene questa, dal punto di vista strutturale, dovrebbe somigliare più ad un labirinto geometrico che ad una costruzione turriforme.

Molte altre versioni sono dei divertenti collage (cartacei o digitali) tutti da esplorare…

… o fotomontaggi che ricordano le atmosfere apocalittiche del film Metropolis (1927).

Sono senz’altro più “serene” le illustrazioni della torre.

Tra le centinaia di immagini che ho raccolto su Pinterest voglio chiudere con alcune versioni molto “da architetto” (lo so, sono di parte): si tratta delle opere di Minoru Nomata nelle quali la torre di Babele si erge silenziosa, geometrica e compiuta.

Per me hanno un significato profondo: l’uomo ha nelle sue mani la capacità di distruggere questo pianeta o di costruire armonia. Deve scegliere.

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29 Risposte

  1. Patricia ha detto:

    Un lavoro meraviglioso!!!

  2. Excursus spettacolare, non avrei mai immaginato che esistessero tante versioni di questo soggetto, tutte in stretta relazione al clima in cui vivevano gli artisti. Mi ha colpito in particolare il riferimento alla commistione dei modelli del Colosseo e del minareto di Samarra e la sua possibile motivazione come influenza sull’immagine certamente più nota della torre. Devo dire, poi, che le versioni illustrate hanno una vivacità che mi rimanda quasi alle “Città invisibili” di Calvino! Grazie per questo percorso e complimenti! 🙂

    • didatticarte ha detto:

      Ho dovuto limitarmi con grande fatica… sono stata colta da una tentazione “babelica” di raccontarle tutte, fino all’ultima.
      Grazie davvero per l’apprezzamento!!! 😀

  3. Claudio Massimo Muzi ha detto:

    Grazie per lo stupendo lavoro.

  4. mara pasetti ha detto:

    Grazie per questo interessante studio tematico che ci ricorda come sempre l’uomo abbia cercato di avvicinarsi alla divinità, collocandola in cielo: dalle Piramidi egizie all’Olimpo greco, dal Monte Sinai di Mosè alla trasfigurazione di Gesù sul Tabor…fino alla torre di Babele, ai campanili etc.
    Persino i bambini molto piccoli hanno già interiorizzato questa fantasia.
    Grazie perchè, oltre ad arricchire le nostre conoscenze, leggerla stimola in noi lettori anche numerose associazioni mentali!

    • didatticarte ha detto:

      Sì, ciò che sta in cielo è inarrivabile e dunque è sacro. Grazie a te per questa riflessione: è un arricchimento reciproco 😉

  5. Alfredo ha detto:

    Enhorabuena. Me ha gustado mucho tu artículo, sobre todo por la cantidad de imágenes que has aportado al tema. Un magnífico trabajo, gracias por compartirlo. Perdona si me expreso en español, porque aunque entiendo el italiano, soy incapaz de escribirlo.

  6. Marilena Piccinini ha detto:

    Grazie per renderci partecipe dei tuoi studi e delle tue ricerche, frutto di impegno, passione, costanza e dedizione.
    Non perdo nulla di quello che scrivi perché mi porti in un mondo che si può comprendere solo di una guida esperta. Grazie. Marilena

  7. Paolo ha detto:

    Estremamente interessante! L’uomo eccelle sempre nel desiderare quello che non può raggiungere con le proprie forze, e la Torre di Babele ne è un esempio concreto. Ho scoperto da poco la pagina e la seguo anche su Facebook! Darò un occhiata anche agli altri approfondimenti

  8. filippo ha detto:

    Riesci sempre a meravigliarmi. Seo un invidiabile scrigno di sapere. Non posso che inchinarmi al tuo cospetto. Grazie.

    • didatticarte ha detto:

      Troppo buono Filippo! In realtà, prima di scrivere il post non ho idea delle cose che andrò a metterci. Mi metto a studiare apposta per approfondire un argomento… 😉

      • filippo ha detto:

        Sei una “vera”studiosa e un’ottima docente. Quella che tutti gli studenti , colleghi/e vorrebbero avere. Grazie!!!!
        Ti prego, un domani di dare un’occhaita al mio (si fax dire) blog. E’ poco didattico x il momento e chissà x quanto tempo ancora. Ma tengo seriamentealtuo severissimo giudizio. 🙂

  9. Giulia Pisana Colucci ha detto:

    Veramente bellissimo ed interessante questo post! Grazie per i tuoi contributi chiari e completi che ci arricchiscono ogni volta tanto di più!

  10. sabrina ha detto:

    Interessantissimo questo articolo e la ricerca delle immagini. Solo mi chiedo.. la torre della carta dei tarocchi non è forse anche essa una rappresentazione della torre di Babele?? fammi sapere!

  11. Marina ha detto:

    Emanuela Pulvirenti ti adoro… il vero sapere per me è anche didattico….chi ama arte filosofia conoscenza umanistica eccetera , fisiologicamente sente di dover trasmettere e comparare… vorrei tanto però acquistare un libro suo… sono prof di lettere antiche in prepensionamento forzato ( pur amando il mio lavoro con i ragazzi …liceo scientifico di Nizza Monferrato ) e adoro il discorso iconografico! Tengo piccole conferenze annuali alla Terza Età del mio paese, obbligandomi ogni volta ad argomenti nuovi… ora devo preparare bene GOYA…

  12. Marina ha detto:

    Ancora una volta trovo i suoi approfondimenti mirati scientifici acuti … Senza perder tempo e con visualizzazioni di opere d’arte significative messe a confronto, riesco ad ampliare le mie ancor limitate conoscente artistiche! E il bello è’ che con lei non c’è solo archeologia, ma spiritualità ! GRAZIE

  13. Cristina ha detto:

    Gentile Emanuela,
    le tue pagine sono delle interessanti lezioni di conoscenza che non vedo limitate all’arte, ma vanno ben oltre. Molte le stampo e le leggo con calma dopo, non amando più tanto gli schermi.

  1. 10 novembre 2014

    […] La torre di Babele, iconografia di un mito senza tempo. I miei lettori di vecchia data già sapranno quanto vada matta per i percorsi iconografici. […]

  2. 22 giugno 2016

    […] ma la splendida tela di Pieter Bruegel il vecchio (autore anche di due celebri versioni della Torre di Babele) del […]

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