A qualcuno piace tondo…

È rotondo l’oculo del Pantheon, l’hula hoop,  il bersaglio per le frecce, l’iride e la pupilla, la sezione di un’arancia e di un tronco d’albero, l’increspatura che fa il sasso lanciato nello stagno, il disco in vinile, il disegno del Sole e della Luna…

E poi è circolare la fede nuziale, la moneta antica o moderna, il salvagente, il girotondo, la ruota, la ciambella, la tavola di re Artù, la mappa della terra, la pizza o la torta di compleanno, il piatto su cui mangiamo, il piumino della cipria, il tombino che ci fa inciampare, il sottopentola, il quadrante dell’orologio, il centrino di nonna, il rotolo di nastro adesivo… insomma siamo letteralmente ACCERCHIATI da tondi di ogni tipo!

Volendo RESTRINGERE IL CERCHIO alla sfera dell’arte non si può non ricordare la Madonna del Magnificat di Botticelli, il Tondo Doni di Michelangelo, i tondi in ceramica invetriata dei Della Robbia, la Madonna della Seggiola di Raffaello, gli evangelisti di Pontormo, la Medusa di Caravaggio, il Bagno Turco di Ingres, le leggiadre donne di Mucha, le composizioni geometriche di Delaunay, l’autoritratto di Escher, fino ai vari esperimenti di Haring e Hirst.

Di alcuni esempi di tondi nell’arte ho già parlato a proposito della simmetria radiale ma non tutto ciò che è circolare presenta questo schema geometrico. Anzi, tutte le opere che ho appena elencato non si basano affatto un andamento a raggiera (come il disegno di Holbein qui sotto) mostrando, invece, una struttura compositiva complessa e studiata appositamente per uno spazio pittorico rotondo (come nei fiori di Van Der Hamen dell’immagine seguente).

Le figure, infatti, sembrano voler assecondare il perimetro scegliendo di adattarsi ad una cornice che non ha base né altezza. Un dipinto dentro un cerchio, dunque, non è semplicemente una scena ritagliata da una circonferenza, ma un’immagine che trova un suo equilibrio armonico dialogando con la forma che la contiene.

Per capire meglio questo concetto basta confrontare due kylix greche di età diverse (coppe molto larghe la cui parte concava è decorata con immagini dipinte).

Quella di sinistra, risalente al 550 a.C. e realizzata a figure nere, presenta un cavallo con cavaliere inserito nella forma circolare in modo un po’ rigido mentre altre figure riempiono gli spazi vuoti. Il secondo vaso, del 400 a.C., è dipinto a figure rosse e presenta una scena simile. Stavolta, però, il cavallo con il suo cavaliere (Eros in questo caso) sembra essere accolto nel tondo in modo molto più organico. La sua postura è studiata in funzione della cornice rotonda e il taglio di alcune parti (le ali del dio) non fa che integrare meglio la figura al suo contorno.

Ma il cerchio è molto più di una forma geometrica: è un concetto astratto, una figura perfetta.

In geometria è il luogo dei punti equidistanti da un punto definito centro. Alcuni problemi come la famosa “quadratura del cerchio” si sono rivelati impossibili dopo millenni di tentativi.

Le sue caratteristiche matematiche sembrano quasi esoteriche nel momento in cui coinvolgono un numero irrazionale come il pi greco. Sia la sua area che la sua circonferenza hanno a che vedere con questo numero affascinante e misterioso. Ecco in che modo:

 

Il cerchio non ha inizio né fine, non ha lati o ne ha infiniti e proprio l’infinito sembra rappresentare.

Sarà per questa ragione che motivi circolari sono presenti fin dall’età preistorica andando a significare di volta in volta il cielo (come il famoso Disco di Nebra), la terra, il ciclo della vita e delle stagioni, il percorso del Sole (raffigurato, per questo, come una ruota) ma anche il recinto, la casa o il villaggio.

Le prime “architetture” sono state proprio cerchi di pietre, i cromlech. E la tradizione vuole che le città venissero fondate tracciando un solco circolare.

Secondo Christian Norberg-Shulz il recingere è proprio l’atto archetipico dell’edificare. E il cerchio è la forma che per antonomasia contiene e racchiude in sé, ripetendo sulla terra l’ordine cosmico.

Forse è proprio questo significato insediativo ancestrale ciò che porta tanti artisti contemporanei a ripetere la forma del cerchio nelle loro installazioni di land-art.

Oggi, come migliaia di anni fa, il segno circolare tracciato sul terreno ricrea una perfezione razionale e umana su un territorio, ad immagine di un ordine perfetto che non è di questo mondo…

L’aura esoterica legata al cerchio non poteva sfuggire neanche agli Egizi.

Questi, infatti, realizzavano dei dischi in legno o gesso detti “ipocefali” poiché venivano posti sotto la testa del defunto con lo scopo di fornire un calore eterno grazie a speciali formule magiche e immagini impresse sul tondo.

Ma torniamo alle opere d’arte circolari. Il loro momento di massima diffusione è il XV-XVI secolo quando si affermò l’usanza di regalare alle puerpere delle famiglie più agiate dei vassoi circolari utili a portare loro le vivande mentre erano ancora a letto.

Questo oggetto, detto appunto “desco da parto”, veniva spesso abbellito facendovi dipingere un’immagine legata alla nascita o alla famiglia (esattamente come il Tondo Doni). Dopo l’uso venivano appesi alla parete come veri e propri quadri. Da qui si sviluppò il filone dei tondi a tema religioso (in Italia) o a tema paesaggistico (nel nord Europa).

Il soggetto sacro sarà ripreso da Michelangelo anche in forma scultorea con il Tondo Taddei e il Tondo Pitti (primi anni del Cinquecento).

Presto il tondo sarà utilizzato anche per i ritratti essendo una forma che accompagna ed enfatizza la forma del volto (d’altra parte anche i nostri portafotografie spesso sono rotondi…).

Anche quest’uso del tondo, in realtà, ha origini antiche. Sono di età romana l’affresco pompeiano con il ritratto di poetessa (forse Saffo) e quello dipinto su tavola rappresentante la famiglia di Settimio Severo (200 d.C.).

Un gruppo particolare di tondi è rappresentato da quelli affrescati sui soffitti a simulare degli oculi aperti sul cielo. Il più celebre è senz’altro quello di Mantegna nella Camera degli Sposi ma non mancano esempi altrettanto sorprendenti.

Della finta cupola trompe l’oeil di Andrea Pozzo del 1703 ho già parlato in un altro post, mentre dell’affresco di Goya del 1798 (sebbene fatto in una cupola a Madrid e dunque non sarebbe da annoverare tra i tondi) stupisce l’analogia con la balconata di Mantegna. In questo caso, però, il tema è sacro in quanto riguarda un miracolo compiuto da Sant’Antonio.

Restando in tema di illusionismo pittorico ecco alcuni tondi molto divertenti: quelli di Pere Borrell del Caso (1835-1910) in cui degli allegri bambini sembrano sporgere dalla cornice circolare…

… e quelli di Marina Dieul con piccoli animali che si affacciano da fori incorniciati dal tondo.

Naturalmente non tutti i tondi sono così “spiritosi”. Nel Novecento, infatti, si possono trovare infinite declinazioni dell’opera circolare.

Quelle di John William Godward (1861-1922), ad esempio, costituiscono una delle ultime esperienze neoclassiche. Donne bellissime, drappeggiate alla greca, sono morbidamente avvolte dalla cornice circolare.

Molto diversi sono i tondi in stile divisionista di Giuseppe Pellizza da Volpedo (1868-1907) vibranti di luce e di colore.

Tornano anche le nature morte all’interno del tondo: quelle essenziali e monocromatiche di Giorgio Morandi (1890-1964)…

… o quelle sgargianti e lussureggianti di Frida Kahlo (1907-1954).

E poi arrivarono le Avanguardie. E, come abbiamo visto tante altre volte, cambia tutto.

Del tondo resta l’essenza geometrica, lo spazio dinamico. Ma non è più cornice di una scena figurativa, bensì campo minimo ed essenziale entro cui operare dei gesti pittorici.

Dagli anni Ottanta in poi un nuovo inatteso settore darà nuova linfa al lavoro artistico circolare. È la nascita del CD, un piccolo disco con una superficie da poter “decorare” a piacimento.

Sembra un CD anche l’immenso soffitto dell’Opera di Parigi, decorato su progetto di Marc Chagall nel 1964.

Le dimensioni sono un tantino maggiori… ma le problematiche della composizione pittorica dentro un tondo sono le stesse di un cerchio in miniatura.

Il tondo, dunque, continua ad affascinare gli artisti dopo decine di migliaia di anni. E di tondi se ne possono collezionare a centinaia come sto facendo su Pinterest…

Insomma, non so a voi ma a me piace tondo!!!

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11 Risposte

  1. mara pasetti ha detto:

    Molto interessante questo studio dell’occupazione dello spazio circolare in arte!
    Mi permetto una riflessione: ancorchè non perfettamente sferico, anche lo zero mostra delle assonanze significative! Esso può significare il nulla o aggiungere enorme valore a una cifra moltiplicandola.

  2. Morena ha detto:

    Molto molto interessante. Sarebbe bello ampliare l cosa anche ad altre forme geometriche essenziali quali quadrato e triangolo, usate, quest’ultimo, spesso come composizione!! 😀

  3. Anna Maria ha detto:

    La lista degli argomenti da te trattati si allunga (ogni volta il tema é bene approfondito); ma sai comunque evocare ulteriori rimandi, così come il diametro sta alla sua circonferenza….
    Grazie di tutto.

  4. simonetta ha detto:

    Cosa aggiungere?!! interessantisdimo articolo con rimandi culturali di alto livello
    La citazione delle fonti iconografiche è assai ampia e completa
    simonetta

  5. I tuoi post sono sempre così interessanti e completi che rispondono perfettamente alle curiosità che si accendono col titolo: nel mio caso, a catturarmi è stata la possibile associazione al tondo delle kylikes greche e il modo in cui in esse veniva gestito lo spazio (all’università ho avuto modo di soffermarmi sul problema del riempimento in questo genere di manufatti e nei quadrati delle metope)… neanche il tempo di domandarmi se questo genere di tondi rientrasse nel post che lo trovo immediatamente!
    Aggiungerei solamente una tipologia di ritratto tipicamente romana, a cui, forse, pensava Caravaggio nel dipingere la testa di Medusa: le “imagines clipeatae”, i ritratti che fuoriescono come da uno scudo e che potevano essere isolati oppure inseriti in fregi scultorei.
    Non capita tutti i giorni di vedere un affresco romano così strettamente legato ad un cd, ma qui su Didatticarte accade questo e altro, segno che l’arte non smette ai di comunicarci significati! 🙂

    • didatticarte ha detto:

      Grazie della bella riflessione Cristina! Non ricordavo più le imagines clipeatae; devo assolutamente aggiornare il post! 😉
      Per quanto riguarda il rapporto tra un tondo romano e un CD credo che sia lo stesso che c’è tra il Cristo di Mantegna e Spiderman di cui ho parlato nell’ultimo post… il codice è sempre lo stesso, è l’epoca che cambia!

  1. 25 aprile 2015

    […] It's a painting meticulous in detail, right down to the proportion of the rivets. Craig Mullins created the World of Warcraft piece as part of Blizzard's Fine Art Project back in 2012, which he only recently uploaded to his personal website. An animation posted on Warosu.org shows two sections of Craig's waves closely resemble those in the 1907 painting Southwesterly Gale, St Ives by American realist Frederick Judd Waugh. A qualcuno piace tondo… […]

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