Vi racconto il Bacio di Klimt

È uno di quei quadri più conosciuti al mondo. Romantico senza essere sdolcinato, moderno senza apparire irriconoscibile, prezioso senza presentarsi sovraccarico.

Insomma è il perfetto cocktail per una vera icona dell’arte. Vediamo allora di scoprire ogni aspetto di questo capolavoro.

Realizzato da Gustav Klimt tra il 1907 e il 1908 (gli stessi anni in cui Picasso lavora alle Demoiselles d’Avignon) è un olio su tela perfettamente quadrato (180 x 180 cm), oggi esposto presso la Galleria del Belvedere di Vienna.

Il dipinto raffigura due amanti strettamente abbracciati, con l’uomo che si chiana a baciare la donna, posti in un luogo astratto ed etereo. Rappresenta, dunque, il trionfo dell’eros e il suo potere di trascendere e armonizzare i conflitti e le antitesi tra uomo e donna.

Questo concetto è reso attraverso la diversa gestualità: alla presa sicura e forte dell’uomo, di cui si intravede soltanto il profilo, si contrappone il dolce abbandono della donna nelle sue mani.

Il tema dell’abbraccio tra due amanti è stato affrontato più volte dall’artista (nel Fregio di Beethoven e nel fregio di Palazzo Stoclet) ma solo ne “Il bacio” riesce ad immortalare quell’attimo fuggente in cui universo maschile e femminile si compenetrano.

Il bacio precedente più illustre e più simile come iconografia è quello di Francesco Hayez, un dipinto del periodo romanticista (1859) che esalta l’amore individuale e quello per la patria ripreso poi da Luchino Visconti nel film Senso (1954) e dal logo di un famoso cioccolatino

Il più cupo e inquietante di tutti i baci della storia dell’arte è, invece, quello di Edvard Munch (1897) con i due amanti fusi su uno sfondo cupo.

Esempi più recenti vanno ricercati nel campo della fotografia. Anche in questo caso troviamo delle vere e proprie icone, prima tra tutte quel bacio appassionato all’Hotel de Ville di Robert Doisneau (1950), uno scatto rubato tra la folla e sublimato dalla monocromia del bianco e nero.

Elegante nella sua cornice prospettica quello di Berengo Gardin; spontaneo e giovane quello di Cartier-Bresson in cui i due amanti sono osservati con curiosità dal cagnolino sotto il tavolo!

Nel dipinto di Klimt, invece, avvolta in un’aureola luminosa quasi apparizione divina, la coppia si staglia al centro del quadrato, inginocchiata su un prato trapunto di fiori che ricorda l’iconografia dell’hortus conclusus, il giardino sacro recintato tipico della pittura medievale in cui veniva collocata la Madonna con il bambino.

Un prato fiorito simile a quello su cui sta la coppia è oggetto di un intero dipinto di Klimt, realizzato nello stesso periodo del bacio.

L’elemento più appariscente, la profusione d’oro sul fondo e sugli abiti dei due amanti, è un’influenza dell’arte bizantina. I mosaici di Ravenna del V e VI secolo d.C., infatti, erano ben noti all’artista austriaco che si era recato per ben due volte nel 1903, presso l’antica capitale dell’Impero Romano d’Occidente.

E ricorda le icone bizantine anche il diverso trattamento delle parti del corpo: tridimensionali le mani, i volti e i piedi, con un leggero chiaroscuro e una netta linea di contorno; completamente bidimensionali i corpi, gli abiti e lo spazio.

Dei mosaici bizantini Klimt non riprende solo il fondo dorato (da lui realizzato con l’applicazione di oro in foglia, una pratica tipica del suo “periodo aureo“) ma anche i motivi decorativi dei due abiti: tasselli geometrici quadrangolari per lui, forme tondeggianti e colorate per lei.

L’insolito abbigliamento degli amanti ricorda molto le tuniche indossate da Klimt e quelle che egli creava per la sua compagna Emilie Flöge, una delle prime donne ad abbandonare il corsetto a favore di questi morbidi abiti con i quali posa per l’artista sia nelle foto che nei dipinti.

L’eleganza formale e il sottile erotismo del dipinto sono aspetti tipici del gusto dell’epoca (la cosiddetta “belle epoque”) e del movimento della Secessione Viennese (l’Art Nouveau che si sviluppò in Austra). E proprio del movimento secessionista Klimt fu anche presidente.

Organizzò così la prima esposizione nel 1898 (realizzandone il manifesto) e nello stesso anno diede alle stampe il primo numero della rivista Ver Sacrum (che si pubblicò fino al 1903), organo ufficiale della Secessione.

Intanto l’Art Nouveau si stava affermando rapidamente in tutta Europa e negli Stati Uniti, interrompendosi bruscamente con lo scoppio della Prima Guerra Mondiale. I protagonisti di questo movimento intendevano creare un’arte realmente “nuova”, slegata dai modelli classici e accademici diffusi nell’Ottocento.

La principale fonte di ispirazione degli artisti dell’Art Nouveau, dunque, è la natura: motivi floreali, volute, arabeschi, animali stilizzati e in generale la linea curva, contraddistinguono le loro opere.

E nuovo è anche il tentativo di superare la distinzione gerarchica tra arti maggiori e minori per affermare il concetto di “arte totale” e il principio della progettazione globale, che si estende dall’oggetto d’uso quotidiano al piano urbanistico. Ecco perché questo stile si trova applicato su lampade, monili, manifesti, etichette, arredi, abiti, dipinti, sculture, fino ad interi edifici!

Nonostante l’estrema peculiarità del Bacio di Klimt, la sua carica iconica è tanto forte che, al pari della Gioconda di Leonardo, è divenuto una sorta di marchio riprodotto (con esiti molto kitsch) su innumerevoli supporti e commercializzato in qualsiasi settore.

È il destino dei capolavori… ce ne faremo una ragione 😉

Per tornare ad un livello artistico decisamente più elevato, lascio che a chiudere sia di nuovo il bacio, ma non quello di Klimt, bensì la sequenza finale di Nuovo Cinema Paradiso, una successione strepitosa di baci proibiti e appassionati.

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29 Risposte

  1. Quello che più mi piace dei tuoi post è che riesci sempre, partendo da un’idea o da un soggetto, a ricostruirne la storia, a spaziare fra i generi e, quindi, a mostrare come l’arte sia una sorgente dalla quale scaturiscono sensi infiniti. Brava, brava, brava!

  2. Lanfranco Gianesin ha detto:

    Bello. E come dimenticare il bacio di Gioacchino e Anna alla Porta Aurea, nella Cappella degli Scrovegni? In questo caso c’è una perfetta reciprocità partecipativa dei due comprotagonisti.

  3. SaraVera ha detto:

    Ho scoperto da poco questo meraviglioso sito e da allora sto “divorando” letteralmente le tue lezioni.

  4. maria ha detto:

    stupendo!! mi piacciono tanto i tuoi approfondimenti… complimenti!

  5. anna ha detto:

    Grazie per diminuire la mia ignoranza! Diffondo sempre le tue “splendide lezioni” ai miei amici, grazie ancora e … complimenti!

  6. mara pasetti ha detto:

    Che coincidenza; proprio ieri ho scritto di una mostra di arte contemporanea dal titolo “Falling in love” dove il bacio e l’abbraccio, destrutturati, sono i protagonisti delle opere! Se me lo permetti pubblicherò l’url di questo articolo nel mio, affinchè chi legge possa approfondire la tematica.
    E poi mi sono ricordata di un libro di Edgarda Ferri uscito due anni fa : “Klimt, le donne, l’arte, gli amori “, che caldamente consiglio a chi ama le magiche atmosfere della Vienna fin de siècle.
    E’ sempre un piacere leggerti, per il taglio e lo stile che ti distingue!

    • didatticarte ha detto:

      Grazie Mara 😀
      Usa pure questo articolo, non può che farmi piacere. E grazie anche per il suggerimento bibliografico!

  7. Feliciana ha detto:

    Brava, molto brava. Lodevole, la capacità di articolare competenze e ottime sintesi, tutte riproponibili. Diffondete e moltiplicatevi farà molto bene alla scuola italiana.

  8. Daniela ha detto:

    È bello rivedere queste opere spiegate egregiamente, complimenti!!!?

  9. Maria Capaccia ha detto:

    Habito a Brasile e parlo portuguese.
    Magnifico o tema e o texto.
    Parabens!!!

  10. Elisa ha detto:

    Post letteralmente divorato!
    Sono innamorata di questo quadro e in più in generale del soggetto..il bacio e l’abbraccio tra due individui che sembrano quasi uno solo!
    Mi emoziona questo come “Il bacio” di Hayez da inguaribile romantica. In un modo tutto diverso mi cattura “L’addio” di Balestrieri che quasi mi commuove. Mi piacerebbe tanto leggere qualcosa di suo a riguardo..è cosi facile osservare un’opera attraverso le sue parole anche per chi è un semplice appassionato e non uno specialista. Adoro come spazia partendo dall’opera e in questo caso il finale mi ha lasciato un grande sorriso..grazie!

  11. Ale ha detto:

    Non riesco a finire una didascalia che mi viene voglia di passare all’altra e all’altra ancora per poi ritornare a leggere quella sopra..però aspetta c’è un altro collegamento con quella sotto. Tutti i licei dovrebbero avere “spieghe” di questo tipo.

  12. maurizia onofri ha detto:

    Emilie Floge aveva un’atelier di moda con sua sorella Helene, nei quali realizzava abiti sciolti, dalle linee morbide e che non richiedevano il corsetto: gli abiti ed i casacconi che indossano nelle foto i due sono disegnati da entrambi e realizzati nell’atelier di Emilie che creò assieme a Gustav una linea così “moderna” ed atipica che è stata ripresa da famosi stilisti europei in tempi recenti.

  13. maurizia onofri ha detto:

    PS. Nel 2012 Hermés ha ripreso il suo stile per la sua sfilata estiva, ma lo hanno fatto anche Valentino, Galliano, Wren Scott ed altri.

  14. Domenico ha detto:

    Come sempre, affascinante.

  15. Annamaria Cavallaro ha detto:

    Bellissimo articolo e bellissima conclusione con il video di “nuovo cinema paradiso”

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