La realtà e la sua immagine

“Questa non è una pipa”, scriveva René Magritte sotto l’immagine molto realistica di una pipa. E dal 1928 ci continuiamo a domandare: “Ma allora cos’è?”.

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Ed è lo stesso Magritte a suggerire la risposta: “La famosa pipa…? Sono stato rimproverato abbastanza in merito. Tuttavia la si può riempire? No, non è vero, è solo una rappresentazione: se avessi scritto sotto il mio quadro: ‘Questa è una pipa’, avrei mentito”.

A questo punto i miei alunni puntualmente annuiscono come a dire: “Vabbé, è logico…”. Difficile cogliere la potenza della verità rivelata dalla banale affermazione di Magritte. È la stessa potenza delle parole di quel bambino che svela al mondo che l’imperatore è nudo.

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Il fatto dirompente è che, dopo migliaia di anni in cui si era dato per scontato che un’immagine fosse un’imitazione della realtà, per la prima volta il mondo e la sua rappresentazione si separano recuperando la propria autonomia.

Dunque, quella di Magritte, non è una pipa, ma la rappresentazione di una pipa.

L’atto di raffigurare qualcosa diventa, così, un modo per creare un’altra realtà, un mondo parallelo dove può avvenire tutto tranne ciò che succede nel mondo reale (per esempio, che per strada sia notte e in cielo pieno giorno!).

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È chiaro che ogni rappresentazione, per il semplice fatto di raffigurare un mondo tridimensionale su un piano bidimensionale e in scala ridotta, è già “altro” rispetto alla realtà. Ma il tentativo degli artisti era sempre stato quello di approssimarsi il più possibile al dato reale.

Solo con il Cubismo ci si comincia a rendere conto dell’impossibilità fisica di questo approccio e, tutto sommato, della sua inadeguatezza.

A questo proposito si racconta che un giorno un uomo abbia criticato Picasso per la sua arte poco realistica. Allora l’artista gli chiese: “Mi può mostrare dell’arte realistica?” L’uomo gli mostrò la foto della moglie. Picasso osservò: “Quindi sua moglie è alta cinque centimetri, bidimensionale, senza braccia né gambe, e senza colori tranne  sfumature di grigio?”

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Anche quei movimenti artistici, come l’Impressionismo, che hanno cercato di catturare la realtà esattamente come appare, anche se in modo fugace, ne hanno comunque restituito delle immagini molto soggettive e quasi irriconoscibili…

Vi sembra realistica, in questo collage, la rappresentazione dell’acqua fatta da Claude Monet?

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Ma cosa tendono a modificare gli artisti quando ritraggono qualcosa di reale? È una domanda molto interessante e la sua risposta può dare luogo a ricerche di grande spessore didattico.

Il progetto Geocoded Art è nato proprio con questo obiettivo: cercare i luoghi rappresentati nei dipinti e confrontarli con quelli reali. Perché il mondo visto dagli artisti ha comunque qualcosa di speciale…

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Si può arrivare addirittura a sovrapporre dipinto e ambiente (per scoprire quanto sono peggiorati tanti luoghi…).

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Pensate che tutti questi fotomontaggi (realizzati da Halley Docherty) sono stati creati usando Google Street View!

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Sovrapporre quadri e paesaggi può permettere anche di scoprire i “trucchi” usati dagli artisti per rendere più suggestivi gli scorci urbani.

I dipinti di Canaletto, ad esempio, non sono quasi mai sovrapponibili agli spazi raffigurati. Il grande vedutista, infatti, per dare respiro e maestosità alle sue scene veneziane, usava sollevare il punto di vista e creare delle visioni grandangolari degli spazi.

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Diverso è il caso dei pittori espressionisti che trasfigurano volutamente la realtà per riversarvi il proprio mondo interiore.

Van Gogh, ad esempio, trasforma in sogni o in allucinazioni anche degli scorci piuttosto ordinari.

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Al contrario, Escher recupera una minuziosa osservazione della realtà e la restituisce nei suoi splendidi disegni. Da questo punto di vista è la precisione delle sue incisioni nel sud Italia è davvero straordinaria.

Tanto puntuale quanto surreale è il risultato finale per via di quel bianco e nero così astratto.

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Quello di sovrapporre realtà e immagini è una sorta di gioco per Ben Heine, artista visivo che mescola abilmente disegno e fotografia creando situazioni ambigue e divertenti.

Credo che a Magritte sarebbero piaciute!

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Eisen Bernard Bernardo ha sovrapposto, invece, le copertine delle riviste ad alcuni famosi dipinti. Il suo progetto Mag + Art in effetti non confronta realtà e immagini ma fa dialogare due diverse rappresentazioni del mondo.

Siamo sempre in tema, quindi.

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Quello dell’arte, dunque, è un universo astratto, non concreto, un mondo sempre e comunque immaginario. Una finestra sull’idea che l’uomo si è fatto del mondo, ma non direttamente sul mondo dove ha vissuto.

“L’arte non riproduce ciò che è visibile, ma rende visibile ciò che non sempre lo è”, diceva Paul Klee. Ed anche se la sua pittura è completamente diversa da quella di Magritte, il messaggio è simile.

Solo la realtà è davvero realistica. Allora è inutile cercare di rappresentarla in modo fedele, iperrealistico: meglio lavorare sull’essenziale, quello “invisibile agli occhi” come diceva – non un pittore stavolta – ma il Piccolo Principe!

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12 Risposte

  1. Antonella ha detto:

    Il vostro blog é prezioso per chi ama e vuole capire l’arte da una prospettiva ampia e con un taglio vivace e originale, grazie per il vostro lavoro

  2. antonella de Pascale ha detto:

    La realtà che rappresento nei quadri è la mia percezione intima di in esperienza fatta in una certa realtà …il quadro racchiude l epsressione di tutte le mie emozioni . Purtroppo non riesco a farci rimanere gli odori … Ovvero mia piacerebbe che il quadro portasse con sé anche il ricordo olfattivo in modo permanente

  3. Gioconda ha detto:

    Frequento il tuo blog con vero piacere intellettuale. Ne traspare competenza, grande capacità nella divulgazione, autentica passione, disponibilità al comfronto.E’ questo che nella scuola fa di un semplice insegnante un maestro.Complimenti

  4. Annarella ha detto:

    Interessante ti seguirò

  5. grazziela ha detto:

    mi piace molto quello que imparo con voi, grazzietante.

  6. Marco ha detto:

    Ho sempre pensato che è stata la fotografia a liberare l’arte dalla necessità di rappresentare la realtà nel modo più fedele possibile. O è solo un caso che l’arte astratta (o che comunque distorce la realtà) si sia sviluppata dopo la diffusione della fotografia.
    (che poi anche la fotografia è una rappresentazione)

    • didatticarte ha detto:

      Non penso che sia una coincidenza. Lo sviluppo della fotografia dalla metà dell’Ottocento ha permesso di guardare alla realtà in modo nuovo. Intanto i tempi stavano cambiando e con le Avanguardie divenne sempre più urgente superare ogni forma tradizionale di rappresentazione del mondo. Con l’astrattismo si arriva addirittura a negare, per la prima volta, che l’arte possa rappresentare la realtà visibile. È un passaggio importante e irreversibile.
      E ogni volta che scattiamo una foto stiamo decidendo che forma dare al mondo. Lo stiamo creando di nuovo.

  1. 22 giugno 2016

    […] foto a colori rischia di essere troppo realistica, lascia poco spazio all’immaginazione, in alcuni casi è proprio una copia del […]

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