Astronomia ed arte: la sfera armillare

Ne ho incontrata una in un affresco di Botticelli in cui Sant’Agostino studia circondato da libri e strani oggetti e mi sono incuriosita. Che sarà mai una sfera armillare? Fino a “sfera” ci arrivo ma “armillare” che vuol dire?

Dallo straordinario sito del Museo Galileo di Firenze si può apprendere che la sfera armillare è uno “Strumento astronomico che rappresenta le orbite solide dei pianeti e del Sole mediante armille (anelli) imperniate in un centro comune. Generalmente la sfera armillare rispecchia la visione geocentrica dell’universo, propria del sistema tolemaico, ma ne esistono anche variazioni eliocentriche o copernicane, con le armille dei pianeti e della Terra imperniate su un centro comune nel quale è collocato il Sole”.

Dunque si tratta di un modellino del sistema solare, un planetario da tavolo dei tempi andati. E Botticelli non è stato neanche il primo a raffigurarne uno (anche perché la sfera armillare sarebbe stata inventata da Eratostene nel III secolo a.C.).

Una delle immagini più antiche della sfera armillare si trova in un mosaico pavimentale dell’antica Solunto, città ellenistico-romana poco distante da Palermo.

In questo mosaico, purtroppo gravemente deteriorato dal tempo, si può osservare lo strumento astronomico che Tolomeo, l’astronomo vissuto nel II sec. d.C., descrisse nel suo Almagesto.

Occorrerà attendere il basso Medioevo per trovare nuove immagini della sfera armillare. L’oggetto, infatti, compare in alcune miniature, soprattutto arabe, che rappresentano Tolomeo o altri astronomi mentre tengono lo strumento tra le mani.

Ma come funziona esattamente la sfera armillare? E cosa rappresenta ogni anello?

Questo video può dare delle risposte molto chiare ad ogni domanda.

 

Nella versione geocentrica, dunque, la sfera armillare è una sorta di mappa dei percorsi solari apparenti. In pratica è possibile conoscere la posizione e il movimento del sole (ma anche delle stelle dello Zodiaco) in qualsiasi giorno dell’anno.

I due percorsi estremi che vedete nell’immagine sottostante sono riferiti ai due solstizi mentre quello mediano (che, ovviamente, parte esattamente da est e termina ad ovest) indica il percorso che compie il sole agli equinozi. Proiettando sul piano questi percorsi e tutti quelli intermedi, sia ottiene una mappa che fornisce gli angoli (zenitale e azimutale) che individuano univocamente la posizione del Sole rispetto al punto di osservazione.

Quella sorta di 8 che vedete al centro della mappa a destra è il cosiddetto analemma, proiezione delle posizioni che il Sole assume nel cielo, alla stessa identica ora, durante l’anno.

Ma adesso torniamo all’arte e fermiamoci al XV secolo. Da questo momento la sfera armillare esce fuori dai codici miniati ed inizia ad essere dipinta su quadri ed affreschi.

Un celebre esempio è quello della personificazione dell’Astronomia (1411-12), opera tardo-gotica di Gentile da Fabriano a Palazzo Trinci, Foligno.

Pienamente e straordinariamente rinascimentale è lo Studiolo di Federico da Montefeltro nel Palazzo Ducale di Urbino (1473-76). Si tratta di un piccolo ambiente le cui pareti, rivestite da tarsie lignee, riproducono con effetti prospettici trompe l’oeil scaffalature con le ante semiaperte contenenti numerosi oggetti tra i quali libri, strumenti musicali, armature, clessidre, un mazzocchio e, guarda caso, una sfera armillare.

Si tratta quindi di una sorta di allegoria della sapienza e della potenza del Duca urbinate concretizzati in un’opera di rara bellezza e grande maestria.

Per lo stesso studiolo il Duca di Montefeltro aveva incaricato il pittore fiammingo Joos van Ghent (conosciuto anche come Giusto di Gand) di dipingere 28 ritratti di uomini illustri del passato. I dipinti mostrano i vari personaggi dentro un loggiato visti dal basso (dato che avrebbero dovuto trovarsi al di sopra della fascia rivestita dalle tarsie lignee).

Tra questi vi è anche Tolomeo (1476), che il pittore raffigura con l’immancabile sfera armillare in mano, oggi conservato al Louvre.

Del 1510 è invece un’interessante fregio dedicato alle Arti Liberali e Meccaniche che Giorgione affrescò nella sua casa di Castelfranco Veneto.

Non ci deve stupire che un artista si interessasse di strumenti astronomici e studi scientifici. Un intellettuale completo, all’epoca, doveva conoscere musica, astronomia, geometria, aritmetica, grammatica, retorica e dialettica (le sette arti liberali del fregio). Mentre, per soddisfare le necessità più “pratiche” occorreva conoscere le arti meccaniche e cioè la lavorazione della lana, l’architettura, la navigazione, l’agricoltura, la caccia e la pesca, la medicina e l’arte teatrale.

A Giorgione è attribuito anche il dipinto che raffigura “Giovanni Borgherini col maestro-astrologo” (1505). Lo strumento, ancora una volta simbolo di sapienza, è affiancato ad un cartiglio che reca la frase “Il talento non ha valore se non è seguito dai traguardi”.

Del tutto differente è il significato della sfera armillare tenuta in mano dalla Principessa Dorothea di Danimarca nel dipinto di Jan Gossaert (1530).

In questo caso, infatti, il globo sarebbe una metafora del regno che il re Cristiano II aveva perso pochi anni prima e la figlia starebbe addirittura indicando con il dito la latitudine della Danimarca sulla sfera capovolta (a significare il ribaltamento politico avvenuto).

Ma oltre ad essere dipinte, le sfere armillari venivano costruite in gran quantità. Si trattava, infatti di strumenti utili sia allo studio che alla didattica.

Un’armilla “urbana” è quella dello studioso Ignazio Danti installata, assieme ad una meridiana, sulla facciata della chiesa di Santa Maria Novella a Firenze nella seconda metà del Cinquecento.

Visibile ancora oggi, è un esempio molto semplificato di sfera armillare in quanto riporta esclusivamente la linea equinoziale e serve, appunto, a determinare i giorni in cui cadono gli equinozi.

Questa è anche l’epoca delle grandi sfere in legno e metallo. Sfere armillari monumentali con numerosi anelli e decorazioni preziose.

Con la “Personificazione dell’Astrologia” (1650) di Guercino, la sfera armillare torna ad essere simbolo di sapienza e saggezza.

Seicentesca è anche una natura morta di autore anonimo in cui campeggia una sfera armillare posta sopra un drappo rosso.

Ai primi dell’Ottocento la sfera armillare è ancora presente in un’altra allegoria dell’Astronomia, dipinta con lo stile della pittura vascolare greca, ad opera di Pierre-François Hugues d’Hancarville.

E poi? Poi succede che, anche se di sfere armillari se ne costruivano ancora, queste non vennero più rappresentate in pittura. Con il Romanticismo, il Realismo e poi l’Impressionismo, gli interessi dei pittori cominciano a rivolegersi a ben altro. Non è più tempo di allegorie e di ritratti contornati da oggetti simbolici.

Che sia stata colpa della progressiva separazione tra sapere umanistico e scientifico sorta a seguito dell’idealismo filosofico? Può darsi.

Naturalmente la sfera armillare è un’oggetto superato dal punto di vista tecnico-scientifico ma nessun analogo strumento attuale si è guadagnato l’attenzione degli artisti. Avete per caso visto qualche opera ispirata al telescopio spaziale Hubble?

Nel frattempo la sfera armillare è tornata in voga come oggetto da scultura urbana. Figura astratta e vagamente esoterica, è piuttosto diffusa in piazze e parchi (pare che sia molto alla moda installarle nei giardini inglesi). Naturalmente se ne apprezzano più le qualità geometrico-formali che quelle squisitamente astronomiche e, al massimo, fungono da meridiane.

In un’ottica di riunificazione dei saperi, potremmo provare a fare un esperimento che metta insieme manualità, estetica e scienza creando una bella sfera armillare funzionante. A livello didattico sarebbe senz’altro un’attività di grande efficacia.

Io ci provo. Appena sarà pronta riprendiamo il discorso!

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8 Risposte

  1. Gaspare scrive:

    …Il mondo senza te sarebbe un mondo senza Nutella!

  2. Luisa scrive:

    Straordinario l ‘impegno e la ricerca.grazie ,veramente grazie

  3. zil scrive:

    Interessante il dossier di Focus che nell’ultimo numero fa il punto su una futura missione su Marte: sapevate che Marte ha un terzo della gravità terrestre, che la temperatura media è di circa –60 °C e che le radiazioni assorbite durante il viaggio corrispondono a una Tac ogni 6 giorni?

  4. Salvatore Bonincontro scrive:

    Bellissimo! Chiaro come il sole, rotondo come una sfera. Ma… ma si può sapere che cavolo è un “mazzocchio”??! Sto guardando da mezz’ora le tarsie dello studiolo e di mazzocchi neanche l’ombra… mah!

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