Vi racconto Guernica

Oggi è successo. È piuttosto raro che accada ma oggi è successo! Ho raccontato la storia di Guernica e dell’omonima opera di Picasso e in aula si è creata un’atmosfera sospesa, un silenzio e un coinvolgimento che poche opere riescono a creare.

È una tela intensa, pulsante, e quando ne parlo sento tutta l’emozione e la commozione che mi suscita. Ricordo che una volta una studentessa mi disse: “prof. quando parla di Picasso le brillano gli occhi…”. Ed ecco cosa ho raccontato oggi, ai miei pigri studenti di quinta.

Questa è l’opera che meglio di ogni altra testimonia la partecipazione appassionata di Picasso alla sofferenza umana e il suo furente giudizio morale sulla violenza sanguinaria.

La grande tela fu ispirata al tragico bombardamento, avvenuto il 26 aprile del 1937, della cittadina basca di Guernica durante la guerra civile spagnola (1936-1939) ad opera dell’aviazione nazi-fascista. Si trattò di un bombardamento aereo durissimo, uno dei primi della storia, nel quale perirono centinaia di civili mentre la città fu devastata e in buona parte rasa al suolo.

Intanto, nel gennaio dello stesso anno, Picasso aveva ricevuto l’incarico di realizzare un grande murale per il padiglione Spagnolo alla Mostra Internazionale di Parigi prevista per l’estate. Fino ad aprile non aveva realizzato ancora nulla ma la notizia del terribile episodio di Guernica, che stava indignando tutta l’Europa, portò l’artista ad una scelta molto forte, una posizione di condanna e di impegno sociale che mai si era visto nelle opere di Picasso.

Come Goya nella “Fucilazione del 3 maggio 1808” anche Picasso si schiera dalla parte degli oppressi perché “davanti a un conflitto che mette in gioco i più alti valori dell’umanità, gli artisti non possono e non devono restare indifferenti”.

Così, solo sei giorni dopo il bombardamento, Picasso iniziò a lavorare sul murale e, in appena un mese e mezzo, spinto da un incredibile furore creativo, realizzò una cinquantina tra schizzi e bozzetti.

La tecnica utilizzata da Picasso, olio su tela, stavolta non è un work in progress in quanto il pittore aveva una scadenza da rispettare e lavorò in modo febbrile completando in due mesi l’opera e terminandola il 4 giugno 1937.

Il lavoro è documentato da una serie eccezionale di fotografie, scattate dalla sua compagna Dora Maar, che seguono tutti i mutamenti del progetto fino alla redazione finale. Gli elementi della composizione, intensamente intrisi di valenze simboliche, sono studiati singolarmente e poi assemblati.

Si può osservare come nella prima stesura ci fosse un pugno proteso verso l’alto, puntato sul Sole, elementi che scompaiono nella versione finale forse perché il gesto del pugno chiuso rimanda ad una connotazione politica che l’artista non voleva dare: non è una lotta tra destra e sinistra, è qualcosa di più universale. È il male che l’uomo riesce a fare ai suoi simili, è il sonno della ragione che genera mostri, per citare di nuovo Goya.

Picasso, nel dipingere ogni figura, reinterpreta opere del passato come l’Incendio di Borgo di Raffaello, la Strage degli innocenti di Guido Reni e la già citata fucilazione del 3 maggio 1808 di Goya. Nella figura del cavallo denuncerebbe persino la memoria del Trionfo della morte di Palazzo Sclafani, oggi conservata a Palazzo Abatellis a Palermo (nel 1917 il pittore aveva fatto un viaggio in Italia passando da questa città e in una lettera a Guttuso dichiarò di essersi ispirato proprio al grande affresco siciliano).

Picasso non faceva mistero delle sue molteplici fonti di ispirazione. Amava dire: “A me la pittura piace tutta” e “I bravi artisti copiano, i grandi artisti rubano”. Sono, infatti, innumerevoli le opere in cui il pittore reinterpreta soggetti degli artisti del passato, per lui l’arte non invecchia mai. Ma in Guernica Picasso ha lasciato un messaggio ancora più preciso: è tutta la cultura dell’Occidente ad essere violentata da quell’atto brutale, dalla barbarie della guerra.

Lo stile può essere definito ancora cubista, per via della visione simultanea di più parti dell’oggetto, sebbene il cubismo non fosse un movimento “impegnato” dal punto di vista politico. I corpi sono scomposti, semplificati, lo spazio si frammenta con essi.

Il soldato disteso per terra, in particolare, è un’estrema sintesi delle forme umane. Ne ho trovato una bella interpretazione in questo video.

 

Uno degli elementi linguistici più evidenti in Guernica è l’assenza di colore, l’impiego esclusivo di toni di grigio e colori molto spenti. Qualcuno ha avanzato l’ipotesi che questa tavolozza sarebbe stata suggerita a Picasso dalle drammatiche foto in bianco e nero che documentavano la tragedia. È più probabile, tuttavia, che, dato che la  varietà  cromatica  esprime sempre e comunque vitalità,  Picasso abbia scelto  il non-colore per evocare la morte e la perdita di speranza.

La scena è dominata dal lampadario centrale, che illumina lo spazio circostante, a cui fa da contrappunto la lampada a petrolio tenuta da una donna. L’ambientazione è contemporaneamente interna (il lampadario è un oggetto domestico) ed esterna (come si evince dai palazzi in fiamme). Questa simultaneità della visione non è solo un elemento del linguaggio cubista, ma anche un modo per rendere con duro realismo l’orrore del bombardamento che all’improvviso squarcia i palazzi offrendo impietosamente alla vista tutta l’intimità domestica.

Lo spazio stesso si frammenta in schegge che s’incuneano tra le figure di uomini, donne e animali colti in una fuga terrorizzata. All’estrema sinistra una madre lancia al cielo il suo grido straziante mentre stringe fra le mani il suo bambino morto, quasi una moderna Pietà. A destra le fa eco l’urlo disperato di un altro personaggio che tende le mani verso il cielo. Al centro un cavallo ferito, simbolo del popolo spagnolo, nitrisce dolorosamente.

Il toro con occhi umani, in alto a sinistra, è simbolo di violenza e bestialità. Un’altra donna si affaccia disperatamente a una finestra reggendo una lampada a petrolio, un’allusione alla regressione alla quale la guerra inevitabilmente conduce. Al suolo, tra le macerie, si assiste all’orrore dei cadaveri straziati.

A sinistra una mano protesa, con la linea della vita simbolicamente spezzata in minuti segmenti. Esattamente al centro del dipinto un’altra mano serra ancora una spada spezzata, sullo sfondo di un fiore intatto: simbolo della vita e della speranza che, nonostante tutto, avrà comunque la meglio sulla morte e sulla barbarie.

È stato un monologo di quasi un’ora; ho disatteso tutte le regole per una lezione efficace, niente learning by doing, niente presentazione impeccabile proiettata su LIM. Eppure ha funzionato! Gli studenti avevano solo l’immagine del quadro sul libro e io ho raccontato l’opera. In questi casi non serve la didattica 2.0, la flipped classroom e le nuove teorie sulle tecnologie digitali: basta far parlare l’arte

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64 Risposte

  1. Francesco Catalano ha detto:

    Basta far parlare l’insegnante giusta. Complimenti.

  2. Alessandra ha detto:

    Quel video è notevole e dà luogo a forti emozioni… come Guernica, del resto. Penso che la classe sia rimasta incantata dalla tua passione e sincerità. I giovani sono sensibili ai moti dell’animo e li sanno riconoscere.

    Ora, non per piaggeria, ma perchè ogni tanto (o almeno una volta) non fai un filmato delle tue lezioni? Così ti possiamo ascoltare anche noi. 🙂

    P.S. Sai che sul web si trova tutto e il suo contrario. Cosa ne pensi della versione che dice che Picasso avrebbe in realtà dipinto Guernica per celebrare la morte di un torero? Quasi blasfema, nèh?

    • didatticarte ha detto:

      Grazie dei complimenti 🙂
      Per il video… beh, non so se funzionerebbe.
      Quanto alla storia del torero l’avrà ipotizzata qualcuno che non ha mai visto il quadro neanche sui libri. Anche un bambino potrebbe capire l’iconografia di Guernica e interpretare i vari personaggi 😉

  3. Barbara ha detto:

    Sei l’insegnante che vorrei diventare! Grazie di tutto!!!

  4. ciro ha detto:

    Trovo numerosi e sorprendenti i punti di contatto tra i tuoi lavori e alcune delle mie presentazioni…
    complimenti

  5. miriam paternoster ha detto:

    Bellissima lezione, mentre la leggevo mi sembrava di ascoltarti mentre raccontavi la storia con passione e occhi brillanti. Non ci conosciamo di persona ma mi riconosco molto nei tuoi lavori e nell’ entusiasmo che ci metti! Io credo che il potere della narrazione, in un monologo di un’ora su un’opera d’arte, sia stato portato dal tuo stile e dal cuore che hai messo nelle parole. Per questo gli studenti erano attenti: saper raccontare una storia non è da tutti, e se ci sei riuscita vuol dire che insegnare e trasmettere la passione per la bellezza è proprio il tuo mestiere. Brava!

    • didatticarte ha detto:

      È un mestiere bellissimo che a volte mi procura grande sofferenza ed altre un senso di pienezza ineffabile.
      Non volevo dimenticare la sensazione che ho avuto parlando di Guernica e ho sentito la necessità di raccontarla di nuovo con questo post. Ti ringrazio tanto per la tua attenzione e per l’apprezzamento! 😀

  6. Roberta ha detto:

    Raccontaci altre opere!

  7. Alessandra Bruzzi ha detto:

    Letteralmente straordinario !!

  8. Diego Totis ha detto:

    Si racconta che durante l’occupazione di Parigi ad un ufficiale tedesco che, guardando l’ opera, gli chiedeva “L’ha fatto lei ?” Picasso rispondeva “No l’avete fatta voi !” Un Grande Uomo ultre che Grande Artista.

    Complimenti per il sito, Bellissimo.

  9. Lino Sivilli ha detto:

    Anche per me Ghernica è un capolavoro che piace tanto ai giovani, però ho fatto sempre precedere alla spiegazione dell’opera la considerazione che Picasso per la prima volta si è trovato a documentare un nuovo tipo di guerra in cui degli aerei si portavano su di una città e scaricavano il loro carico di morte. Mantre fina a quel momento le guerre venivano combattute tra eserciti che si affrontavano e il più forte o il meglio armato vinceva, così come documeentato da numerosi quadri di battaglie. Ora non si poteva più descrivere una battaglia o un assalto con gli stessi canoni, ora tutti gli schemi sono saltati e Picasso deve raccontare questo con forme e forza adeguate alla nuova violenza .

  10. rosi ha detto:

    Non sono un insegnante e tantomeno d’arte. Amo l’arte amo dipingere senza averne cognizione scolastica specifica. Ho molto apprezzato questa “lezione” e la ringrazio per le emozioni provate. Ho 65 anni e ringrazio anche la rete per questa opportunità. ♥♡♥♡♥

  11. Mariella ha detto:

    Lettura dell’opera davvero strepitosa, stringata ed efficace. Complimenti davvero..

  12. filippo ha detto:

    Ho compreso di non essere nessuno nonostante anch’io sia un docente di arte. Non ci dormo la notte…..

    • didatticarte ha detto:

      Tranquillo, Filippo. Non sono nessuno anch’io. Non sono una storica dell’arte ma un’appassionata che cerca di far appassionare anche chi ha intorno 😉

  13. giulia ha detto:

    Sono stata conquistata, affascinata e senza parole…grazie!
    e ti prego ancora…altre opere…ancora per entrare nell’atmosfera magica dell’arte.

    • didatticarte ha detto:

      Grazie Giulia! Sul blog puoi trovare altri racconti di opere e altri ancora ne pubblicherò. Se non te li vuoi perdere puoi iscriverti alla newsletter 😉

  14. Feliciana ha detto:

    Anch’io non mi sottraggo ai complimenti …chi ha insegnato con passione ha fiuto.

  15. Franca Da Re ha detto:

    Complimenti, professoressa.

  16. silvia girolami ha detto:

    Mi sono davvero emozionata ! Brava e complimenti per questo istruttivo articolo .

  17. Luca B. ha detto:

    Bellissimo articolo Ema!
    Che aggiungere se non che per ammirare questa immortale* opera d’arte basta recarsi al museo Reina Sofia di Madrid, dove è possibile immergersi sua nella meravigliosa e terribile genesi creativa.
    *Talmente immortale da far paura anche a distanza di decenni http://archiviostorico.corriere.it/2003/febbraio/06/Coperto_arazzo_Guernica_co_0_0302061363.shtml

  18. sergio giardulli ha detto:

    Guernica, ma Dio dov’era ?
    Grazie Picasso e grazie didatticarte. Oggi ho versato qualche lacrima di profonda commozione.

  19. Marco ha detto:

    Nulla è più semplice dell’arte…
    Tante volte ho sentito parlare insegnanti ed esperti che cercavano di “spiegare” e non di raccontare un’opera, come se esse avessero bisogno di una spiegazione per poter essere comprese.
    Questo articolo/racconto della Guernica è frutto di una passione che ha radici profonde nella storia dell’arte ed è solo con la passione che si riesce a raccontare, senza dover per forza spiegare.
    Fortunati gli studenti che hanno potuto assistere a questa lezione, è proprio vero: basta far parlare l’insegnante giusta.
    Complimenti davvero per l’articolo.

  20. A. Titone ha detto:

    ciao Emanuela,
    sono davvero lieto di essere stato un tuo collega, eri straordinaria nell’illuminotecnica dove hai raggiunto e continui a conquistare importanti traguardi, così come lo sei nella capacità di appassionare con le tue lezioni sull’arte.

  21. Molto bello. Sottoscrivo tutto (e non dico la mia soddisfazione quando ho pensato da solo al trionfo della morte di Palermo e poi ne ho trovata notizia nelle affermazioni di Guttuso). Efficace e appassionato. Sulla storia del torero devo dire che purtroppo ci sono ancora molte idiozie che girano in rete avallate anche da personaggi che hanno una certa notoreità (e perfino visibilità televisiva). Ma mi fermerei qui. La sintonia con quanto raccontato mi spinge a “permettermi” di segnalare quanto da me scritto in proposito diversi anni fa. Ci ho trovato davvero molti punti e letture in comune e mi ha fatto molto piacere: http://www.parolae.it/storie/050101_Borgogno_Guernica.htm

  22. ho trovato particolarmente interessanti i raffronti con i grandi artisti del passato rapportati ad alcuni elementi del dipinto. io quando racconto guernica ai miei alunni di solito approfondisco gli stessi temi poi concludo con la rivisitazione di guernica fatta da james orloque. lo conosci? i ragazzi sono molto colpiti dal linguaggio iperrealista e questo secondo me consente loro di apprezzare e comprendere meglio l’opera di picasso.
    http://www.cultorweb.com/Picasso/Orloque.html

  23. TIZIANA NIRONI ha detto:

    Se Picasso fosse ancora vivo, come dipingerebbe questa nuova guerra globale che stiamo vivendo? Il suo punto di vista colpirebbe nel segno, ne sono sicura

  24. rossana ha detto:

    Sono un’insegnante in pensione, ma non ho perso il fiuto. So riconoscere ed apprezzare chi sa comunicare con competenza e passione cio’ che insegna. Il talento quando c’è viene fuori. Tu hai questo dono. Sai dare strumenti di lettura e trasmettere emozioni. Complimenti! Ti seguo sempre

  25. Antonio ha detto:

    Leggendo la tua “lezione ” e’ cresciuto in me la convinzione che la vera “buona scuola” la fanno solo i buoni maestri ..( e tu hai dimostrato di esserlo ) il resto è solo grossolana propaganda.Anch’io amo accompagnare gli amici alle mostre e Leggere insieme un ‘ opera ed il suo messaggio. E’ una stupenda sensazione di condivisione di un piacere della mente e dell’anima che ti appaga profondamente.

  26. sabrina ha detto:

    Quando ho visto Guernica dal vivo, nella sua grandezza e forza mi sono commossa. Avevo studiato quell’opera fin nei minimi particolari essendomi laureata in storia del’Árte, e mai come oggi la trovo attuale sempre intensa e pregna di sofferenza, uno squarcio nella nostra mente.
    Grazie, purtroppo mia figlia alle medie ha un’insegnate di arte che li fa disegnare e non spiega loro nulla…

  27. Gabriela Caridi ha detto:

    Voglio dirte molti cose, ma non so scribere bene. Io sto in Argentina. mi piace molto didatticarte. Sono insegnante di arte. Cuando l’arte si porta nell cuore, si raconta con passione e chi ascoltono lo fanno anche con il cuore. Saluti

  28. Raoul ha detto:

    Ho condiviso con piacere dopo averlo letto con passione questa lettura d’opera straordinaria, commentandola e presentandola ho scritto che fa venire voglia di andare a Madrid ad “incontrare” l’opera e non semplicemente vederla, interagire con lei, il suo autore agendo come una “macchina del tempo” complimenti vivissimi e grazie ancora.

  29. Stefania ha detto:

    Fantastico post. Complimenti! Anche io adoro Picasso e credo che la passione (gli occhi che brillano) e la comunicazione semplice (sintetizza solo chi ha una conoscenza approfondita) valgano più di tanti altri mezzi.
    Beati i tuoi alunni. A presto

  30. rosa de giulio ha detto:

    Intensa, una lezione immersiva che sicuramente presenterò il prossimo anno scolastico. Grazie ☺

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