Il ciclorama dipinto: l’antenato della foto a 360°

Nell’Ottocento si chiamava ciclorama, ma funzionava esattamente come le fotografie a 360° che possiamo vedere oggi sul cellulare.

Dipinto su una tela lunga decine di metri, il ciclorama era collocato all’interno di un edificio cilindrico e illuminato in modo uniforme da una grande superficie riflettente. L’osservatore, posto al centro dello spazio, era totalmente circondato dal panorama tanto da sentirsi fisicamente immerso nel luogo rappresentato.

L’inventore del ciclorama (battezzato inizialmente “panorama”) è stato il pittore irlandese Robert Barker con le sue vedute di Edimburgo a 360° realizzate nel 1792. L’anno seguente espone a Londra, in un edificio appositamente costruito, alcuni nuovi paesaggi urbani con tanto di biglietto d’ingresso per gli spettatori.

La creazione più complessa è quella del 1801 quando Barker edifica una rotonda in Leicester Square con due camere cilindriche concentriche in grado di ospitare due ciclorami di differenti dimensioni.

Quando scade il brevetto, nel 1802, tanti artisti si lanciano nella creazione di queste attrazioni pubbliche. Il successo è enorme tanto che tutte le grandi città europee si dotano di edifici per ospitare i ciclorami. In pochi decenni si diffondono anche negli Stati Uniti e in Canada. I visitatori apprezzavano soprattutto la possibilità di immergersi in mondi lontani ed esotici o sui veri campi di battaglia senza mettersi in viaggio né in pericolo. La realtà virtuale aveva già i suoi estimatori!

Uno dei più antichi ciclorami ancora in esposizione è quello dipinto dallo svizzero Marquard Worcher nel 1814 che raffigura la cittadina di Thun con le Alpi sullo sfondo vista dalla cima di un tetto. La precisione della rappresentazione è tale da reggere perfettamente il confronto con una foto panoramica attuale scattata dallo stesso punto.

Il dipinto è navigabile in alta risoluzione a questo indirizzo. Vi sorpenderete nella scoperta dei dettagli: dalla famiglia che guarda il pittore da un abbaino alle lavandaie sulla riva del fiume, fino ai gatti che lottano sui tetti.

Due anni prima Louis Dumoulin ha dipinto una tela lunga 110 metri con la rappresentazione della battaglia di Waterloo, ancora esistente ed esposta presso il memoriale nell’omonima località belga. Potete esplorare il dipinto qui.

È andato perduto, invece, il panorama di Palermo disegnato dal celebre artista tedesco Karl Friedrich Schinkel nel 1808. Della veduta, realizzata dalla terrazza del convento del Cappuccini ed esposta in seguito a Berlino, rimane solo un’incisione circolare creata per l’opuscolo illustrativo con la stessa prospettiva da sott’in su che si usava per le quadrature e la decorazione delle cupole.

Parte del ciclorama è visibile in alcune viste parziali tratte dallo stesso punto di vista.

Risale al 1816 il panorama di Milano in piccolo formato realizzato dal cartografo svizzero Heinrich Keller dal tetto del Duomo. In questo caso l’autore ha evidenziato solo le architetture più rilevanti. In questa pagina potete visionarlo in alta risoluzione.

Lo stesso tipo di mappa a 360° è stata disegnata da Keller nel 1820 dalla cima del monte Rigi, in Svizzera. Anche in questo caso non si tratta di un grande ciclorama ma di una rappresentazione per lo studio del territorio.

Tra il 1818 e il 1819 lo statunitense John Vanderlyn ha realizzato a New York il ciclorama dei giardini di Versailles, grazie a una serie di schizzi disegnati durante un viaggio in Francia di qualche anno prima.

Uno dei più grandi ciclorami, realizzato dall’olandese Hendrik Willem Mesdag nel 1881, si trova a L’Aia e rappresenta la vista del villaggio di Scheveningen da una duna di sabbia sul mare. Dell’immensa tela (alta 14 metri e lunga 120) van Gogh dirà: “Il Panorama Mesdag è la più bella sensazione della mia vita. Ha solo un piccolo difetto che è la sua mancanza di difetti”.

Nel frattempo prende piede la fotografia e il panorama viene realizzato attraverso l’unione di più scatti consecutivi come questa veduta a 360° dell’Università di Cornell, in USA, realizzata nel 1902 (per vederla meglio cliccate sull’immagine).

Se il genere vi appassiona, potete trovarne più di 4200 sul sito della Biblioteca del Congresso.

Ma l’interesse per i ciclorami è destinato a finire presto. Con la nascita del cinema, alla fine dell’Ottocento, le grandi vedute cilindriche appaiono improvvisamente piatte e immobili e il genere si estingue.
Negli ultimi decenni, tuttavia, ne è stata recuperata l’idea di fondo: quella di far muovere l’osservatore in un ambiente illusionistico. Tutto questo oggi avviene con le mostre immersive o con visori di realtà virtuale, ma anche con le foto panoramiche che possiamo vedere sullo smartphone o al computer.

Certo, i ciclorami dipinti nell’Ottocento erano anche opere d’arte… ma nel nostro piccolo possiamo provare a creare un bel panorama anche con il cellulare. Non solo, navigare in tutti quelli realizzati da professionisti può diventare un’esperienza culturale e didattica imperdibile. Quelle di 360visio, in particolare, sono di un qualità eccezionale (è loro la foto del lago in apertura). Questa del Duomo di Milano è una delle mie preferite!

Potete visitarle dal loro sito o dalla pagina Facebook scegliendo tra centinaia di interni monumentali.

Sì, lo so, non è la stessa cosa che recarsi sul posto ma è perfetto quando si tratta di una città molto lontana o quando non è possibile viaggiare. D’altra parte, se c’è una cosa che abbiamo imparato da questo lungo anno di limitazioni è proprio questo: il digitale non può sostituire le esperienze reali ma offre possibilità che il reale non può dare, mettendo tutto il mondo sul palmo della nostra mano.

 

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10 Risposte

  1. Piera ha detto:

    A Lucerna c’è lo straordinario Panorama Bourbaki (https://www.bourbakipanorama.ch/), da visitare e ammirare. Complimenti per questo articolo e per quelli precedenti. Cari saluti. Piera

  2. luisa ha detto:

    Ciao Emanuela. Grazie per aver postato questa modalità di viaggio virtuale che ci permette di visitare monumenti e paesaggi in giro per il mondo. Ti confesso che questa settimana sono entrata per la prima volta, dopo tanti mesi di chiusura, in una mostra di quadri ed è stato come ricominciare nuovamente ad apprezzare l’arte dal vero…sensazione impagabile, ma anche questa modalità virtuale che hai condiviso è interessante.
    Ci ritroviamo domani al Webinar dalla piattaforma Zanichelli. Un abbraccio.

  3. marcello ha detto:

    ma se faccio una foto 360, e voglio creare un museo virtuale con foto 360, cosa posso utilizzare?

  4. anna ha detto:

    Come sempre sei meravigliosa con le tue spiegazioni esposte in modo chiarissimo perché frutto di una vasta cultura , perciò grazie per mettere a disposizione di tutti la tua preparazione.

  5. Marino Calesini ha detto:

    Che meraviglia grazie.

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