Il mondo a colori di Mary P. Merrifield

Quella di questa signora inglese dell’Ottocento è una storia affascinante. L’ho scoperta leggendo La donna che amava i colori, il libro di Giovanni Mazzaferro con le 39 lettere scritte da Mary Merrifield (1804-1889) al marito durante il suo viaggio in Italia.

copertina Merrifield

Ma che ci faceva la Merrifield lontano da casa, in giro per il nord Italia?
Diciamo che era una specie di inviato speciale: il suo compito era quello di studiare per conto del governo inglese i trattati sulla pittura scritti dai grandi maestri per dare nuovo slancio all’arte britannica, nel momento in cui occorreva rifare gli affreschi del palazzo di Westminster andati persi con l’incendio del 1834.

La nostra svolge il suo mandato alla perfezione e di ritorno dal viaggio (avvenuto tra il 1845 e il 1846) pubblica il suo Original Treatises on the Arts of Painting (1849), un trattato sui trattati, una raccolta unica sulle tecniche e sui colori.

Ma quello che più mi ha conquistata di tutta la vicenda di Mary è la sua figura: una donna intelligente, acuta, pragmatica; interessata agli aspetti scientifici dell’arte più che a quelli espressivi e iconografici.
Non solo, la raccolta delle sue lettere restituisce un personaggio da romanzo che osserva e descrive ogni cosa con la stessa meticolosa attenzione che mette negli studi: dai paesaggi attraversati alle malattie più diffuse nelle varie città, dai mercati alle pietanze, dalla potatura degli alberi all’architettura delle case. E così scopre la polenta (“una sorta di pudding fatto col mais”) e i grissini (“bastoncini sottili lunghi mezza iarda”). E passa senza soluzione di continuità  da considerazioni sull’uso dell’olio da parte di Tiziano alla preoccupazione per la gengivite del figlio rimasto in Inghilterra, dai dettagli di un manoscritto al nuovo cappello comprato da Charles, il figlio maggiore partito con lei.

Di lettera in lettera entri nella vita privata di Mary, ritrovi il linguaggio della Brontë in Cime tempestose, scopri le modalità del suo viaggio con lettere di presentazione per i notabili di ogni città e gli appuntamenti nelle biblioteche per visionare e copiare i manoscritti. E ti intenerisci al puntuale elenco degli acciacchi che la accompagnano: un giorno ha il mal di testa, un giorno il prurito per le pulci, poi nausea, poi congestioni, poi insonnia. Insomma un tuffo nella quotidianità di questa coraggiosa quarantenne in giro tra Torino, Milano, Bergamo, Verona, Padova, Venezia e tante altre città.

Ma tutto passa al momento dei saluti. La formula di rito è sempre la stessa: “Ricorda, mio carissimo marito, che sono sempre la tua affezionatissima moglie”. Un monito affettuoso, ma non meno assertivo.

Quando l’ho cominciato pensavo che avrei letto un saggio di storia dell’arte e invece ho accompagnato una donna straordinaria lungo le tappe di un lungo viaggio lasciandomi deliziare dal fiume in piena del suo racconto. Una studiosa talmente eclettica che anni dopo si dedicherà allo studio delle alghe diventando un luminare in materia.
Ma, come si dice, questa è un’altra storia…

 

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9 Risposte

  1. Rosanna Renna ha detto:

    Didatticarte è stata la scoperta più stimolante per la mia professione, sempre nuove idee e stimoli per migliorare la didattica.
    Non vedo l’ora di leggere il libro.

  2. francesca ha detto:

    grazie mi stimoli a leggere il libro. buon lavoro

  3. Marino Calesini ha detto:

    Interessantissimo ! Penso proprio che me lo leggo. Grazie

  4. Luisa ha detto:

    Ciao Emanuela, è un po’ di tempo che volevo chiederti un parere sui romanzi storici, biografici e spesso fantasiosi sulla vita di artisti. Ho letto romanzi della Vreeland, Chevalier, Lapierre e altri ancora. Non sono sempre fedeli ai fatti storici, ma spesso sono appassionanti e coinvolgenti…tu cosa ne pensi?
    Grazie per la tua attenzione. A presto.

    • Ciao Luisa, penso che vadano presi per quello che sono: romanzi. Quindi, anche se basati su fatti reali o verosimili, andrebbero gustati senza la pretesa di usarli per comprendere meglio il lavoro dell’artista. Il Codice da Vinci, tanto per dirne uno, è appassionante, ma sulle opere di Leonardo lavora molto di fantasia. Il rischio è solo per i lettori più giovani o sprovveduti: con i miei alunni ho fatto fatica a smontare certe idee che si erano fatti da questo genere letterario.

  5. Enrica Caterina Corà ha detto:

    Grazie! come sempre strepitosa!

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